Iran, gli Usa non attaccano ma aumentano la presenza nell’area
Marco Guerra – Città del Vaticano
"Nessuno mi ha convinto. Mi sono convinto da solo. Ieri erano previste oltre 800 impiccagioni. Non hanno impiccato nessuno. Questo ha avuto un grande impatto", Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto così ai reporter che gli chiedevano se sono stati dirigenti arabi e israeliani a convincerlo a non attaccare l'Iran.
Le pressioni diplomatiche
Prima però la Casa Bianca aveva fatto sapere che tutte le opzioni restano aperte e secondo i media americani gli Stati Uniti preparano l’invio di più forze in Medio Oriente. Oltre la portaerei Lincoln, saranno trasferiti anche sistemi di difesa aerea. Il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi, ha accusato gli Stati Uniti di ingerenze definite illegali e distruttive negli affari iraniani. Sempre sul fronte diplomatico, il Cremlino ha annunciato che il presidente Vladimir Putin ha parlato con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Quest'ultimo aveva parlato con Donald Trump giovedì, chiedendogli, secondo il New York Times, di non intervenire militarmente. Anche Arabia Saudita, Qatar e Oman avevano avvertito Trump del rischio di "gravi ripercussioni per la regione", secondo un alto funzionario saudita intervistato dall'AFP. Ieri Trump e Netanyahu hanno avuto un secondo colloquio telefonico sull'Iran.
La violenza spegne le proteste
Intanto, a distanza di tre settimane dall'inizio delle manifestazioni, il movimento di protesta iraniano sembra rallentare, dopo i colpi durissimi della repressione. Le forze di sicurezza restano presenti nelle strade di Teheran dove non si segnalano violenze da quattro giorni. I droni sorvolavano la città, come segnalato dai residenti. Per la prima volta, venerdì le autorità hanno dato un dato sugli arresti, circa 3.000; molto più drammatico il bilancio fornito dalle varie Ong che oscillano tra 3.000 ai 5.000 morti e almeno 20.000 arresti. Secondo indiscrezioni di stampa il blocco dell’accesso a internet durerà fino a fine marzo; attivisti iraniani citati dal The Guardian sostengono invece che Teheran sta pianificando la connessione on line solo per individui controllati dal governo.
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