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Il presidente francese Macron al Forum economico mondiale di Davos Il presidente francese Macron al Forum economico mondiale di Davos

Al Forum economico si riaccende la tensione tra Ue e Usa

In Svizzera sono riuniti esponenti di primo piano della politica e dell'economia internazionale per discutere delle questioni più urgenti che il mondo si trova ad affrontare. Al centro dei discorsi, nei primi giorni dell’incontro, i dazi e i rapporti tra Stati Uniti ed Europa. “Assistiamo a una guerra civile commerciale all'interno dell'Occidente”, commenta Mireno Berrettini, docente di Storia delle Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica

Gianmarco Murroni - Città del Vaticano

Le tensioni tra Ue e Usa non sono state sopite, nonostante gli accordi del luglio scorso che avevano segnato una tregua temporanea nel rapporto transatlantico. Anzi, le parole di questi giorni evidenziano come probabilmente siamo di fronte a uno dei punti più bassi nelle relazioni tra Europa e Stati Uniti. È l’analisi di Mireno Berrettini, professore ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica, commentando i primi giorni del Forum economico mondiale di Davos, l’evento che riunisce in Svizzera esponenti di primo piano della politica e dell'economia internazionale. Al centro dei discorsi, nei primi giorni dell’incontro, i dazi e i rapporti tra Ue e Usa: “Il Presidente degli Stati uniti utilizza l'arma economica e la minaccia dei dazi come strumento di politica estera, peraltro alzando molto il livello della tensione - spiega Berrettini - Dunque è chiaro che si potrebbe verificare nuovamente uno scenario di guerra commerciale molto complesso, perché sarebbero dazi localizzati solo su alcuni stati e non su tutta l'Ue, ma nell'economia integrata del vecchio continente è molto difficile distinguere le provenienze dei beni che avrebbero possibili ricadute negative su tutti, sugli europei e sugli statunitensi”.

Gli accordi del luglio 2025

Berrettini definisce la situazione “una sorta di guerra civile commerciale all'interno dell'Occidente: l'Unione europea e gli Stati europei hanno delle possibilità di contromisure e i rappresentanti dei vari stati stanno in qualche maniera misurando la posizione di Washington, avvertendolo ma anche mantenendo una linea collaborativa”. Gli accordi dello scorso anno, secondo il professore Berrettini, “hanno evitato una guerra commerciale immediata, dilazionando l'introduzione di dazi altissimi che Trump aveva ventilato. È stata una tregua tattica, però ha lasciato agli Stati Uniti una leva di pressione forte e all'Europa in qualche maniera il compito di adattarsi. Anche questo è un segnale di una relazione che sta scivolando sempre di più in un piano per così dire competitivo e non cooperativo”.

Ascolta l'intervista a Mireno Berrettini

Risposta europea

Ma come può rispondere l’Ue a questa situazione? “Gli europei hanno tutta una serie di strumenti, il più famoso, quello che ha anche il nome più roboante, è il bazooka anti-coercizione che di fatto è un pacchetto di contromisure legali e commerciali che però ha anche una valenza politica. L'Unione Europea può attivare tutta una serie di impedimenti contro le aziende di paesi terzi che utilizzano procedure economicamente e commercialmente scorrette, dazi, sanzioni o restrizioni: è un modo per costringere gli altri a cambiare la linea, ma è una procedura teorica che è molto gravosa, molto costosa anche per chi la applica, ovvero per noi europei. Si parla anche della sospensione dell'accordo del 27 luglio: a quel punto si introdurrebbe di nuovo la possibilità di aumenti di tariffe doganali su tutta l'Ue, quindi la situazione è molto delicata”.

La presidente della Commissione europea von der Leyen al Forum economico mondiale di Davos
La presidente della Commissione europea von der Leyen al Forum economico mondiale di Davos

La linea Ue

Proprio il bazooka anti-coercizione è stato citato dal presidente francese Emmanuel Macron durante il suo discorso a Davos, che lo ha descritto come uno strumento potente che l’Europa non dovrebbe esitare a usare. “Il presidente Macron si fa interprete di una linea più muscolare nei confronti dell'Amministrazione americana, è una politica che altri attori del sistema internazionale come la Cina hanno mantenuto di fronte alle minacce doganali sollevate da Trump. Noi europei abbiamo risposto in maniera più amichevole e collaborativa, anche le parole della Presidente della Commissione Europea von der Leyen vanno sostanzialmente in quella direzione quando dice che gli Usa sono comunque amici e non competitor. Macron ha una posizione differente, più coerente con la tradizione di politica estera francese, però è una posizione complessa dal punto di vista diplomatico: quanti degli altri stati europei seguirebbero Macron e la Francia sostenendo questa politica più forte e più responsiva nei confronti agli Stati Uniti? Gli stessi italiani o tedeschi hanno forti legami commerciali con gli Usa, quindi una politica come il bazooka avrebbe dei costi sociali probabilmente alti”.

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21 gennaio 2026, 12:16