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Le preghiere per le vittime di Crans-Montana Le preghiere per le vittime di Crans-Montana

Svizzera, sale il bilancio delle vittime dell'incendio dell'ultimo dell'anno

È arrivato a 47 morti e 113 feriti, la maggior parte dei quali in condizioni critiche, il bilancio provvisorio della tragedia di Capodanno a Crans-Montana. Per le autorità svizzere il rogo è da imputare al fenomeno del "flashover", la propagazione rapida e violenta delle fiamme. Escluso il gesto doloso

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Avevano 20 anni in media i partecipanti alla festa organizzata per celebrare l’arrivo del 2026 nel bar “Le Constellation”, locale rinomato della località sciistisca svizzera Crans-Montana, di proprietà di una coppia francese, dove l’ingresso era consentito già dai 16 anni. Il bilancio fornito dalle autorità riferisce di 47 morti e 113 feriti, ma è da considerare ancora provvisorio date le gravi condizioni in cui versano molti dei feriti trasportati in ospedale. 

La dinamica dei fatti

La tragedia si è consumata intorno all’1.30 di notte, quando è scoppiato un incendio diffusosi secondo la modalità nota come “flashover”, cioè il passaggio veloce da un rogo localizzato a uno generalizzato, con il calore che si accumula sotto al soffitto e i gas di combustione e la temperatura che salgono molto rapidamente e che hanno trasformato, di fatto, il locale a due piani – di cui uno seminterrato nel quale si sarebbe innescato il rogo – in una vera e propria trappola. La causa del rogo non è ancora stata identificata secondo la polizia cantonale vallese: esclusa quasi subito l’ipotesi dell’atto terroristico, si è fatta strada quella secondo la quale sia stata colpa di alcune candele accese sistemate in alto in bottiglie di champagne, all’interno di un ambiente il cui soffitto era di legno. 

Le operazioni di soccorso e lo stato di emergenza

Il Consiglio di Stato del Vallese ha dichiarato lo stato di emergenza. Tutta l’area è stata transennata ed è stata imposta una no-fly zone su Crans-Montana, ma tutt'intorno, si da ieri, si sono riunite centinaia di persone per rendere omaggio alle vittime e anche alla ricerca di informazioni certe. Come spesso accade in questi casi, essendosi presto esaurita la capacità ospedaliera nel Vallese, la Commissione europea ha attivato il meccanismo di Protezione civile che consente a qualsiasi Paese del mondo di chiedere a Bruxelles in caso di emergenza: tra i primi a mobilitarsi c’è stata l’Italia, e alcuni feriti sono stati ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. In tutto sono stati mobilitati 10 elicotteri e 150 operatori per domare l’incendio.

Le difficili operazioni di identificazione

Nel bilancio si annoverano anche alcuni dispersi, tra cui 6 italiani; il procuratore generale del cantone, Beatrice Pilloud, ha dichiarato che sono state mobilitate risorse significative “per identificare le vittime e restituire i loro corpi alle famiglie il più rapidamente possibile”. Molte, infatti, sono le famiglie che rimangono incerte sulla sorte delle vittime il giorno dopo il devastante incendio di Crans-Montana: l’identificazione di 40 corpi è ancora in corso, ha dichiarato questa mattina un portavoce della polizia. Il lavoro potrebbe richiedere diversi giorni, dato l'elevato numero di vittime e lo stato dei cadaveri. Nel frattempo, le autorità sono in stretto contatto con loro e stanno anche fornendo supporto psicologico. 

Il dolore della Chiesa

Una messa in suffragio delle vittime è stata celebrata ieri sera nella chiesa del comune svizzero dal vescovo della diocesi di Sion. Le oltre 400 persone presenti, subito dopo la funzione, si sono recate sul luogo della tragedia per deporre dei fiori. Alla diocesi di Sion si è unita tutta la Conferenza episcopale svizzera. L’amministratore apostolico della diocesi di Lugano, monsignor Alain de Raemy, in un comunicato si è detto “profondamente colpito e rattristato di fronte alle terribili notizie provenienti da Crans-Montana: il grave incendio avvenuto nella notte durante i festeggiamenti per l’accoglienza del nuovo anno assume sempre di più i contorni di un’immane tragedia”. De Raemy, insieme con i vescovi emeriti Pier Giacomo Grampa e Valerio Lazzeri e con tutta la Diocesi di Lugano, ha quindi espresso “cordoglio e la solidarietà con le vittime, i feriti e le loro famiglie. Assicura la vicinanza di tutti, con il pensiero e con la preghiera, alla popolazione e alla comunità colpita, in particolare agli abitanti del settore pastorale di Crans-Montana e del Vallese, ai loro parroci e al loro vescovo, mons. Jean-Marie Lovey. Esprime anche un sentito grazie a tutti gli enti di primo intervento e alle persone che sono accorse in aiuto e ancora sono chiamate a prestare soccorso ai feriti, ai sopravvissuti e ai famigliari”.

Anche il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), che ha la sua sede a Ginevra, ha espresso “profondo dolore e solidarietà”. Il Segretario generale dell’organismo ecumenico, il reverendo Jerry Pillay, ha indirizzato una lettera anche al presidente svizzero Guy Parmelin, esprimendo “sincere condoglianze a nome della comunità ecumenica mondiale”.

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02 gennaio 2026, 09:17