Fedeli partecipano alla Messa celebrata al Bulevar del Río di Cali, il 16 agosto 2026, in memoria delle vittime del terremoto che ha colpito la Colombia il 10 agosto Fedeli partecipano alla Messa celebrata al Bulevar del Río di Cali, il 16 agosto 2026, in memoria delle vittime del terremoto che ha colpito la Colombia il 10 agosto  (Sergio Acero)

Colombia, giornata nazionale di preghiera dopo il terremoto

Con il motto “Con la Colombia, fino all’ultimo angolo del Paese”, la Chiesa cattolica mobilita le proprie comunità per accompagnare le persone colpite dal terremoto, coordinare gli aiuti e mantenere viva la speranza. L’iniziativa comprende una Giornata nazionale di preghiera e una campagna di raccolta fondi

Sebastián Sansón Ferrari – Città del Vaticano

La Chiesa cattolica in Colombia si è unita domenica 16 agosto in una Giornata nazionale di preghiera per le persone colpite dal terremoto dello scorso 10 agosto. L’iniziativa, promossa dalla Conferenza episcopale colombiana (CEC) e dal Segretariato nazionale di Pastorale sociale-Caritas Colombiana, ha invitato parrocchie, comunità di fede, operatori pastorali e fedeli di tutto il Paese a vivere la giornata come un momento di preghiera e di vicinanza a quanti affrontano il dolore della perdita, l’incertezza e le conseguenze dell’emergenza.


La chiesa accompagna la popolazione

Il terremoto, di magnitudo 7,4, ha provocato un bilancio che continua ad aggiornarsi: gli ultimi dati diffusi dall'Unità nazionale per la Gestione del Rischio di Disastri (UNGRD) parlano di 289 morti, cinque in meno rispetto a sabato, a cui si aggiungono 4.187 feriti e 143 dispersi. 354 persone sono state tratte in salvo. L'UNGRD spiega il minor numero di morti affermando che "le prime segnalazioni, perlopiù verbali, vengono confrontate con i registri ufficiali della Procura, dell'Istituto Nazionale di Medicina Legale e Scienze Forensi e delle agenzie di soccorso per evitare duplicazioni". Il terremoto ha inoltre danneggiato 127.557 abitazioni, distrutto 26.945 e fatto crollare 66 edifici, interessando 450 comuni in 15 dipartimenti. Di fronte a questa situazione, la Chiesa cerca di accompagnare la popolazione non soltanto attraverso la preghiera, ma anche con la presenza delle proprie comunità e il coordinamento delle risorse necessarie a rispondere ai bisogni che emergono nei territori colpiti.

Le persone sfollate a causa del terremoto trovano rifugio presso il centro di accoglienza temporaneo Coliseo Cubierto a Quibdo, in Colombia, il 16 agosto.
Le persone sfollate a causa del terremoto trovano rifugio presso il centro di accoglienza temporaneo Coliseo Cubierto a Quibdo, in Colombia, il 16 agosto.   (JUAN DAVID DUQUE)

“Con la Colombia, fino all’ultimo angolo del Paese”

Ed è proprio con il motto “Con la Colombia, fino all’ultimo angolo del Paese” che la Giornata nazionale di preghiera ha invitato le comunità a pregare per quanti hanno perso la vita, per le loro famiglie, per i feriti e gli sfollati e per chi è ancora alla ricerca dei propri cari. La preghiera è stata rivolta anche a quanti si trovano in prima linea nell’emergenza: soccorritori, personale sanitario, volontari e tutte le persone impegnate nelle operazioni di ricerca, salvataggio, assistenza e accompagnamento. La Conferenza episcopale ha messo a disposizione delle comunità un sussidio per la preghiera e alcune indicazioni liturgiche per le celebrazioni. Il materiale propone di vivere questo momento come espressione di comunione ecclesiale e occasione di consolazione e speranza davanti alla sofferenza di tante famiglie. La giornata raccoglie anche la vicinanza espressa da Papa Leone XIV al popolo colombiano. Il Pontefice ha chiesto al Signore di concedere alle persone colpite dal terremoto "i doni della fortezza spirituale e della speranza cristiana".


“Oggi abbiamo bisogno di essere vicini”

In un messaggio rivolto al popolo colombiano, monsignor Francisco Múnera Correa, arcivescovo di Cartagena e presidente della Conferenza episcopale della Colombia, ha espresso la vicinanza della Chiesa e ringraziato per le manifestazioni di solidarietà giunte da altre Conferenze episcopali e da organizzazioni nazionali e internazionali. Il presule ha sottolineato come la risposta cristiana alla sofferenza debba tradursi in una presenza concreta accanto a quanti stanno affrontando l’emergenza. "Oggi abbiamo bisogno di essere vicini: vicini alle famiglie che soffrono, vicini a chi ha paura e vive nell’incertezza, vicini a chi cerca i propri cari, vicini a quanti lavorano instancabilmente per salvare vite", ha affermato. L’invito dell’episcopato è dunque ad accompagnare, servire e mettere le capacità delle comunità e delle istituzioni ecclesiali al servizio di chi ne ha maggiormente bisogno. La preghiera diventa così parte di una più ampia risposta pastorale e solidale, volta a raggiungere i territori colpiti e ad accompagnare le persone nelle loro necessità materiali e spirituali.

La campagna di solidarietà

La campagna promossa dalla Conferenza episcopale e da Caritas Colombiana intende mettere al centro della risposta della Chiesa le voci delle persone colpite e di quanti le accompagnano nei territori. Sacerdoti, religiosi e religiose, operatori pastorali, volontari e comunità possono condividere le necessità incontrate e le iniziative messe in campo nelle diverse zone. L’obiettivo è favorire il coordinamento tra le diverse circoscrizioni ecclesiastiche e gli altri soggetti impegnati nell’emergenza, tra cui l’Associazione delle Banche alimentari della Colombia (ABACO), mettendo in comune le capacità della Chiesa ed evitando che le comunità maggiormente colpite rimangano isolate, soprattutto nelle aree in cui le difficoltà nelle comunicazioni impediscono ancora di avere un quadro completo dei danni. Accanto alla preghiera e all’accompagnamento pastorale, la Chiesa ha avviato una campagna nazionale di raccolta fondi per sostenere le persone e le famiglie colpite. Il Segretariato nazionale di Pastorale sociale-Caritas Colombiana ha attivato diversi canali per raccogliere le donazioni, che saranno destinate agli interventi di assistenza realizzati attraverso il Servizio nazionale per le emergenze, sulla base delle necessità individuate nei territori. L’obiettivo è fare in modo che la solidarietà non rimanga soltanto un’espressione di vicinanza, ma si trasformi in un aiuto concreto per le famiglie che hanno perso la casa, i propri beni o i mezzi di sostentamento.

Oltre 50 chiese potrebbero essere state danneggiate

L’emergenza ha colpito anche numerosi edifici ecclesiastici. Il bilancio preliminare segnala danni a chiese, cappelle, case parrocchiali, conventi e altri luoghi della vita pastorale. Tra gli edifici colpiti figura la Cattedrale di Manizales, dove una torre è parzialmente crollata ed è rimasta inclinata sulla facciata. È stata inoltre segnalata la distruzione della chiesa del quartiere El Carmen. Nella diocesi di Pereira sono stati registrati gravi danni alla parrocchia Nuestra Señora del Carmen–Iglesia San José, il crollo della chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de Guadalupe, a Dosquebradas, e danni alla torre della chiesa parrocchiale di La Virginia. La Basilica del Señor de los Milagros di Buga presenta crepe nella cupola centrale e caduta di materiale, mentre nella Basilica Nuestra Señora de la Pobreza di Cartago è crollato il tetto della navata centrale. Nell’arcidiocesi di Popayán sono stati segnalati danni alla chiesa di Santo Domingo e agli edifici parrocchiali di El Tambo, Morales, Totoró e Caldono. A Cali, invece, il convento de La Merced ha subito il crollo della copertura del presbiterio e presenta crepe nelle pareti. Danni strutturali sono stati riscontrati anche in alcune chiese dell’arcidiocesi di Ibagué e nella casa parrocchiale di Roncesvalles. La diocesi di Jericó sta ancora valutando le condizioni di diversi edifici, tra cui la Casa de Encuentros Lisieux, la Basilica Minore di Jardín, diverse parrocchie e cappelle e il Seminario San Juan Eudes. Nella diocesi di Quibdó, una delle aree maggiormente colpite dal sisma, sono stati segnalati danni strutturali alla casa episcopale e ad alcune chiese parrocchiali. Il bilancio è ancora in fase di definizione a causa delle difficoltà di comunicazione che persistono in alcune comunità. Le circoscrizioni ecclesiastiche stanno proseguendo le verifiche e le valutazioni tecniche per stabilire l’entità dei danni e le condizioni di sicurezza degli edifici. Secondo il bilancio preliminare, le chiese colpite potrebbero essere più di 50.

Una statua di Gesù Bambino e Maria si erge di fronte a un muro crepato all'interno della Cattedrale di San Buenaventura, a seguito del terremoto del 10 agosto
Una statua di Gesù Bambino e Maria si erge di fronte a un muro crepato all'interno della Cattedrale di San Buenaventura, a seguito del terremoto del 10 agosto

La vicinanza come risposta al dolore

Al di là dei danni materiali, la Chiesa pone l’accento soprattutto sulle persone e sulle comunità chiamate ad affrontare le conseguenze della tragedia. La Giornata nazionale di preghiera vuole essere un segno di vicinanza a chi piange i propri familiari, attende notizie dei propri cari o cerca di ricostruire la propria vita dopo il terremoto. "La Colombia ha bisogno di noi uniti. Accompagniamo, serviamo e preghiamo", ha affermato monsignor Múnera, invitando la Chiesa e l’intero Paese a rispondere insieme all’emergenza. Un appello che sintetizza il percorso indicato dall’episcopato colombiano: pregare per chi soffre, accompagnare le comunità e tradurre la carità in azione concreta. Mentre proseguono le operazioni di ricerca, soccorso e assistenza, parrocchie, comunità religiose, operatori pastorali, volontari ed équipe della Pastorale sociale continuano a rimanere accanto alle popolazioni colpite.


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17 agosto 2026, 11:52