CEI, il 26 luglio in tutte le chiese colletta per il Venezuela
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
E’ l’abbraccio della Chiesa italiana a quella venezuelana, un gesto unitario che azzera le distanze, supera l’oceano e diventa segno di fratellanza. Con questo intento, il presidente della CEI, il cardinale Matteo Maria Zuppi, annuncia per domenica 26 luglio una colletta che coinvolgerà le chiese e le parrocchie di tutta Italia, in favore di quella che Papa Leone XIV, ricorda ogni giorno nelle sue preghiere come “terra amata”. “È un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di grande precarietà. Sarà anche un momento per esprimere, nella preghiera comune, la nostra vicinanza alle persone provate dalla enorme tragedia”, sottolinea il presidente della Conferenza episcopale italiana, ricordando quello scenario apocalittico che i media sembrano aver in parte archiviato.
Un nuovo bilancio
Mentre sul terreno molte squadre di soccorso internazionali stanno lasciando le zone più colpite, il bilancio delle vittime aumenta di giorno in giorno. 3.811 morti, quasi trecento in più rispetto a ieri. 16.740 feriti e ancora oltre 50mila persone che mancano all’appello, inghiottite dalle macerie. 1 milione e mezzo gli sfollati, quasi 18mila senza casa che vivono in rifugi e campi di fortuna, spesso allestiti in mezzo alla strada come hanno raccontato ai media vaticani alcuni cooperanti. “Attualmente - prosegue la nota della CEI - molte abitazioni risultano distrutte, lesionate o non sicure e a questo si aggiungono i danni a infrastrutture, scuole, strutture sanitarie e servizi essenziali. In diversi territori l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’alimentazione e alle cure mediche resta difficile. L’emergenza si inserisce in un contesto già segnato da fragilità economiche e sociali, con bisogni umanitari diffusi e una rete di servizi pubblici spesso sotto pressione”. Il cardinale Zuppi insiste sulla necessità di non lanciarsi in iniziative isolate, seppur nobili, perché il materiale o i beni inviati, potrebbe andare perduti e esorta cittadini e fedeli di tutta Italia a partecipare alla raccolta.
In collaborazione con Caritas
“Per rispondere ai bisogni materiali e spirituali, le offerte vanno convogliate attraverso i canali sicuri già attivati da Caritas Italiana, che è in contatto diretto con Caritas Venezuela per la risposta umanitaria e il coordinamento degli aiuti”, ricorda anche don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, annunciando che, “nelle prossime settimane, una nostra delegazione si recherà nel Paese per rafforzare tutte le forme di collaborazione già avviate”. “La presenza capillare della Chiesa locale - evidenzia Pagniello - consente oggi di raggiungere anche comunità difficili da intercettare, accompagnando le persone con aiuti concreti e con una prossimità che è parte essenziale della risposta”.
Tipologia di intervento
Ci sono in effetti zone montuose e impervie tra quelle interessate dal doppio sisma, che non hanno ancora ricevuto nessun aiuto. Gli interventi si concentrano in particolare sulla distribuzione di acqua potabile, la cui assenza sta provocando i primi casi di colera e la diffusione di altre epidemie, beni alimentari, kit igienici, materiali di prima necessità, medicinali, supporto sanitario, psicosociale e spirituale. Particolare attenzione - conclude la nota - viene riservata agli sfollati, alle famiglie con bambini, agli anziani, a quanti hanno patologie croniche e si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità.
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