San Paolo fuori le Mura, dalle ceneri alla rinascita
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Non fu soltanto la distruzione di una basilica. L'incendio che nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1823 devastò San Paolo fuori le Mura avvenne in uno dei momenti più delicati della storia europea. Alle spalle c'erano la Rivoluzione francese, l'età napoleonica e il tramonto dell'Ancien Régime; davanti si apriva l'incertezza di un continente chiamato a ricostruire la propria identità. Per questo, spiega padre Roberto Regoli, presidente della Fondazione Ratzinger, storico della Chiesa e docente alla Pontificia Università Gregoriana, la ricostruzione della Basilica non fu soltanto una questione architettonica, storico-artistica o conservativa, ma divenne il riflesso di un dibattito molto più ampio: come costruire il futuro a partire dalle rovine del passato.
Una lettura multidisciplinare
A poco più di due secoli da quella notte, il tema torna al centro dell'attenzione con la presentazione del volume San Paolo fuori le Mura 1823. Incendio e ricostruzione, curato da padre Regoli e Ilaria Fiumi Sermattei. L'opera raccoglie gli atti del convegno promosso dalla Basilica e dall'Abbazia di San Paolo fuori le Mura nel 2023 in occasione del bicentenario dell'incendio, proponendo una lettura multidisciplinare che unisce storia, arte, architettura, archivistica e nuove tecnologie.
Affrontare la crisi e ripartire con speranza cristiana
“Il volume è il frutto di un percorso avviato dall’arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, cardinale Harvey”, spiega padre Regoli. L'idea nacque nel 2022, anche alla luce dell'esperienza della pandemia e dell'incendio della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, per riflettere non soltanto sul significato storico della tragedia del 1823, ma anche sulla capacità di affrontare le catastrofi e ripartire nella prospettiva della speranza cristiana.
Incendio causato o casuale?
La distruzione della Basilica rappresentò infatti uno spartiacque. In poche ore il fuoco ridusse in macerie gran parte dell'antico edificio teodosiano. Ancora oggi le cause del rogo restano oggetto di discussione. La versione ufficiale dell'epoca attribuì l'incendio alla negligenza di alcuni operai impegnati nei lavori sul tetto, ma nuove ricerche stanno riaprendo il dibattito. Secondo padre Regoli, le più recenti ricostruzioni della dinamica delle fiamme renderebbero difficile spiegare la rapidità e l'estensione della distruzione a partire da un unico punto di innesco, lasciando aperta anche l'ipotesi di un'origine dolosa.
Distruzione e rinascita
La visione desolante che si presentò agli occhi dei romani il giorno successivo fu impressionante. Lo scrittore francese Stendhal descrisse le rovine della Basilica come “uno dei più grandiosi spettacoli” mai contemplati, tra colonne spaccate dal calore e travi ancora fumanti.
Eppure da quelle macerie prese avvio uno dei più grandi cantieri della Roma dell'Ottocento destinato a durare oltre cento anni. Un lavoro che attraversò il tempo del Papa Re, concludendosi nel 1931 durante il Regno d'Italia, in epoca fascista.
Il primo grande cantiere cattolico dopo la Presa di Roma
Nel 1825 Papa Leone XII lanciò attraverso l'enciclica Ad plurimas un appello ai fedeli per la ricostruzione della Basilica, che venne concepita nel rispetto dell'antica struttura e consacrata da Pio IX il 10 dicembre 1854. La rinascita di San Paolo fuori le Mura assunse presto una dimensione universale. “Fu in qualche modo il primo fundraising internazionale della storia”, osserva padre Regoli. Non solo cattolici, ma sovrani e benefattori di diverse nazioni contribuirono all'impresa. Lo zar Nicola I donò malachite e lapislazzuli, mentre dall'Egitto giunsero preziosi elementi in alabastro. Un segno concreto della centralità della figura dell'Apostolo delle genti e soprattutto della vocazione universale della Chiesa di Roma.
Emblema della Restaurazione
Secondo lo storico e presidente della Fondazione Ratzinger, l'incendio e la successiva ricostruzione riflettono inoltre il grande dibattito che attraversò l'Europa della Restaurazione. Dopo la Rivoluzione francese e l'età napoleonica, la domanda era come costruire il futuro a partire dalle rovine del passato. Il progetto della nuova Basilica si inserì in questa ricerca di equilibrio tra memoria e innovazione, dando vita a un edificio che conserva il legame con le origini cristiane ma parla al tempo stesso alla modernità.
Il volume documenta questo percorso attraverso contributi che spaziano dalla ricostruzione virtuale della Basilica precedente all'incendio allo studio e riordino delle fonti archivistiche, fino all'analisi dei rapporti tra la Chiesa e il nuovo Stato italiano. Una vicenda che, come sottolinea padre Regoli, non riguarda soltanto un monumento, ma riflette le trasformazioni religiose, culturali e politiche di un’epoca.
A due secoli dalla notte che cambiò per sempre il volto della Basilica Ostiense, la sua rinascita continua a parlare anche al presente. In un tempo segnato da guerre, crisi e profonde trasformazioni, questa vicenda ricorda come dalle rovine possa nascere un futuro nuovo, illuminato dalla forza della speranza cristiana.
Come l’araba fenice
Dalle ceneri della distruzione emerse una nuova pagina della storia della Chiesa, della fede, dell’arte e della collaborazione internazionale: esempio di trasformazione di una tragedia in un segno concreto di rinascita. Come scrisse infatti il Beato Cardinale Ildefonso Schuster che fu abate dell'Abbazia di San Paolo: “L'Abbazia risorse come l'araba fenice dalle sue ceneri: più bella e più sontuosa di prima”.
La presentazione alla Gregoriana
La presentazione del volume si terrà lunedì 15 giugno nel pomeriggio presso la Facoltà di Storia e Beni culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana. Dopo i saluti del decano della Facoltà, padre Paul Oberholzer, S.I., dell'arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, il cardinale James Michael Harvey, e dell'abate dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura, don Donato Ogliari, OSB, interverranno Pierangelo Gentile dell'Università di Torino e Alessandra Rodolfo dei Musei Vaticani. Modererà Ottavio Bucarelli, direttore del Dipartimento dei Beni culturali della Chiesa della Gregoriana.
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