Manipur, il funerale di una delle vittime degli scontri Manipur, il funerale di una delle vittime degli scontri

India, in Manipur le preghiere per la pace e la riconciliazione

Nello Stato indiano nord-orientale, nei giorni scorsi, la comunità cattolica si è riunita per ribadire l’importanza di ulteriori sforzi per arrivare alla pacificazione in una regione devastata dalle violenze etniche

di Paolo Affatato

La preghiera e ogni possibile sforzo di dialogo per aiutare il Manipur a uscire dalla crisi e dall’instabilità: è questo l’atteggiamento della comunità cattolica nello Stato del Nordest dell’India, dilaniato dal 2023 da un conflitto interetnico che prima ha coinvolto i due gruppi Kuki e Meitei e che ora interessa anche i Naga, il terzo gruppo che compone la popolazione dello Stato. Mentre nel Manipur si registra una fase di altissima tensione sociale, segnata dalla “crisi degli ostaggi” – un’ondata di reciproci sequestri di persone da parte dei Kuki e dei Naga – la comunità cattolica, che accoglie al suo interno credenti appartenenti a tutti e tre i gruppi in conflitto, il 31 maggio scorso ha voluto vivere una speciale giornata di preghiera per la pace.

Rosario e Adorazione per arrivare alla pace

Oltre 300 fedeli, delle diverse etnie, si sono riuniti nei giorni scorsi nella parrocchia di Santa Maria a Punanamei, nell’arcidiocesi di Imphal, per invocare la pace tramite la preghiera del Rosario e l’Adorazione. «Abbiamo messo la nostra comunità del Manipur sotto la protezione di Maria, invocando riconciliazione e armonia per la nostra gente», ha raccontato il salesiano padre Athili Martin, nuovo parroco, che ha esortato i fedeli a diventare testimoni di pace e ha guidato una speciale Adorazione eucaristica, implorando «la grazia di Dio per la giustizia e la pacificazione». L’iniziativa di preghiera è stata incoraggiata dall’arcivescovo di Imphal, Linus Neli, che ha invitato i cattolici di tutta l’arcidiocesi a unirsi in preghiera per «guarire le ferite, scacciare l’odio e costruire una pace duratura nel Manipur», chiedendo «il soffio dello Spirito Santo per guidare le persone sul cammino della verità e della pace».

La preghiera per la riconciliazione

La giornata di preghiera per la pace ha rispecchiato il costante impegno della comunità cattolica nel sostenere gli sforzi di riconciliazione e ha costituito un esempio di guarigione delle relazioni interetniche: i presenti hanno pregato non solo per la fine della violenza, ma anche per il ripristino della fiducia reciproca tra le comunità in conflitto. L’incontro si è concluso con preghiere per tutte le vittime della violenza e affinché i leader civili, sociali e religiosi, a ogni livello, si adoperino per una pace giusta e duratura nel Manipur.

Le nuove violenze

Lo Stato dell’India nordorientale è teatro di rinnovate tensioni dalla metà di maggio, in seguito a nuovi episodi di violenza, come l’uccisione di tre pastori battisti e il sequestro di ostaggi. Il 13 maggio, in un’imboscata nel distretto di Kangpokpi, sono stati uccisi tre leader religiosi della comunità Thadou Baptist Association, di etnia Kuki. Subito dopo l’agguato, gruppi armati delle fazioni Kuki e Naga hanno iniziato a sequestrare reciprocamente decine di civili per ritorsione. I disordini hanno sconvolto la vita quotidiana in diverse aree, causando blocchi stradali, restrizioni alla circolazione e gravi disagi per molti residenti.

Gli appelli dei leader religiosi

In una situazione di violenza diffusa, i leader religiosi hanno ripetutamente sottolineato l’importanza del dialogo, della comprensione reciproca e della convivenza pacifica tra le diverse comunità dello Stato, adoperandosi direttamente per la mediazione. Attualmente, infatti, la crisi degli ostaggi è in una fase di stallo: l’organizzazione United Naga Council tiene in custodia 14 uomini Kuki, mentre questi ultimi hanno sequestrato sei civili Naga che risultano ancora scomparsi. Le trattative per sbloccare questo scambio incrociato stanno incontrando forti resistenze, che i leader religiosi cristiani delle diverse denominazioni stanno cercando di superare.

Necessarie uguaglianza e giustizia

Una delegazione composta da alti rappresentanti del Council of Baptist Churches in Northeast India e della Manipur Baptist Convention ha incontrato il primo ministro dello Stato per coordinare corridoi di sicurezza e si è recata personalmente nei territori controllati dalle milizie per chiedere il rilascio immediato degli ostaggi per motivi umanitari. L’appello per il rilascio è stato condiviso anche dall’arcivescovo di Imphal, monsignor Linus Neli che sostiene costantemente iniziative di preghiera e l’impegno per la pace: questa, ha detto all’agenzia Fides, «non si otterrà costruendo muri di separazione etnica o riarmando i gruppi», ma solo «riattivando il dialogo e procedendo su un percorso di uguaglianza e giustizia». Organizzazioni laiche cattoliche come la All Manipur Catholic Union, la Manipur Catholic Women Organisation e la Manipur Catholic Youth Organisation collaborano attivamente, organizzando incontri per rigettare ogni forma di violenza e promuovere la coesistenza pacifica.

Dall'inizio del conflitto, il bilancio delle vittime ha superato i 250 morti ufficiali e i 60.000 sfollati, molti dei quali vivono ancora in condizioni precarie nei campi profughi.

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03 giugno 2026, 14:50