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I nove salesiani martiri che saranno beatificati I nove salesiani martiri che saranno beatificati 

Beati i salesiani martiri che Wojtyla aveva conosciuto da giovane

In Polonia, nove religiosi assassinati dai nazisti durante la Seconda Guerra mondiale salgono agli altari il 6 giugno al Santuario di S. Giovanni Paolo II a Cracovia. Non casuale il luogo della celebrazione: da ragazzo il futuro Giovanni Paolo II assistette all'arresto di alcuni di loro, rimanendo segnato dalla loro testimonianza

di don Łukasz Bankowski

Don Jan Świerc, Don Ignacy Antonowicz, don Karol Golda, don Włodzimierz Szembek, don Franciszek Harazim, don Ludwik Mroczek, don Ignacy Dobiasz, don Kazimierz Wojciechowski e don Franciszek Miśka. Sono questi i nomi dei nove sacerdoti salesiani uccisi nei campi di concentramento nazisti tedeschi di Auschwitz e Dachau tra il 1941-1942. Dopo che Leone XIV aveva approvato il decreto sul martirio il 24 ottobre 2025, è giunto per loro il momento di salire agli altari. Domani alle 10, ora di Cracovia, sarà lo stesso cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, a presiedere la solenne Messa di beatificazione nel Santuario di S. Giovanni Paolo II della città polacca.

Un'immagine del giovane Karol Wojtyla
Un'immagine del giovane Karol Wojtyla

Il coraggio oltre la persecuzione

I futuri beati erano coinvolti in attività pastorali ed educative, ma dopo lo scoppio della Seconda Guerra mondiale per loro scattò l’arresto solo perché sacerdoti cattolici. Non avevano partecipato ad attività politiche o militari e tuttavia, il regime nazista considerava il loro ministero una minaccia. Anche rinchiusi nei campi di concentramento i nove salesiani rimasero fedeli alla loro vocazione, resistendo alla fame, alle umiliazioni e alla tortura, continuando a sostenere i compagni di prigionia, a pregare e a testimoniare la loro fede. Il loro martirio fu riconosciuto dalla Chiesa come morte in odium fidei, in odio alla fede.

Un luogo legato a Giovanni Paolo II

La beatificazione nel Santuario di S. Giovanni Paolo II, nel Quartiere Mar Bianco di Cracovia, ha un profondo significato storico e spirituale. Il giovane Karol Wojtyła, che visse a Cracovia nel quartiere Dębniki durante la guerra, fu testimone dell'arresto di sei dei nove salesiani. I tedeschi li deportarono poi nel campo di concentramento di Dachau e quella esperienza segnò la vita del futuro Papa, divenne uno degli eventi che influenzarono la scelta di diventare sacerdote. “Credo fermamente che la vocazione sacerdotale di S. Giovanni Paolo II sia nata anche dal loro martirio”, ha affermato il cardinale Metropolita di Cracovia Grzegorz Ryś. Per il porporato il giovane Wojtyła sperimentò in quei frangenti cosa significhi la mancanza di sacerdoti e quale grande perdita per la comunità della Chiesa sia privare i fedeli dei loro pastori. “Questa beatificazione - ha fatto eco gli organizzatori della cerimonia - è un riconoscimento pubblico della loro dedizione a Dio, che si è rivelata più forte della violenza, della paura e della morte. Nella realtà dell'odio totalitario, sono rimasti fedeli a Cristo, alla Chiesa e alla loro vocazione salesiana fino alla fine”, hanno sottolineato gli organizzatori delle celebrazioni.

Preghiera per le nuove vocazioni

Il metropolita di Cracovia ha auspicato che la beatificazione sia non solo il celebrare degli eroi della fede, ma anche una preghiera per le nuove vocazioni sacerdotali e religiose: "Diventi la nostra grande preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose, ne abbiamo tanto bisogno oggi! Sarebbe bello sapere che la testimonianza di questi nove martiri sia un invito per altri a seguirli".

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05 giugno 2026, 13:22