Ucraina, l'impegno di Caritas per aiutare gli sfollati al confine col Belarus
Svitlana Dukhovych - Città del Vaticano
C’è un amaro paradosso nel modo in cui gli ucraini lasciano i territori occupati dalla Federazione Russa per raggiungere quelli controllati dal governo di Kyiv: invece di attraversare direttamente il confine, sono costretti a passare attraverso la Russia e la Belarus. Migliaia di chilometri di viaggio, procedure e ore di controlli conducono infine al valico di frontiera di Mokrany–Domanove (regione di Volyn, al confine con la Belarus) dove oggi è attivo l’unico corridoio umanitario per cittadini ucraini. Quando finalmente arrivano in Ucraina, sono stanchi, provati e hanno bisogno di sostegno.
Il supporto di Caritas
Una delle organizzazioni umanitarie che li aiuta è Caritas Ucraina, attiva sul posto da febbraio 2025. «Il nostro lavoro nasce dai bisogni delle persone e dalle condizioni in cui arrivano», ci spiega Hryhorii Seleshchuk, vicepresidente di Caritas Ucraina. «All’inizio si trattava di esigenze molto concrete: le persone arrivavano al confine senza possibilità di proseguire il viaggio e senza mezzi di trasporto. Abbiamo quindi organizzato gli spostamenti, soprattutto per anziani soli e persone con mobilità ridotta, che non hanno risorse per affrontare da sole le difficoltà logistiche. Spesso il viaggio dai territori occupati dura tre, quattro o anche cinque giorni, con numerosi cambi di mezzo. È un percorso lungo e molto faticoso. Per noi era fondamentale rispondere a questi bisogni nel rispetto della dignità delle persone, affinché si sentissero accolte e riconosciute».
Tragedie umane lungo il confine
Seleshchuk racconta che, con il tempo, sono emerse anche altre necessità. Ad esempio, molte persone non avevano denaro per acquistare i biglietti necessari a proseguire il viaggio all’interno dell’Ucraina. Per questo motivo, venivano loro comprati i biglietti. Inoltre, l’attesa per treni o autobus poteva durare tre, cinque o anche sette ore: in quel tempo era importante offrire un pasto caldo o qualcosa da mangiare, affinché le persone potessero avvertire almeno un minimo di sostegno e accoglienza. «C’è stato il caso di una donna che è riuscita a lasciare il territorio occupato con due figli di 14 e 16 anni», racconta. «Lì era morto suo marito e tutti i documenti erano stati distrutti. È arrivata qui solo con i suoi figli, senza sapere cosa fare dopo, dove andare, senza documenti, senza nulla». In questi casi, i case manager e i consulenti di crisi di Caritas trovano un luogo di accoglienza per queste persone. Offrono inoltre consulenza legale, utile per avviare il recupero dei documenti e la ricerca negli archivi in Ucraina, così da poter confermare l’identità e permettere alle persone di proseguire il loro percorso.
Un supporto psicologico
«Offriamo anche supporto psicologico», sottolinea il vicepresidente di Caritas Ucraina, «perché molto spesso le persone arrivano in uno stato di forte ansia, disorientate e confuse. Alcune non si trovavano da anni, già prima del 2022, in un territorio controllato dal governo ucraino. Sappiamo inoltre che, per raggiungere il confine, hanno dovuto affrontare vari tipi di controlli e procedure di filtraggio. Arrivano quindi in condizioni di grande tensione e paura. Per questo il sostegno psicologico è fondamentale». Al valico di Mokrany–Domanove, Caritas Ucraina lavora in stretta collaborazione con l’Ufficio del Mediatore (Ombudsman). «Attraverso questa rete arrivano numerose segnalazioni di persone vulnerabili, bisognose di assistenza medica o con mobilità ridotta, — spiega Seleshchuk —. Prendiamo in carico questi casi, aiutiamo a trovare un alloggio e ad accedere ai servizi di cui hanno bisogno in Ucraina. Forniamo anche un sostegno economico iniziale, affinché le persone abbiano almeno un minimo di risorse per coprire le prime necessità e possano riacquistare un margine di autonomia».
In un anno l'aiuto a più di 2.500 persone
Diverse organizzazioni partecipano al lavoro, e questo è fondamentale, perché i finanziamenti non sono sempre continui e simultanei. Quando un ente dispone di risorse e un altro no, si crea una sorta di passaggio di consegne e di mutuo sostegno. Anche grazie a queste sinergie, in un anno Caritas ha assistito oltre 2.500 persone. «Per un piccolo team di quattro persone è un lavoro enorme», sottolinea Seleshchuk. Martedì 19 maggio, il valico di «Mokrany–Domanove» al confine tra Ucraina e Belarus è stato visitato da una delegazione di circa 30 ambasciate, guidata dal Commissario per i diritti umani dell’Ucraina Dmytro Lubinets. Erano presenti anche rappresentanti delle Nazioni Unite, tra cui i vertici di Unhcr e Unicef. «L’obiettivo dell’iniziativa, – ha spiegato il vicepresidente – era mostrare questo percorso e le condizioni difficili delle persone coinvolte, con particolare attenzione ai bambini e ai giovani che arrivano dai territori occupati. È un tema molto importante, perché solo tra i beneficiari di Caritas si contano quasi 400 minori». È fondamentale creare meccanismi che permettano il loro rientro in Ucraina. In collaborazione con l’organizzazione Save Ukraine, Caritas Ucraina porta avanti un progetto dedicato ai ragazzi e ai bambini. «Si tratta di facilitare il loro trasferimento nelle aree controllate dal governo ucraino e di aiutarli nell’integrazione: recupero dei documenti, reinserimento nella vita quotidiana», spiega Seleshchuk. «Se vogliono proseguire gli studi o costruire il loro futuro in Ucraina, li accompagniamo in questo percorso».
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