CEI, custodire le aree interne per costruire il futuro dell'Italia
Vatican News
«Sguardi di gratitudine e di speranza per le aree interne del Paese». È questo il titolo del Messaggio per la 76ª Giornata nazionale del Ringraziamento, diffuso oggi dalla Conferenza episcopale italiana in vista della celebrazione dell’8 novembre. Nel testo, i vescovi invitano a guardare con riconoscenza e attenzione ai territori lontani dalle grandi aree urbane, definiti l’«Italia linfatica», una realtà che «non fa rumore ma tiene in vita il Paese».
Oltre le metropoli
Il documento insiste nel sottolineare come l’identità italiana non si esaurisca nelle metropoli o nei grandi poli produttivi, bensì trovi una parte essenziale della propria ricchezza nelle montagne, nelle colline, nelle città medie, nei paesi e nei borghi, luoghi dove sopravvivono relazioni umane, patrimonio culturale e risorse capaci di generare innovazione. Per questo la Cei esprime gratitudine verso chi sceglie di restare in questi territori, di investirvi e di avviare attività economiche, contribuendo non soltanto allo sviluppo del Paese ma anche alla proposta di modelli di vita alternativi rispetto ai grandi centri urbani.
Le periferie sono il centro
Particolare attenzione viene riservata all’agricoltura e all’allevamento, indicati come elementi fondamentali per la tutela del territorio e delle sue specificità culturali. I vescovi richiamano inoltre le esperienze di accoglienza dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie, che in diversi contesti contribuiscono a mantenere vive attività tradizionali altrimenti destinate a scomparire. In questo quadro viene citata anche l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, con il richiamo alla «carezza di Dio» presente nella casa comune e nei luoghi che custodiscono la memoria e la relazione con il Creatore. Era proprio il pontefice argentino ad avere a cuore le periferie: «Fa pensare il fatto che Gesù sia nato in una stalla a Betlemme e sia morto fuori dalle mura di Gerusalemme sul Calvario. Ci ricorda la “centralità” evangelica delle periferie. Mi piace ripetere che dalle periferie si vede meglio la totalità: non dal centro, dalle periferie. Partire dalle periferie non vuol dire escludere qualcuno, è una scelta di metodo; non una scelta ideologica, ma di partire dai poveri per servire il bene di tutti», diceva Bergoglio il 5 febbraio 2022, ricevendo in udienza i sindaci dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni d’Italia).
Le conseguenze di un modello omologante
Il Messaggio della Cei denuncia però le conseguenze di un modello di sviluppo ritenuto omologante, che tende a cancellare la varietà dei territori e ad accentrare investimenti e servizi. I vescovi riprendono un interrogativo già formulato da San Paolo VI nell’esortazione Octogesima adveniens sul progressivo declino della civiltà agricola e sull’esodo verso le periferie urbane. Secondo la Cei, la concentrazione delle risorse nelle aree più attrattive e l’abbandono progressivo delle zone marginali – attraverso la chiusura di scuole, presìdi sanitari e servizi essenziali – rappresentano due aspetti della stessa crisi civile, che produce disuguaglianze e impoverimento delle comunità locali.
Conservare il vero metabolismo dei territori
Nel testo trova spazio anche la riflessione pastorale maturata negli ultimi anni da alcuni vescovi impegnati sui temi delle aree interne. Dal 2021 essi si incontrano per analizzare fenomeni come lo spopolamento e la partenza dei giovani, un percorso che è sfociato in una lettera aperta al governo e al Parlamento con la richiesta di avviare un confronto condiviso sul futuro di questi territori. Per la Cei occorre superare l’idea che esista un unico modello di sviluppo e puntare invece su una maggiore interconnessione tra territori. Tra le priorità indicate figurano il sostegno all’agricoltura e all’allevamento, politiche migratorie capaci di valorizzare il contributo dei nuovi lavoratori, investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nell’istruzione, nell’accesso alla casa e nei servizi di welfare territoriale. Viene inoltre richiamata l’esperienza del Progetto Policoro, considerata un esempio di rigenerazione sociale ed economica delle comunità locali. Il Messaggio si conclude con un appello a custodire e valorizzare il patrimonio comune del Paese in modo innovativo e sostenibile. Il futuro dell’Italia, affermano i vescovi, dipenderà dalla capacità di rafforzare quelle reti di prossimità, relazioni comunitarie ed economie locali che costituiscono il «vero metabolismo» dei territori.
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