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Un'imbarcazione della Guardia Costiera spagnola traina un'imbarcazione con a bordo dei migranti verso il porto di Arguineguin, sull'isola di Gran Canaria Un'imbarcazione della Guardia Costiera spagnola traina un'imbarcazione con a bordo dei migranti verso il porto di Arguineguin, sull'isola di Gran Canaria 

Spagna, i vescovi accolgono il decreto che regolarizza 500 mila migranti

A favore della misura si sono espresse anche diverse organizzazioni ecclesiali, tra cui Cáritas, la Conferenza spagnola dei religiosi e il Dipartimento migrazioni della Conferenza episcopale spagnola. In una nota congiunta, le realtà cattoliche hanno definito la regolarizzazione “una misura di responsabilità politica, etica e sociale”, sottolineando il legame tra irregolarità amministrativa ed esclusione sociale.

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Una misura di responsabilità politica, etica e sociale. Così il Dipartimento migrazioni della Conferenza episcopale spagnola, Caritas e la Conferenza spagnola dei religiosi hanno definito la regolarizzazione straordinaria dei migranti approvata dal governo spagnolo di Pedro Sànchez. In una nota congiunta, le realtà cattoliche hanno sottolineato il legame tra irregolarità amministrativa ed esclusione sociale, evidenziando come la mancanza di uno status legale esponga molte persone a condizioni di forte vulnerabilità.

La misura del governo Sánchez

La misura si rivolge a cittadini stranieri arrivati in Spagna prima del primo gennaio 2026, che abbiano dimostrato una permanenza continuativa di almeno cinque mesi e che non presentino precedenti penali né costituiscano una minaccia per l’ordine pubblico. Le domande potranno essere presentate per via telematica a partire dal 16 aprile o in presenza, su appuntamento, dal 20 aprile, con termine fissato al 30 giugno. La permanenza sul territorio potrà essere certificata attraverso documenti nominativi verificabili, anche di natura privata. Secondo il governo, la regolarizzazione mira a far emergere il lavoro sommerso e a rafforzare il sistema economico e previdenziale. Le stime indicano un possibile incremento del Pil fino a 2,5 punti, grazie all’ingresso nel sistema formale di centinaia di migliaia di lavoratori. L’esecutivo sottolinea inoltre come la misura non produrrà un “effetto chiamata”, trattandosi di persone già radicate nel tessuto sociale ed economico del Paese. “Si tratta di riconoscere diritti, ma anche di esigere obblighi”, ha scritto Sanchez in una lettera ai cittadini, evidenziando come l’integrazione passi necessariamente attraverso lo status legale e la piena partecipazione alla vita pubblica.

Una mobilitazione civile

Il provvedimento si inserisce in una linea già seguita negli ultimi decenni: si tratta della settima regolarizzazione straordinaria dal 1986, periodo in cui diversi governi hanno consentito la regolarizzazione di circa 1,3 milioni di persone. L’iniziativa attuale trae origine anche da una mobilitazione della società civile, che aveva raccolto oltre 600.000 firme per la presentazione di un’Iniziativa legislativa popolare, sostenuta da centinaia di associazioni e realtà sociali.

La risposta della Chiesa

Nel messaggio condiviso da Conferenza episcopale spagnola, Caritas e Conferenza spagnola dei religiosi, è stato inoltre evidenziato come la condizione di irregolarità esponga le persone migranti a una forte vulnerabilità, limitando l’accesso ai diritti fondamentali e favorendo situazioni di marginalità. Secondo i dati richiamati, una parte significativa dei migranti presenti in Spagna vive in condizioni di esclusione sociale proprio a causa della mancanza di uno status legale. Per questo, la regolarizzazione viene considerata non solo uno strumento amministrativo, ma un passaggio necessario per garantire dignità, accesso ai servizi e piena partecipazione alla vita sociale. Allo stesso tempo, le realtà ecclesiali hanno richiamato l’attenzione sulle difficoltà operative del processo, chiedendo alle autorità di predisporre strumenti adeguati, garantire informazioni chiare e offrire la possibilità di presentare le domande anche in presenza, così da raggiungere tutti i potenziali beneficiari. L’obiettivo, hanno sottolineato, è evitare che proprio le persone più fragili restino escluse da una misura pensata per superare condizioni di invisibilità e precarietà.

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15 aprile 2026, 11:27