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Migranti in una casa di accoglienza mentre partecipano alla Santa Messa Migranti in una casa di accoglienza mentre partecipano alla Santa Messa 

Spagna, decreto regolarizzerà 500 mila migranti. I vescovi: atto di giustizia sociale

Una società più giusta e inclusiva, dove nessuno sia relegato nell’invisibilità: va in questa direzione il decreto reale che stabilisce la regolarizzazione, entro il 30 giugno 2026, di più di mezzo milione di persone, arrivate nel Paese in cerca di lavoro. Per il governo è “un giorno storico”, plaude la Conferenza Episcopale spagnola che insieme a 900 organizzazioni da oltre 4 anni lavora all’Iniziativa legislativa popolare in materia di immigrazione

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Oltre 500 mila migranti che attualmente si trovano in Spagna senza permesso di soggiorno, documenti e tutele, lavorando spesso nell’anonimato, e per lo più affidati alla cura della Chiesa, da oggi potranno vivere in modo stabile e regolare, secondo quanto sancito dal real decreto emanato del governo Sanchez, che verrà approvato con procedura d’urgenza.  Plaudono i vescovi, le associazioni civili, le Ong mentre l’opposizione attacca: “Il premier vuole solo sostituire gli spagnoli”. In questi anni, sono state le persone arrivate nel Paese con un permesso regolare, per lo più da America Latina e Europa non comunitaria, ad aver oliato la macchina dell’economia spagnola, finalmente in crescita. La notizia del decreto arriva nello stesso giorno in cui vengono pubblicati i dati sull’occupazione, anch’essi più che incoraggianti. Per la prima volta dal 2008 il tasso di disoccupazione in Spagna è sotto al 10 per cento, con 605.400 nuovi occupati nel 2025.

I requisiti per la regolarizzazione

Ad annunciare la misura, frutto di un accordo tra Podemos e Psoe, è stata la ministra dell'Inclusione, della Sicurezza sociale e della Migrazione, Elma Saiz, spiegando che potranno fare domanda gli stranieri arrivati in Spagna prima del 31 dicembre 2025, che abbiano trascorso almeno 5 mesi nel Paese, nonché i richiedenti protezione internazionale. Altro requisito, non trascurabile, è la totale assenza di precedenti penali. I migranti che ricevono risposta positiva otterranno una residenza legale che avrà validità di un anno al termine della quale potranno accedere ai permessi previsti dal Regolamento sugli stranieri, modificato nel 2025. Entro inizio aprile chi corrisponde ai requisiti potrà iniziare così a presentare domanda. Il tutto avverrà con un meccanismo semplice per rompere le barriere burocratiche del passato, almeno questa è la promessa, e che consentirà agli stranieri di lavorare fin dal giorno dell’accettazione della domanda, in qualunque settore. Benefici per il lavoratore, dunque, ma benefici anche per le imprese. In ultimo, ma non di poco conto, il decreto permetterà di regolarizzare i figli minori delle persone che fanno domanda e solo in questo caso il permesso durerà cinque anni. “Oggi è un giorno storico per il nostro Paese, stiamo rafforzando un modello migratorio basato sui diritti umani, l'integrazione, la convivenza e compatibile con la crescita economica e la coesione sociale”, ha detto la ministra.

Un atto di giustizia sociale

Il plauso è condiviso dalla Chiesa che in una nota, pubblicata sul sito ufficiale della Conferenza episcopale spagnola, parla di “Un atto di giustizia sociale e di riconoscimento a tante persone migranti che con il loro lavoro contribuiscono da tempo allo sviluppo del Paese, pur essendo mantenute in situazione irregolare”. I vescovi insieme alla Rete di enti per lo sviluppo solidale (Redes), alla Conferenza spagnola dei religiosi (Confer), alla Caritas e ad altre 900 organizzazioni che da 4 anni lavorano all’Iniziativa Legislativa Popolare (ILP), considerano la regolarizzazione straordinaria “un complemento imprescindibile al Regolamento sull’immigrazione, in quanto offre risposta a chi non può accedere alle vie ordinarie”, di fatto una misura di responsabilità politica, etica e sociale. Il Regolamento, pur rappresentando un passo positivo, lascia infatti fuori numerosi “collettivi vulnerabili”: persone senza possibilità di dimostrare i due anni di permanenza richiesti, lavoratori che non riescono a presentare un contratto formale, richiedenti protezione internazionale respinti, famiglie con minori in situazione irregolare, adulti troppo in là con l’età, disabili, senzatetto o malati cronici.

Uscire dall'invisibilità

Secondo il IX Rapporto Foessa infatti in Spagna il 68 per cento dei migranti irregolari vive in una situazione di esclusione sociale. Stando agli ultimi dati pubblicati dalla Caritas, il 47% delle persone non ha ancora regolarizzato la propria situazione, il che vuol dire 550.000 migranti. Una cifra in costante crescita dal 2019. I vescovi spagnoli ricordano pure l’immenso lavoro di dialogo che ha portato oltre 900 organizzazioni a sostenere l’Iniziativa legislativa popolare, ovvero uno strumento previsto dalla Costituzione spagnola che consente ai cittadini di proporre nuove leggi, considerando che l’ultima sanatoria sugli irregolari in Spagna era stata decisa dal governo Zapatero nel 2005. “È giunta l’ora di compiere un passo deciso verso una società più giusta e inclusiva, dove nessuno sia relegato all’invisibilità e all’esclusione”, concludono i presuli.

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27 gennaio 2026, 17:03