"Laudato si', o mi' Signore", la sacra rappresentazione della Passione di Cristo a Fiamenga
Martina Accettola - Città del Vaticano
C'è un momento, nel cuore della Settimana Santa, in cui il tempo sembra fermarsi. Accade anche a Fiamenga, un piccolo centro alle porte di Foligno, dove la tradizione si rinnova tra fede, teatro e partecipazione popolare. In occasione del Venerdì Santo, infatti, torna la 52ª edizione della sacra rappresentazione della Passione di Cristo, uno degli appuntamenti più significativi del tempo pasquale in Umbria. Nata nel 1974, la rappresentazione ha saputo negli anni coinvolgere l’intero paese, trasformando le vie e la piazza in un grande palcoscenico a cielo aperto. Ideatore e regista del progetto è Francesco Fratini, che fin dall’inizio ha guidato l’iniziativa in collaborazione con la parrocchia di San Giovanni Evangelista, dell’unità pastorale Giovanni Paolo II. La messinscena si distingue per il suo carattere partecipativo, intrecciandosi con la tradizionale processione del Cristo Morto, che si inserisce come momento di passaggio tra i due atti del dramma. Ne nasce un’esperienza coinvolgente, capace di abbracciare l'intera cittadina, come sottolinea il regista ai media vaticani: "Prenderanno parte a questa manifestazione circa duecento persone, tra sacra rappresentazione e processione penitenziale lungo le vie del paese. La comunità svolge un ruolo principale".
Una rilettura tra tradizione e attualità
Questa edizione porta in scena Laudato si', o mi' Signore, ispirato al Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenariodel suo transito e nella memoria del dono delle stimmate. Tradizionalmente, il regista propone una rilettura originale della Passione, mantenendone il cuore evangelico: "La rappresentazione – spiega Fratini – non è mai uguale, ogni anno realizziamo un testo nuovo. Quest’anno abbiamo ridotto le scene: si parte dalla lavanda dei piedi e dall’Ultima Cena, per poi affrontare il processo davanti a Caifa e a Pilato fino alla condanna". Il dramma, in nove quadri, si collega alla Processione del Cristo Morto che, come un intermezzo, mette in dialogo i due atti. Dopo la Via Crucis lungo il paese, l’opera riprende con Gesù arrestato e condotto alla crocifissione. "Appena Cristo viene crocifisso e portato via – prosegue il regista – appare san Francesco: si avvicina alla croce, l’abbraccia e, proprio lì, riceve le stimmate".
L'Alter Christus nel secondo atto
Il legame tra Francesco e Cristo, interpretati da Fabio Pileni e Luigi Ciancaleoni, emerge in modo particolare nell’esperienza delle stimmate, ricevute nel 1224 sul Monte della Verna e segno di una profonda immedesimazione nel mistero del Calvario. Dopo la processione, la seconda parte si concentra sulla vita del Santo di Assisi, dalla predicazione agli uccelli fino all’incontro finale con Cristo risorto. "Francesco - osserva Fratini - ha rivoluzionato il concetto di amore, spogliandosi dei beni materiali e abbracciando ogni creatura, come espresso nell’ultima parte del dramma, dedicata al Cantico delle Creature". Il secondo atto si snoda attraverso una serie di quadri dedicati al Serafico: dall’incontro con i lebbrosi alla scena con il Sultano, fino alla predica agli uccelli. Culmine sono la scena del Cantico delle Creature e, nel momento della morte, l’apparizione di Gesù risorto.
Una spiritualità viva
La particolarità della sacra rappresentazione di Fiamenga risiede nella sua capacità di rinnovarsi ogni anno. I testi, i dialoghi e le scene vengono riscritti per mettere in luce, di volta in volta, temi come il perdono, la misericordia, il dolore e la speranza, avvicinandoli sempre alla sensibilità contemporanea. Si tratta di una forma di teatro religioso che conserva intatta la forza della tradizione, ma allo stesso tempo sa parlare al presente. In questo modo, la comunità non solo custodisce un’eredità culturale, ma continua a testimoniare, attraverso il linguaggio dell’arte, una spiritualità viva.
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