Il cardinale Robert Walter McElroy, arcivescovo metropolita di Washington Il cardinale Robert Walter McElroy, arcivescovo metropolita di Washington

McElroy: guerra in Iran “moralmente illegittima”, regga il cessate il fuoco

Durante la Messa della Veglia per la Pace celebrata ieri, 11 aprile, nella cattedrale di san Matteo apostolo, il cardinale arcivescovo metropolita di Washington D.C. ha invitato i fedeli a pregare affinché la cessazione delle ostilità in atto diventi una base solida per la pace in Medio Oriente

Deborah Castellano Lubov – Città del Vaticano

“Imploriamo con urgenza il nostro Dio, il Principe della Pace, affinché apra le menti e i cuori di tutti coloro che detengono il potere, perché vadano oltre i propri interessi e vedano pienamente il bene di quanti sono intrappolati in questo conflitto amaro e inutile”. Il cardinale Robert Walter McElroy, arcivescovo metropolita di Washington D.C., ha pronunciato questo appello riferendosi alla guerra in Medio Oriente durante la Messa della Veglia per la Pace che ha celebrato ieri, 11 aprile, nella cattedrale di san Matteo apostolo, nella capitale degli Stati Uniti.

L'appello di Papa Leone

Ore prima, nella Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV aveva guidato la preghiera del Santo Rosario per invocare il dono della pace. Nella sua riflessione, il Pontefice aveva invitato i leader delle nazioni a sedersi ai tavoli del dialogo e della mediazione, e non a quelli “dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”. Aveva inoltre insistito sul fatto che la Chiesa continuerà a promuovere la pace “anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo”, educando a obbedire “a Dio piuttosto che agli uomini”.


Rifiutare la via della guerra

Accogliendo l’invito del Papa, il porporato ha celebrato una Messa per la pace, la cui omelia si è inizialmente concentrata sull’armonia che il Signore dona attraverso la Resurrezione. Essa offre “l’unica bussola essenziale di cui abbiamo bisogno per le nostre vite su questa terra”, ma impone anche una responsabilità, in quanto discepoli del Signore, “di essere operatori di pace nel mondo in cui viviamo”. Tale onere, “rifiutando la via della guerra che ci attira verso la fine delle civiltà e la ricerca del dominio piuttosto che della vera pace”, è ciò che in questo momento storico pesa maggiormente su ciascun fedele.

"Una guerra immorale"

“Ci troviamo nel mezzo di una guerra immorale", ha riconosciuto McElroy. "Siamo entrati in questo conflitto non per necessità, ma per scelta. Non abbiamo perseguito con sufficiente impegno la via del negoziato fino in fondo prima di ricorrere alle armi". Ha poi riconosciuto la mancanza di obiettivi chiari, segnalando il passaggio “dall’idea di resa incondizionata al cambio di regime, al degrado degli armamenti convenzionali fino alla rimozione dei materiali nucleari”. Tra le conseguenze indicate: “l’espansione del conflitto ben oltre l’Iran, la destabilizzazione dell’economia mondiale e la perdita di vite umane”. “Ognuno di questi fallimenti politici”, ha aggiunto l'arcivescovo metropolita, “è anche un fallimento morale che, secondo i principi cattolici della guerra giusta, rende sia l’inizio di questo conflitto sia ogni continuazione moralmente illegittimi”.


"Verso una pace giusta e duratura"

Il cardinale ha poi richiamato le parole del Papa, che ha indicato nella “conversione dei cuori e delle anime” l’unico “vero cammino verso una pace giusta e duratura". Da Washington si è elevata una preghiera affinché “il cessate il fuoco regga e conduca a una base concreta per la nascita della pace in Medio Oriente”. Il porporato ha riconosciuto la “natura barbarica del regime iraniano” e “l’enorme distruzione” causata dagli attacchi statunitensi e israeliani.

"Non in nostro nome"

"Non basta dire che abbiamo pregato", ha ammonito, infine, McElroy. “Dobbiamo anche agire. Come cittadini e credenti in questa democrazia che amiamo profondamente, dobbiamo promuovere la pace presso i nostri rappresentanti e leader. È infatti molto possibile che i negoziati falliscano a causa dell’intransigenza di una o di entrambe le parti e che il nostro presidente decida di rientrare in questa guerra immorale”. “In quel momento critico, come discepoli di Gesù Cristo chiamati a essere operatori di pace nel mondo”, ha concluso il porporato, “dobbiamo rispondere a voce alta e all’unisono: No. Non in nostro nome. Non in questo momento. Non con il nostro Paese.”

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12 aprile 2026, 15:00