Il Papa: preghiamo per la pace, si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
Mettersi in ginocchio per trovare, nella preghiera, “una briciola di fede” e non arrendersi all'apparente “destino già scritto”: quello di sepolcri che non bastano più a contenere corpi annientati “senza diritto e senza pietà”. Pretendere invece di mettere in ginocchio gli altri, accecati dal "delirio di onnipotenza", dalla banalizzazione del male e dagli ingiusti profitti, fino a trascinare “persino nei discorsi di morte il Nome santo di Dio". Si staglia così, prorompente e accorata, la riflessione di Papa Leone XIV al termine del Rosario per la pace di oggi, 11 aprile, nel crepuscolo di Piazza San Pietro, che assume la coreografica rappresentazione della lotta tra il buio “di quest’ora drammatica della storia”, al cui banco vengono evocate le “inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni” e di quei tavoli in cui “si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”, e la luce del Regno di Dio, che spezza la “catena demoniaca del male”, intrecciata di droni e vendette. Con una certezza, “gratuita, universale e dirompente”, su chi avrà l’ultima parola:
Siamo un popolo che già risorge!
LEGGI LA RIFLESSIONE INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV
"La guerra divide, la speranza unisce"
Leone prende parola dopo la recita dei Misteri gloriosi, intervallati da meditazioni dei Padri della Chiesa. Una preghiera espressione di quella fede che, per bocca di Gesù, “sposta le montagne”. Ringrazia i fedeli presenti, circa 7mila in Basilica e 3mila all'esterno, e quanti uniti spiritualmente da tanti altri luoghi del mondo.
La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia.
"Niente ci può chiudere in un destino già scritto"
La preghiera, medita il Papa, non è “rifugio” per scappare dalle responsabilità, né “anestetico” per fuggire “il dolore che tanta ingiustizia scatena”. Piuttosto, è la “risposta alla morte” che invita ad alzare lo sguardo e a rialzarsi dalle macerie.
Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà.
"Mai più la guerra!"
Numerosi, i conflitti di oggi, ma non nuovi. Si rinfrescano quindi di attualità, benché drammatica, le parole dei Papi sulle guerre. Leone XIV ricorda quelle di san Giovanni Paolo II nel contesto della crisi irachena del 2003, in cui Papa Wojtyła, ricordando un’ulteriore esperienza di conflitto vissuta in prima persona, quella della Seconda guerra mondiale, esortava specialmente i giovani a dire, al pari di san Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra!”
Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità.
"Un argine a quel delirio di onnipotenza"
Lungi quindi dall’essere un atto puramente passivo, la preghiera, riflette il Papa, “educa ad agire”, congiungendo le “limitate possibilità umane” con le “infinite possibilità di Dio”. Così, pensieri, parole e opere disgregano il male, mettendosi al servizio del Regno celeste.
Un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita.
"Basta con l'idolatria di sé stessi e del denaro"
Dal sogno di un mondo “di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli”, la realtà muta in un “incubo notturno” popolato da nemici e minacce, anziché da “chiamate all’ascolto e all’incontro”.
Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.
Leone XIV cita quindi san Giovanni XXIII, che nella sua enciclica Pacem in terris, scriveva che “dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana”, e riprendendo a sua volta le parole “lapidarie” di Pio XII aggiungeva “nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra”.
"Inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni"
Le parole dei Pontefici si sommano alle “energie morali e spirituali” di miliardi di persone che ancora credono e scelgono la pace. E tra di esse, sono le voci dei più piccoli le più meritevoli di ascolto.
Ascoltiamo la voce dei bambini!
Il Papa menziona le lettere che riceve da quanti vivono in zone di conflitto, e come in esse si percepisca la “verità dell’innocenza” e la “disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio”.
Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!
"Torniamo a credere nell'amore"
A tali oneri, tuttavia, non viene meno l’intera società umana, che “ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole”. E lo fa convertendo i cuori e le menti a un "Regno di pace", costruito negli ambienti che si vivono quotidianamente, “rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro”.
Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!
"Come una roccia che si scava goccia dopo goccia"
Leone XIV si sofferma poi sulla natura della preghiera mariana del Rosario, con di fianco a lui la statua di Maria Regina Pacis, trasferita lo scorso 9 aprile in Piazza San Pietro dall’omonima parrocchia romana nel quartiere Monteverde. Sul ritmo regolare di tale orazione, che richiama a un’armonia che si fa spazio “così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento”. Tempi “lunghi della vita”, ma “segno della pazienza di Dio”.
Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite.
Citando un altro Pontefice, il suo predecessore Francesco, il Papa sottolinea il bisogno di “artigiani di pace” che agiscano con “ingegno e audacia” in quell’“architettura” nella quale intervengono le varie istituzioni della società.
"A servizio della riconciliazione e della pace"
A sottolineare l’universalità della pace, nella successione dei Misteri gloriosi sono fedeli provenienti dai cinque continenti ad accendere altrettanti lumi, attingendo la fiamma dalla Lampada della pace proveniente da Assisi. La preghiera, poi, termina, ma non l’impegno nell’orazione, che Leone XIV invita a rinnovare sulla via del ritorno a casa.
La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale.
"Siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza"
Concludendo la riflessione, il Papa cita il suo messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, dove auspicava che ogni comunità potesse diventare “casa della pace”, per mostrare che essa “non è un’utopia”.
Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza.
"Una pace nuova"
Pochi minuti prima della recita del Rosario, il Papa saluta i fedeli raccolti in Piazza San Pietro, per seguire il momento di orazione dai megaschermi. "Grazie per la vostra presenza, per aver voluto rispondere a questa chiamata", è la sincera riconoscenza espressa dal Pontefice.
Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze.
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