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La campagna di disinvestimento nel settore dell'estrattivismo minerario La campagna di disinvestimento nel settore dell'estrattivismo minerario  (@iglesiasymineria)

Disinvestire nell'estrattivismo minerario, il vescovo Ferreira: serve un nuovo paradigma

Ai media vaticani, il presule brasiliano illustra obiettivi e valori della piattaforma promossa dalla rete Iglesias y Minería, di cui è consigliere. "Non ci si può compromettere in progetti di morte, è peccato. Bisogna muoversi verso una transizione eco-sociale integrale, equa, a tutela dei popoli". Domani, 20 marzo, la presentazione nella Sala Stampa della Santa Sede con diverse testimonianze legate soprattutto all'esperienza latino-americana

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Riconoscere e denunciare le violazioni del modello estrattivista delle multinazionali e sostenere i diritti delle popolazioni locali all'autodeterminazione preservandole da ogni forma di sfruttamento indiscriminato. È quanto si impegna a fare la piattaforma per il disinvestimento dal settore minerario, che sarà presentata domani, 20 marzo, nella Sala Stampa della Santa Sede. Ad intervenire, tra gli altri ospiti, monsignor Vicente Ferreira, vescovo di Livramento de Nossa Senhora, in Brasile, e consigliere della rete Iglesias y Minería (Chiese e Miniere), che ai media vaticani anticipa gli obiettivi della campagna.

Una rete vicina ai poveri, sfruttati dalle multinazionali

"Noi in America Latina portiamo avanti un’opera di vicinanza alla gente più povera sfruttata dai progetti minerari", spiega il presule redentorista nell'intervista di don Rodrigo Rios per la redazione portoghese dei media vaticani. A Roma per una riunione di tre giorni con una cinquantina di rappresentanti di quaranta organizzazioni internazionali, il vescovo auspica che sia questa un'occasione fruttuosa per condividere "nuove proposte per la nostra gente".  Si discuterà di punti importanti per un "cambiamento globale. È un sogno - dice - perché oggi l’economia a livello planetario produce tante ferite. Questa rete ha come obiettivo prioritario quello di camminare insieme con il popolo e di essere voce profetica perché dobbiamo cambiare le strutture sociali che sono alla base. Siamo qui con la prospettiva di denunciare un sistema che uccide il nostro pianeta". In ballo c'è il disinvestimento nel settore minerario e la cessazione del finanziamento di crimini socio-ambientali che sacrificano vite umane in interi territori, producendo disuguaglianza e nuovi colonialismi. 


Uno spazio ecumenico di denuncia e proposta

La Rete Chiese e Miniere è uno spazio ecumenico, composto da comunità cristiane, équipe pastorali, congregazioni religiose, gruppi di riflessione teologica, laici, vescovi e pastori che cercano di rispondere alle sfide poste dagli impatti e dalle violazioni dei diritti socio-ambientali causati dalle attività minerarie nel contesto latinoamericano. Al centro si pone "il diritto di dire no", il diritto al consenso libero, preventivo e informato delle comunità etniche e i diritti del lavoro e sindacali dei lavoratori del settore. La persistenza di conflitti socio-ecologici, infatti, con violazioni dei diritti umani nella regione, insieme ai gravi impatti e all'impunità, portano a una situazione de facto in cui gli Stati sono ostaggio delle multinazionali, con un indebolimento di culture, consapevolezza e garanzie. Bisogna muoversi verso una transizione ecosociale integrale, si legge sul sito della piattaforma, che sia equa, e includa il riconoscimento dei diritti e una profonda conversione ecologica.


La Chiesa non può compromettersi in progetti di morte

"Il disinvestimento è un passo audace", scandisce monsignor Ferreira. "Significa che non possiamo, come Chiesa, coinvolgerci in progetti che uccidono la creazione. Sarebbe un peccato. Non vogliamo comprometterci in progetti di morte. Noi abbiamo alternative nel territorio: l’ecologia integrale, la agro-ecologia; il lavoro delle comunità nella nostra esperienza rappresenta un esempio di una economia sostenibile. Quindi il nostro compito è anche annunciare che un altro paradigma è possibile". E cita l'enciclica Querida Amazonía, in cui Papa Francesco denunciava i progetti economici estrattivi e le altre industrie che distruggono e inquinano. La rete promuove un'economia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che persegua il bene comune, includa i movimenti popolari e animi le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che scaturisce dall'incorporazione degli esclusi nella costruzione del destino comune.

Il Vangelo sprona a costruire giustizia, non distruzione

Si pone una questione etica fondamentale di fronte alla quale monsignor Ferreira è inequivocabile: "Le attività minerarie sono dappertutto. Ma è ora di cominciare a pensare altre vie ascoltando la nostra gente, i nostri territori, le comunità di pescatori, agricoltori… difendere questa gente è importante perché loro hanno la soluzione, non solo i problemi. Loro sono propositivi. In un’ottica spirituale, è lo stesso Vangelo che ci sprona a sognare un Regno di pace, di giustizia, non di guerra e distruzione. Questa è la nostra missione principale: la fraternità universale al centro della nostra attenzione. Spero che con la nostra voce e testimonianza si possa essere fedeli soprattutto al Vangelo di Gesù". Gli investimenti non sono neutrali, si legge ancora nel manifesto della rete che esorta la Chiesa alla "coerenza". In questo senso, la piattaforma offre anche guida e consulenza in merito a decisioni finanziarie e di consumo che siano in linea con il Vangelo e che invita a proteggere il creato. L'impegno da condividere è quello di rivedere i fondi di investimento o anche le banche commerciali cui ci si affida, "che potrebbero essere collegate all'attività mineraria su larga scala". 

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19 marzo 2026, 10:00