Zuppi: la guerra macchina di morte. Cercare la pace anche quando sembra impossibile
Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano
“Fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”. L’appello di Papa Leone XIV lanciato nell’Angelus poche ore dopo l’attacco di Usa-Israele all’Iran con il nuovo deflagrare di violenze in Medio Oriente, fa da traccia all’omelia che il cardinale Matteo Maria Zuppi pronuncia questa sera ai vespri nella Basilica Collegiata di San Biagio di Cento, in provincia di Ferrara, a sugello della Giornata di preghiera e digiuno indetta per oggi 13 marzo. Una iniziativa di silenzio, supplica, astinenza dai cibi che ha coinvolto tutta l’Italia, indetta dalla CEI di cui è presidente per denunciare il male “inutile” della guerra, “macchina di morte” e “sconfitta” per tutti - perché “anche chi vince è uno sconfitto” - e per invocare il dono più fragile e necessario del nostro tempo: “La pace”.
La guerra, sconfitta e fallimento
Quella pace che è una “esigenza” che “interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti”, come scriveva Papa Francesco nella bolla d’indizione del Giubileo, Spes non confundit. Lo stesso Papa Francesco che non ha esitato in tutti gli ultimi anni a stigmatizzare la guerra quale “fallimento della politica e dell’umanità”, “resa vergognosa”, “sconfitta di fronte alle forze del male”. Zuppi fa sue e rilancia le parole dei Papi e ricorda come la guerra crei “solo altri problemi ben più gravi dei precedenti”.
“Si arriva a uccidere quelli che sono gli interlocutori con cui si deve o si dovrà negoziare, tradimento infame di qualsiasi regola del dialogo e del rispetto!”, afferma l’arcivescovo di Bologna. “Come si può credere dopo alla volontà di confronto?”.
La lezione della storia
La lezione impartita dalla storia sembra essere stata dimenticata in quest’epoca. Il cardinale esorta invece a ripercorrere quelle pagine buie per l’umanità così da “capirne le cause antiche e recenti, che spesso si sono modificate ma che occorre affrontare perché sia davvero una pace giusta”. “Ad esempio, la non applicazione degli accordi di Minsk II è motivo importante nel conflitto in Ucraina, come la non applicazione della Risoluzione 1701 in Libano è una delle cause per la non-soluzione della contesa tra Hezbollah e Israele”, evidenzia il porporato. “Senza trattativa si produrranno soltanto una serie infinita di guerre con la spietata logica di abbattere il nemico”.
Ma chi è nemico? Chi lo definisce tale? Forse sono nemici le migliaia di persone “eliminate”? Quei “civili che non hanno niente a che vedere con il conflitto, certamente diventati a loro insaputa e senza nessuna responsabilità un obiettivo”? “Qualcuno li definisce spietatamente obiettivi spazzatura”, lamenta il presidente della CEI.
L'uso bellico dell'IA
Che punta il dito pure contro l’IA, l’Intelligenza Artificiale che, usata in contesti bellici, pensa a fare “il resto”: “Si inseriscono centinaia di obiettivi nel sistema e si aspetta di vedere chi si può uccidere e quando. Si eliminano così intere famiglie, colpendo senza sapere o con la presunzione di sapere e di averne diritto”. Altri drammi, altri interrogativi: “Chi ha diritto? E poi cosa fare dopo, a guerra finita?”.
“Possiamo accettare che le persone siano danni collaterali? Dove sono finite le scintille di pace che dovrebbero evitare questi abomini?”, domanda Zuppi. “Non ci stanchiamo di dire che la guerra è inutile. È sempre una sconfitta per tutti. Anche chi vince è uno sconfitto. Chi può credere di vincere o distruggere completamente l’altro?”.
Epidemia di inimicizia
Per il cardinale “solo un accordo potrà mettere la situazione in equilibrio” E “chi pensa che la guerra sia un ordine non conosce la storia e ha perso la memoria”. Non ricorda, cioè, che i ‘frutti’ della guerra sono distruzione, danni ambientali, odi, povertà che “preparano quella successiva”. “La guerra non è mai uno strumento della politica perché la guerra è una macchina di morte che impone una sua propria logica”, assicura Zuppi. “Fratelli che uccidono fratelli perché in guerra la vita umana perde ogni valore. Il suo veleno non finisce mai, segna e inquina la vita per sempre, nel corpo e nella psiche. Ogni guerra lascia l’aria contaminata da un’epidemia di inimicizia”.
È per questo che si prega e si digiuna, perché – spiega il presidente della CEI – “crediamo che tutto può cambiare e da credenti l’impossibile possa realizzarsi”. In questi “tempi bui”, il desiderio è che “brilli la luce di uomini e donne che scelgono di essere artigiani di pace cominciando a disarmare il loro cuore convinti che solo così si può disarmare il mondo dal pregiudizio, dall’odio, dalla vendetta”.
L'Europa ritrovi la sua anima
Un’ultima riflessione il cardinale la dedica all’Europa. “Ora – sottolinea - si arriva all’elogio del tribalismo, alla spinta verso la frammentazione e la divisione sociale accompagnata da un disprezzo verso le istituzioni internazionali e verso la debolezza dell’Europa che, troppo sbilanciata a tutelare i diritti dei più vulnerabili, non sarebbe capace di garantire sicurezza”. “Guai” a quanti “per convenienza, opportunismo, ignoranza, calcolo seminano odio, pregiudizi, eccitando l’idea del nemico invece di cercare quello che unisce!”. L’Europa “può aiutare il mondo intero ad avere regole per una convivenza civile e pacifica”, afferma il porporato, “ma deve avere l’anima per poterlo fare”. Richiama in tal senso lo spirito di quei cristiani che “coraggiosamente” costruirono “l’architettura dell’Europa” e che lo fecero “per tutti e insieme a tutti”. Siano loro ad ispirare altri “a cercare con audacia soluzioni per imparare a rendere la pace possibile, a costruire ponti quando ancora c’è il vuoto e muri da oltrepassare, a preparare tavoli di dialogo per studiare garanzie e diritti e doveri convincenti e garantiti, a farlo con visione e responsabilità”.
Combattere la vergogna di un fratello che uccide un fratello
Anche le religioni devono impegnarsi in questo, “perché Pace è il nome di Dio”, chiosa il presidente dell’episcopato italiano. “Cerchiamo la pace, anche e soprattutto quando non c’è e sembra impossibile. Non si vive senza. Non rendiamo la pace una tregua”, è la sua supplica. “Troviamo i meccanismi capaci di garantire questa interdipendenza che sfugga alla terribile e distruttiva logica della forza. I nazionalismi, nelle varie edizioni, e i totalitarismi che rovinano le appartenenze siano superati dalla visione di pensarsi insieme e non contro gli altri”.
È Dio stesso a ricordarci che la guerra “è un omicidio perché uccide l’uomo”, è “suicidio perché uccide quel corpo cui l’uccisore fa parte e deicidio perché uccide l’immagine e la sua stessa somiglianza”. Ci aiuti allora Dio a “sentirci parte della stessa famiglia umana e a combattere la vergogna e il disonore di un fratello che alza le mani contro suo fratello”. Da qui, l’invito ad essere “operatori di pace a cominciare da noi stessi, ovunque e dove si scavano le trincee della violenza e dell’odio”.
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