CEI, una giornata segno concreto di partecipazione alla sofferenza dei popoli
Francesco Riocupero - Città del Vaticano
Una giornata di silenzio, di preghiera e di rinuncia volontaria al cibo per invocare il dono più fragile e necessario del nostro tempo: la pace. Oggi, venerdì 13, le comunità cattoliche italiane sono state invitate a vivere una speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace, promossa dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), in un contesto internazionale segnato da conflitti persistenti, tensioni geopolitiche e nuove paure globali.
Un gesto spirituale condiviso
L’iniziativa dei vescovi nasce dal desiderio di coinvolgere parrocchie, comunità religiose, movimenti ecclesiali e singoli fedeli in un gesto spirituale condiviso. Non si tratta soltanto di un appuntamento liturgico, ma di un segno concreto di partecipazione alla sofferenza di tanti popoli provati dalla guerra e dalla violenza. «La pace è un dono di Dio, ma anche una responsabilità affidata agli uomini», ricordano i presuli nel messaggio che accompagna la giornata. Per questa ragione, accanto alla preghiera, è stato proposto il digiuno come gesto penitenziale e solidale che richiama alla conversione del cuore e alla consapevolezza delle proprie scelte quotidiane. Unendo la propria voce a quella di Papa Leone XIV che ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile», la Giornata di preghiera e digiuno, vuole essere un invito rivolto a tutte le comunità ecclesiali affinché chiedano «al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso».
Privazioni ed estrema precarietà
Rinunciare a qualcosa di essenziale come il cibo significa ricordare le privazioni di chi vive sotto le bombe o in condizioni di estrema precarietà. In molte realtà ecclesiali il gesto è stato accompagnato da raccolte di offerte destinate a progetti umanitari e di sostegno alle popolazioni in Medio Oriente e in tutte le regioni del mondo ferite dalla guerra, dalla distruzione e dalla divisione. Caritas Ambrosiana, grazie ai costanti contatti con Caritas Internationalis e Caritas Italiana, è impegnata nel supporto a Caritas Gerusalemme, protagonista di numerosi progetti in Terra Santa. L’ente caritativo cattolico ha dovuto riorganizzare i propri interventi sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, a causa delle forti limitazioni di accesso e movimento imposte, dopo l’inizio della nuova guerra, dall’esercito israeliano, che rende la situazione umanitaria estremamente severa. Ciò non impedisce al network Caritas di fornire servizi essenziali a persone e comunità in difficoltà, preparando pasti caldi per le persone anziane e mantenendo attivi servizi medici salvavita grazie alle unità sanitarie stabili e mobili, a Taybeh e Ramallah in Cisgiordania e in una decina di aree della Striscia di Gaza. Caritas Ambrosiana, che ha contribuito al lavoro umanitario di Caritas Gerusalemme arrivando a stanziare in diverse riprese, negli ultimi due anni, quasi un milione di euro, attende di sapere se la crisi odierna sta determinando nuovi bisogni, e intanto conferma il supporto al progetto “Una speranza per Gaza”, finalizzato a realizzare una nuova clinica materno-infantile.
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