La parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia La parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia

Santa Maria Regina Pacis, architettura simbolo della nuova Ostia

Sorta negli anni in cui il litorale romano veniva ripensato come città moderna affacciata sul mare, la chiesa del Lido si inserisce nel piano urbanistico dei primi decenni del Novecento. Progettato da Giulio Magni, l’edificio sviluppa un confronto tra impianto basilicale e cultura classicista, affermandosi come presenza architettonica capace di orientare lo spazio e definire l’identità del nuovo quartiere costiero

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Santa Maria Regina Pacis si inserisce nella formazione della moderna Ostia. La cupola e il campanile emergono già da lontano sopra il profilo degli edifici residenziali, anticipando l’incontro con uno spazio che, pur inserito nel tessuto cittadino, mantiene un dialogo con il paesaggio costiero. L’edificio non appare soltanto come luogo di culto, ma come segno pensato per accompagnare la nascita di un quartiere nuovo, sospeso tra dimensione balneare e vita urbana, negli anni in cui il collegamento ferroviario Roma-Ostia, inaugurato nel 1924, contribuì a trasformare il litorale in una nuova polarità residenziale e balneare della capitale. La dedicazione a Maria Regina Pacis riflette il clima spirituale del primo dopoguerra, quando il titolo mariano, incoraggiato da Benedetto XV, venne assunto come invocazione per una pace ancora fragile in Europa.

La chiesa di Santa Maria Regina Pacis in una cartolina d'epoca.
La chiesa di Santa Maria Regina Pacis in una cartolina d'epoca.

Una chiesa nel disegno della città

Collocata su un lieve rialzo naturale del terreno — ancora percepibile osservando l’andamento delle strade circostanti — la chiesa si inserisce lungo uno degli assi che collegano l’area ferroviaria al lungomare, configurandosi come punto di riferimento visivo. La costruzione si lega al Piano regolatore del 1909, che individuava negli edifici pubblici e religiosi elementi cardine della struttura urbana. La scelta di edificare il complesso su una delle dune più elevate del litorale rispondeva a questa visione, attribuendo all’edificio un ruolo simbolico nelle nuove periferie in espansione.

Giulio Magni e la tradizione classicista romana

Il progetto fu affidato a Giulio Magni, architetto attivo nella Roma tra Otto e Novecento. Formatosi nell’ambiente accademico romano, operò in una stagione segnata dal confronto tra tradizione e modernità, confrontandosi con una committenza attenta al rapporto tra monumentalità e funzionalità. La sua formazione si inserisce nella cultura classicista romana che proponeva una rilettura aggiornata dei modelli storici. In Magni questa eredità si traduce in un linguaggio che riprende la tradizione basilicale italiana secondo un’impostazione eclettica, fondata sull’equilibrio delle proporzioni e su un uso misurato della scala monumentale.

Impianto architettonico e spazialità interna

L’edificio, avviato nel 1919 e completato alla fine degli anni Venti, presenta una pianta a croce latina con tre navate scandite da pilastri che guidano lo sguardo verso il transetto e il presbiterio rialzato. Il ritmo delle campate crea una cadenza visiva regolare, mentre la luce, filtrando dalle aperture laterali, si distribuisce in modo diffuso, attenuando i contrasti e rafforzando l’unità dello spazio. Questa impostazione privilegia la dimensione assembleare, secondo orientamenti già presenti nel rinnovamento pastorale del primo Novecento e destinati a trovare pieno sviluppo nella riforma liturgica del Concilio Vaticano II. La chiarezza distributiva e la moderazione decorativa richiamano inoltre sensibilità presenti nella tradizione agostiniana, attente alla comprensibilità dello spazio celebrativo.

Facciata, cupola e materiali

All’esterno la facciata si sviluppa secondo una composizione simmetrica che riflette la struttura interna. Il campanile e la cupola ottagonale con lanterna costituiscono gli elementi emergenti del complesso. La cupola assume una funzione segnaletica nel paesaggio urbano, rievocando la tradizione delle cupole che a Roma hanno spesso ordinato la gerarchia visiva della città. Dal punto di vista stilistico, Santa Maria Regina Pacis appartiene a una stagione architettonica che ricerca continuità con la tradizione evitando la replica dei modelli storici. L’impiego di materiali tradizionali, come laterizio e travertino, rafforza il legame con la cultura costruttiva locale e contribuisce alla percezione di stabilità e durata.

Madonna con il Bambino nell'altare.
Madonna con il Bambino nell'altare.

Architettura e memoria della pace

Il rapporto tra la chiesa e lo spazio urbano circostante rappresenta uno degli aspetti più significativi del progetto. L’edificio non si limita a occupare una posizione centrale, ma contribuisce a organizzare la percezione del quartiere, inserendosi nel sistema delle piazze e delle principali direttrici di accesso. Nel paesaggio urbano del Lido, il complesso custodisce nel titolo la memoria del desiderio di pace del primo dopoguerra, confermando il ruolo degli edifici sacri come luoghi in cui memoria civile e dimensione spirituale si incontrano.

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14 febbraio 2026, 10:00