Pax Christi Austria: dal Papa un invito profetico a sperare nella fine delle guerre
Gudrun Sailer - Città del Vaticano
La pace non è un'utopia, ma ci vuole un certo coraggio per sperare, anche contro ogni speranza, che si realizzi. É per questo che il messaggio di Papa Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2026, «è profetico, perché non si lascia contagiare dall'evidenza che la speranza manca ovunque e non relega la pace nel campo dell’utopia». É il modo in cui Wolfgang Palaver - presidente di Pax Christi Austria e professore emerito di Dottrina sociale cristiana all’Università di Innsbruck - interpreta il testo papale: come una presa di posizione netta contro la rassegnazione e contro una politica mondiale sempre più dominata dalla logica della forza.
La pace del Cristo risorto
Al centro del messaggio sta la formula già pronunciata da Leone XIV la sera dell’elezione e ora ampiamente sviluppata: "Questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente". Palaver ne sottolinea la portata teologica ed etica: "Con l’accento su una 'pace disarmata', il Papa rimanda chiaramente al messaggio evangelico della nonviolenza di Gesù; parlando invece di una 'pace disarmante', indica vie concrete per uscire dalla violenza". In un messaggio per la Giornata mondiale della pace "da esperto di etica della pace, non potrei realisticamente aspettarmi di più", aggiunge il teologo austriaco.
La blasfemia della religione che giustifica la guerra
Particolarmente incisiva è anche la denuncia del Pontefice dell’uso della religione per giustificare guerra e nazionalismo, definito senza esitazioni una "forma di blasfemia che oscura il Nome Santo di Dio". Palaver concorda: "Nel rifiuto del nazionalismo religiosamente motivato e dell’abuso del nome di Dio per giustificare la violenza, il Papa descrive giustamente il compito prioritario delle comunità religiose per il rafforzamento della pace». In questo senso, dialogo ecumenico e interreligioso restano strumenti indispensabili, soprattutto dopo attentati di matrice religiosa.
Conservare nella memoria le ferite delle Grandi Guerre
Un altro passaggio centrale del messaggio di pace di Papa Leone riguarda il ruolo dei media e delle istituzioni educative. Palaver riprende l’avvertimento del Vescovo di Roma contro l’abbandono della "cultura della memoria", che deve invece mantenere viva la consapevolezza delle devastazioni delle due guerre mondiali. Leone XIV richiama anche l’espressione di Papa Francesco sulla "terza guerra mondiale a pezzi" e cita l’aumento drammatico delle spese militari globali. "Se a questo si aggiungono le cifre esorbitanti del riarmo – osserva Palaver – diventa evidente che ci troviamo all’interno di una pericolosa spirale di violenza". Per lui, "mostrare con lucidità questa situazione è il primo compito di media e istituzioni educative".
Ma non basta. "Limitarsi a descrivere il pericolo produce un fatalismo senza speranza che porterebbe dritto all’abisso", sostiene il presidente di Pax Christi Austria. Qui entra in gioco la dimensione teologica del messaggio: "Abbiamo bisogno della luce che il Risorto ci ha donato e che ci assicura che la pace è possibile". Accanto allo sguardo realistico sul mondo, afferma Palaver, "la pace deve diventare un 'principio' – come dice letteralmente il Papa – del nostro modo di guardare la realtà". Solo da questo sguardo nasce una speranza capace di orientare l’impegno concreto per la pace.
Un incoraggiamento per tutti gli operatori di pace
Per Palaver, i primi mesi del pontificato di Leone XIV hanno mostrato con chiarezza questa direzione. Il Papa, conclude, è diventato per Pax Christi "un incoraggiamento e un sostegno", e il suo messaggio per la Giornata mondiale della pace offre "forza e motivazione per continuare a lavorare per un mondo più giusto e più pacifico". È il cammino intrapreso ottant’anni fa dallo stesso movimento Pax Christi, nato dalla riconciliazione tra cattolici francesi e tedeschi dopo la Seconda guerra mondiale, e oggi presente in tutti i continenti.
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