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Santa Sede: no alla “logica della paura” imposta da retorica e deterrenza nucleare Santa Sede: no alla “logica della paura” imposta da retorica e deterrenza nucleare

La Santa Sede: no alla “logica della paura” imposta da retorica e deterrenza nucleare

Attraverso due dichiarazioni, la missione di osservazione permanente presso l’Onu invoca l’applicazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari: le loro conseguenze durature ricordano che dietro “dottrine, arsenali e considerazioni di vantaggio strategico” ci sono persone la cui dignità “non può mai essere subordinata a interessi militari o politici”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Parole e azioni sempre più aggressive alimentano una “logica della paura”, mentre dietro dottrine e arsenali si sfigurano i volti di quanti subiscono una “cultura del potere”, la cui dignità viene svenduta per perseguire interessi militari e politici. È un quadro che necessita di azioni tempestive ed efficaci quello individuato dalla Missione di Osservazione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, delineato ieri, 1 settembre, attraverso due dichiarazioni dell’incaricato d’affari, monsignor Robert Murphy. Le due occasioni sono state la riunione plenaria ad alto livello per commemorare e promuovere la Giornata internazionale contro i test nucleari (Idant) e l’incontro internazionale sull’assistenza alle vittime e la bonifica ambientale.

Il pericolo del rinnovato ricorso al nucleare

Il primo intervento ha commemorato la Giornata internazionale contro i test nucleari, che ricorreva il 29 agosto, richiamando severamente la loro “devastante eredità”, che non ha tuttavia rafforzato la comune convinzione “che la pace non possa essere preservata sviluppando armi sempre più distruttive". Oggi, infatti, si osservano un “rinnovato ricorso alla deterrenza nucleare” e “una retorica nucleare sempre più aggressiva”, che mettono “in discussione la consolidata norma internazionale”. Un concetto espresso da Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas, che individuava nel progressivo abbandono della costruzione di testate nucleari il “riconoscimento della minaccia rappresentata da armi capaci di distruggere l’intera umanità”.

Applicare le norme esistenti

In questo ambito, monsignor Murphy ha rinnovato l’appello della Santa Sede all’applicazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbt), esprimendo anche apprezzamento per il lavoro della Commissione preparatoria dell’Organizzazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbto). Un impegno che dimostra come “la scienza, la tecnologia e la cooperazione internazionale possano essere poste al servizio della trasparenza, della costruzione della fiducia e del bene comune”. Infine, ribadendo parallelamente “l’incrollabile sostegno” al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, la Santa Sede auspica l'avvento "di un mondo libero dalle armi nucleari e, in ultima analisi, l’instaurazione di una pace giusta e duratura”.


Contrastare la "cultura del potere"

Concetti riecheggiati anche nel corso del secondo intervento, che ha richiamato nuovamente la Magnifica humanitas, nella quale il Pontefice mette in guardia dall’emergere di una “cultura del potere”, in cui “la disponibilità delle risorse e la capacità di dominare tendono a dettare l’agenda e i criteri delle decisioni”. Tale cultura “cresce normalizzando la guerra, perseguendo un potere militare sempre maggiore, approfittando della crisi del multilateralismo e alimentando un falso realismo che insiste sul fatto che non vi siano alternative”.

Non lasciare indietro le vittime

Una logica che, afferma Murphy, è particolarmente pertinente in campo nucleare, “dove gli arsenali vengono modernizzati e ampliati, parallelamente alla crescente integrazione nei sistemi d’arma di tecnologie in rapida evoluzione”. Le sue conseguenze ricordano che “dietro dottrine, arsenali e considerazioni di vantaggio strategico, vi sono persone umane la cui intrinseca dignità, donata da Dio, non può mai essere subordinata a interessi militari o politici”. Risulta quindi necessario applicare la “prospettiva delle vittime” auspicata da Leone XIV, fornendo sostegno medico e psicologico alle persone danneggiate dalle radiazioni e dalle ricadute radioattive dei test nucleari. Particolare attenzione deve essere riservata alle comunità che hanno sopportato oneri sproporzionati, compresi i popoli indigeni.


La cura di persone e ambiente

La cura delle comunità colpite, inoltre, non può essere separata dalla cura dell’ambiente. Si è osservato, infatti, come la contaminazione della terra, delle acque e degli ecosistemi incida sulla salute e sui mezzi di sussistenza delle comunità attuali e imponga oneri alle future generazioni. A questo riguardo, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw) e il Ctbt costituiscono basi essenziali per avanzare verso un mondo libero dalle armi nucleari e promuovere un "approccio alla sicurezza" incentrato sulla persona umana, fondato sul dialogo, sulla fiducia reciproca e sulla ricerca del bene comune.

Rimediare al passato agendo per il futuro

"Coloro che sono stati colpiti dalle armi nucleari ci chiedono non soltanto di affrontare le conseguenze dei danni subiti in passato, ma anche di lasciare che la loro testimonianza orienti le nostre scelte per il futuro", ha concluso monsignor Murphy. "Così facendo, possiamo andare oltre una cultura del potere e promuovere una visione della sicurezza che ponga al suo centro la persona umana, custodisca il creato e serva il bene comune".

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02 settembre 2026, 09:30