Gallagher: la diplomazia non produce da sé pace, prepara le condizioni perché metta radici
Antonella Palermo - Città del Vaticano
"Nessun accordo nasce senza la disponibilità ad incontrarsi, ma i gesti chiedono di essere tradotti in regole giuste e durevoli". Così monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, in un passaggio del suo intervento oggi, 7 settembre, che ha inaugurato ad Assisi il seminario annuale per i docenti di Teologia e gli assistenti pastorali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dedicato quest’anno al tema "San Francesco e le vie della riconciliazione". Tra gli ospiti all'incontro “Il Signore ti dia pace”. Per una teologia pacificata e pacificatrice - il programma delle giornate formative si snoderà in quattro giornate fino al 10 settembre -, anche Maria Tripodi, sottosegretaria di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e monsignor Marco Malizia, consulente per gli affari religiosi del medesimo Ministero.
Ad introdurre i lavori il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, Elena Beccalli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo. Questi ha ricordato la fonte ispiratrice dell'impegno di un'università che molto ha fatto nei decenni per contrastare con una cultura del dialogo e della pace le derive nazifasciste formando anche numerosi giovani intellettuali che hanno dato il proprio contributo fondamentale alla redazione della Carta Costituzione "di cui anno dopo anno apprezziamo la grandezza di visione, la ricchezza dei valori e la solidità dell’impianto". Un discorso condiviso da Beccalli, la quale ha evidenziato il ruolo di una "cultura del negoziato", il valore fondativo della teologia per le diverse discipline, la missione delle università come istituzioni di pace. Il Rettore ha anche annunciato l'imminente uscita di un libro per le edizioni Vita e Pensiero sull'eredità di San Francesco negli ambiti disciplinari in Ateneo e ha scandito: "Le università, in particolare quelle cattoliche, devono costruire ponti tra le civiltà. Dovremmo investire molte energie in questo".
Un secolo fa l'incontro che pose le basi per il Concordato
Il rappresentante vaticano ha ricordato una pagina significativa della storia dei rapporti tra la Santa Sede e lo Stato italiano, prendendo le mosse da quell'incontro - che avvenne il 4 ottobre del 1926 nello stesso Palazzo dei Priori dove ha luogo oggi l'evento -, tra il cardinale Rafael Merry del Val, Legato pontificio (definito da Leone XIV un "vero diplomatico dell'incontro"), e l’onorevole Pietro Fedele, Ministro della Pubblica Istruzione. Un gesto che contribuì ad avviare il percorso formale per la firma, tre anni dopo, dei Patti Lateranensi. "Un gesto può aprire una strada - ha sottolineato Gallagher -; il diritto può darle stabilità". Da qui il suo approfondimento sull'importanza di considerare il contesto istituzionale e politico in cui nacque il Concordato, profondamente diverso da quello attuale e, tuttavia, i criteri di fondo che restano validi ancora e devono continuare ad ispirare una "sana collaborazione", come precisato dalla Gaudium et spes, per un bene comune.
La libertas Ecclesiae non è un privilegio corporativo
Il Concilio Vaticano II, da un lato, e la maturazione della società civile e l'evoluzione dell'ordinamento statale, dall'altro, portarono poi all'Accordo del 1984 che modificò consensualmente la disciplina concordataria, laddove si precisa l'impegno bilaterale a rispettare il principio di indipendenza e sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica. È su questo punto che insiste monsignor Gallagher affermando che "distinzione" non significa "estraneità" e che "collaborazione non significa confusione". In particolare: "La libertas Ecclesiae non è un privilegio corporativo: garantisce alla Chiesa la libertà necessaria per compiere la propria missione e tutela la dimensione comunitaria e istituzionale della libertà religiosa".
Collaborazione leale per il bene comune
Il fatto stesso che si sia firmato l'Accordo, prosegue Gallagher, evidenzia che "la stabilità non coincide con l’immobilità: la continuità di un rapporto pattizio può richiedere anche la capacità di adeguarne consensualmente la disciplina alle mutate condizioni storiche". Mette a fuoco poi i frutti duplici apportati da quel gesto: per la Chiesa, libertà e certezza giuridica nell'esercizio della sua missione; per lo Stato, un quadro stabile per affrontare materie di comune interesse, sottraendole alla precarietà delle circostanze politiche. Per ambedue le parti, la possibilità di collaborare in ambiti che vanno dall'educazione alla tutela del patrimonio culturale all'assistenza caritativa. "Non è privilegio", dunque, riconoscere la realtà sociale della Chiesa, ha ancora ricordato il diplamatico vaticano citando il cardinale Casaroli, perché vale il contributo dato in un quadro plurastico della società stessa, in cui operano anche altre fedi e soggetti portatori di altre convinzioni.
Convivenza delle differenze
L'intervento di monsignor Gallagher si è concluso con la sottolineatura, quanto mai attuale, per cui "il dialogo autentico non cancella le differenze, ma cerca le condizioni perché possano convivere con una collaborazione leale". E, infine, l'accento sulla dimensione di dono che ha la vera pace, quella di cui scriveva San Francesco d'Assisi nel suo Testamento. Per il resto, l'opera dell'uomo lavora il terreno rendendolo fertile nell'accoglienza di questo dono: "La diplomazia non produce da sé la pace; può però preparare le condizioni umane, politiche e giuridiche perché essa possa mettere radici".
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