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Un momento della giornata di riflessione dell'ICCS alla Casina Pio IV Un momento della giornata di riflessione dell'ICCS alla Casina Pio IV

IA, gli esperti in Vaticano: "Esplosione di creatività ma servono i freni"

Nella Casina Pio IV si tiene una delle giornate del terzo confronto dell'International Center for Consciousness Studies su come le tecnologie stanno cambiando arte, cultura e mente umana. Il fondatore di ICCS Volkov: "L'Intelligenza Artificiale è come un'automobile veloce, ma bisogna prestare attenzione che non finisca contro i muri". Il filosofo Perconti: "Serve prudenza. La creatività delle macchine non è dello stesso tipo a cui siamo abituati"

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

Per Dmitry Volkov l'Intelligenza Artificiale è come un'automobile, ci permette delle straordinarie accelerazioni, ma quando sviluppiamo una bella macchina, specialmente se da corsa, "dobbiamo prestare grande attenzione alla realizzazione di freni molto efficaci e affidabili per impedire che finisca contro i muri". Il filosofo e imprenditore tecnologico, fondatore dell'International Center for Consciousness Studies, riassume con quest'immagine le possibilità della tecnologia che sta trasformando il nostro tempo e di cui la terza conferenza annuale dell'ICCS sta discutendo profondamente e con le domande, anche scomode, necessarie ad analizzare l'impatto dell'IA sull'umanità. 

Dmitry Volkov fondatore dell'ICCS

È davvero creativa?

Iniziato ieri all'Università di Roma Tre, l'appuntamento dell'ICCS –Creativity: Minds and Machines, Creatività: menti e macchine – prosegue oggi nella Casina di Pio IV in Vaticano e continuerà e si concluderà domani, prima all'Università Gregoriana, infine, nella sala della protomoteca del Campidoglio. Il convegno sta portando filosofi, neuroscienziati e protagonisti internazionali dell'intelligenza artificiale a confrontarsi per cercare di capire se l'IA possa essere davvero creativa. Per ora, secondo Volkov, una cosa è certa, l'IA può aiutare gli esseri umani a diventare più creativi: "Penso che stimolerà la creatività umana, ovviamente, però, ci sono molti 'ma', molte cose di cui dobbiamo essere consapevoli". Ecco la necessità di essere coscienti e di realizzare quei "freni" senza cui gli incidenti sono inevitabili. 

Ascolta l'intervista a Pietro Perconti

Un'impresa collettiva

Il filosofo Pietro Perconti, cofondatore dell'ICCS, crede che non sia "insensato parlare di creatività artificiale. Naturalmente bisogna adottare una lunga serie di caveat ed essere molto prudenti. Il tipo di creatività che scaturisce dalle macchine è differente e può essere apprezzata come una specie di impresa collettiva, invece che come il frutto del genio del singolo artista come siamo abituati a considerarla in Occidente".

Video e manipolazione

Benefici e pericoli. I video ne sono un esempio calzante. Volkov ricorda che "per moltissimi anni, produrre un video, girare un film o realizzare un cartone animato era un’attività che solo pochissime persone potevano effettivamente svolgere". Per farlo, infatti, bisogna imparare a disegnare, bisogna animare le immagini al computer, mentre l’IA ha permesso ora a migliaia di persone di creare i propri film o cartoni animati, in breve, di esprimersi. Il filosofo mette però in guardia, perché come sottoprodotto di quella che definisce una "esplosione di creatività", ci sono i deepfake, le manipolazioni di foto, video o immagini che producono danni alle persone.

L'immagine della conferenza ICCS
L'immagine della conferenza ICCS

Il comportamento adulatorio

L'intelligenza artificiale spesso tende a compiacere l'utente. Questa disposizione viene definita "sycophantic", adulatoria. "Il comportamento sicofantico – avverte Volkov – a volte porta una persona a ottenere ricompense per il proprio narcisismo e per idee che non hanno sufficienti fondamenti. E questa è una caratteristica importante di cui dobbiamo essere consapevoli". È un atteggiamento della macchina che si può attenuare: "i nuovi modelli attualmente disponibili sono in realtà molto più indipendenti e autonomi".

IA e coscienza

È lecito a questo punto domandarsi se l'IA sia o possa diventare cosciente. La posizione di Volkov è piuttosto articolata: "In filosofia abbiamo infatti un termine tecnico specifico per definire la coscienza: lo chiamiamo 'qualia'". I qualia, termine latino da quale, indicano gli aspetti qualitativi delle esperienze coscienti. Corrispondono a "una sensazione particolare, una sensazione soggettiva, qualcosa che si prova proprio in questo momento. Ad esempio – chiarisce – vedere il rosso. Se vedo il rosso, mi sembra di vedere il rosso, sono convinto di vedere il rosso questo è uno dei qualia semplici e basilari". Proseguendo nella spiegazione, il filosofo arriva a questa personale conclusione: "Penso che gli studi siano ancora in una fase troppo iniziale. Ma in generale credo che gli esseri umani siano sistemi meccanicistici e che vedremo fenomeni simili anche nei computer. Quindi, a un certo punto, saremo in grado di vedere un’IA cosciente e dovremo imparare a gestirla".

Un momento della conferenza ICCS nella Casina Pio IV
Un momento della conferenza ICCS nella Casina Pio IV

La persona al centro

Nella giornata in Vaticano, come spiega Perconti, la discussione ha un obiettivo ambizioso: "Cercare di capire se sia possibile, se abbia un senso, immaginare delle relazioni tra gli esseri umani e dei compagni artificiali, delle relazioni di amicizia, delle relazioni di assistenza, delle relazioni sentimentali". Gli intellettuali riuniti in Vaticano si domandano in che misura questi legami possano essere produttivi e quanto, invece, dovrebbero preoccuparci. Nel confrontarsi tengono presente il messaggio della Magnifica Humanitas di Leone XIV: "Quello che dice l'enciclica, le persone al centro, non è soltanto un'esigenza religiosa, è un'esigenza umana".

Educare alle relazioni 

Precisa Perconti che a guidarli è proprio "il punto centrale dell'enciclica: bada agli esseri umani, le persone sono la cosa più importante". E continua: "visto che il nostro mondo si sta trasformando in un mondo di relazioni digitali, com'è possibile tenere in conto questa preoccupazione umanistica centrale in un mondo che nel frattempo sta digitalizzandosi?".  Per il filosofo una risposta c'è: "Occorre essere educati nelle relazioni con l'intelligenza artificiale e si tratta essenzialmente di affrontare una fase pubblica di educazione".

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02 settembre 2026, 15:00