Un orologio fermo all'ora della forte scossa sismica che il 24 agosto 2016 colpì il centro Italia Un orologio fermo all'ora della forte scossa sismica che il 24 agosto 2016 colpì il centro Italia 

“L'ultima estate:” il suono della memoria a dieci anni dal sisma in centro Italia

Nel decennale della tragedia del 24 agosto 2016, una puntata speciale del programma di Radio Vaticana “Scrigno Musicale - New Music” propone alle 22 di stasera, e poi in podcast, l’opera che il collega e compositore Marcello Filotei ha scritto, trasformando il dolore in un'opera lirica simbolo di rinascita

Marco Di Battista - Città del Vaticano

"C'è lo sguardo in avanti che si nutre di una memoria che non è mai rassegnata". Con queste parole, scelte da Papa Francesco per la prefazione del libro L'ultima estate. Memorie di un mondo che non c'è più (pubblicato nel 2019 da FAS Editore), si apre uno spiraglio di luce su una delle ferite più profonde della recente storia italiana.

Oggi, 24 agosto 2026, a dieci anni esatti da quel drammatico sciame sismico che sconvolse il Centro Italia polverizzando borghi come Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto, i Programmi musicali della Radio Vaticana propongono una puntata speciale della rubrica New Music. Confidando nel conforto che solo la grande arte sa offrire, la nostra emittente affida al linguaggio universale del suono il compito di elaborare un trauma collettivo, trasmettendo la registrazione integrale live dell'opera L'ultima estate.

Dal trauma alla partitura: la genesi dell'opera

Marcello Filotei, collega giornalista e compositore, ben conosciuto dagli ascoltatori di Radio Vaticana, in quel sisma ha perso le proprie radici familiari sotto le macerie di Pescara del Tronto. Il suo libro del 2019, cronaca intima e dolente di una quotidianità spazzata via, è divenuto due anni dopo – con il debutto assoluto al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti nel 2021 – un'opera lirica in un atto.

Filotei ne firma musica e libretto, intraprendendo un viaggio sonoro che non cerca la mera consolazione o l'elegia struggente, ma piuttosto si interroga, con spietata lucidità, sul senso della perdita e sulla tenacia dei sopravvissuti.

Architettura musicale e drammaturgia del frammento

Sotto il profilo formale, l'opera si snoda attraverso un percorso drammatico di rara efficacia, impreziosito dall’intervento nella drammaturgia di Vincenzo De Vivo. L'autore struttura la partitura come un cammino progressivo: dopo una densa e breve Introduzione strumentale, l'opera si divide in due ampie parti, articolate rispettivamente in dodici e otto scene.

La forza espressiva del brano risiede nell'equilibrio timbrico tra la narrazione terrena e la dimensione spirituale. Come filo rosso per l’ascoltatore radiofonico - e non solo - è importante sottolineare l'uso magistrale e sofisticato che Filotei fa della scrittura per le percussioni, che diventano una sorta di sismografo interiore. Una materia sonora tesa, scabra, che accompagna lo spettatore dall'inizio alla fine dell'opera. Evocano la gravità, il crollo imminente, ma anche il battito cardiaco ostinato di chi resta.

Un'esecuzione di altissimo livello

La registrazione che viene proposta è stata realizzata dal vivo il 16 maggio 2026 presso l'Aula Magna dell'Università La Sapienza di Roma. L'evento si è tenuto nell'ambito della 81.ma Stagione musicale dell'IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti), di cui Radio Vaticana è media partner. La resa sonora è stata affidata a interpreti di assoluto rilievo. La concertazione è stata affidata all'Ensemble strumentale del Conservatorio "Giovanni Battista Pergolesi" di Fermo, guidato dalla direzione misurata di Gabriele Bonolis. Il canto è stato eseguito da un quartetto vocale formato dai Solisti dell'Accademia d'Arte Lirica di Osimo (il soprano Louise Guenter, il mezzosoprano Tamari Kirakosova, il tenore Alessandro Fiocchetti e il basso Aleksandr Utkin), istruiti dal maestro preparatore Valeria Picardi. La parola recitata è stata esaltata dalla prova di Mimmo Strati, capace di restituire ogni sfumatura di un testo sospeso tra ironia, sgomento e poesia.

Il suono come monumento immateriale

Il lavoro di Filotei, e l'immane tragedia che lo ha generato, vuole essere simbolo universale di tutti i terremoti – geologici, sociali e intimi – che abbiamo vissuto. L'ultima estate trascende la cronaca locale per farsi rito collettivo. Perché, quando le pietre crollano e il silenzio sembra avere l'ultima parola, è proprio dentro l'architettura invisibile della musica che la memoria cessa di essere una sterile prigione e si trasforma nel coraggio di guardare avanti.

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24 agosto 2026, 12:15