Il busto reliquiario di Sant'Agata conservato nella cattedrale di Catania Il busto reliquiario di Sant'Agata conservato nella cattedrale di Catania

Parolin: radicati in Dio come Agata per affrontare le prove e portare frutto

In Sicilia come legato pontifico per le celebrazioni del IX centenario della traslazione delle reliquie della martire, il cardinale segretario di Stato ha presieduto questa sera una veglia di preghiera ad Aci Castello, dove i resti mortali della santa vennero sbarcarti per essere portati a Catania. “La sua vita era fondata su una certezza più grande: appartenere al Signore”, la sua testimonianza continua a parlare alla Chiesa. Domani a Catania la celebrazione pontificale con il porporato

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

La forza di sant’Agata scaturisce dalla sua “comunione con Cristo. E per questo non si è lasciata piegare dalla violenza, dalle minacce o dalle promesse del potere. È quanto ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin durante la veglia di preghiera presieduta stasera, 16 agosto, ad Aci Castello, in Sicilia, per ricordare il ritorno delle reliquie della martire a Catania, avvenuto 900 anni fa. I resti mortali della santa - uccisa tra le torture ancora adolescente nel III secolo, per non aver rinnegato la fede durante le persecuzioni anticristiane scatenate dall’Imperatore romano Decio - erano stati prelevati nell'XI secolo dalle truppe bizantine inviate dall’imperatore Michele IV per liberare la Sicilia dai saraceni ed erano stati inviati a Costantinopoli come trofeo di vittoria. Ottantasei anni dopo furono riportati in Sicilia. Sbarcate ad Aci Castello dopo una breve sosta in Puglia, le reliquie furono trasportate il 17 agosto 1126 a Catania in processione.

Esempio di fedeltà a Cristo

Il cardinale Parolin, nel capoluogo etneo oggi e domani come legato pontifico per le celebrazioni del IX centenario dell’evento, nella sua omelia ha rimarcato che “dopo tanti secoli, la testimonianza di Agata continua a parlare alla Chiesa”, la quale in lei celebra “la fecondità di una vita, feconda perché rimasta sempre unita a Dio”. Perché “chi mette le proprie radici nel Signore può attraversare anche le prove più difficili, ma non perde la speranza e continua a portare frutto”. Anche Leone XIV, nella lettera datata 20 giugno con la quale nomina il porporato suo legato, ha evidenziato che “nel martirio di Sant’Agata, illustre esempio di fedeltà a Cristo e di amore fino alla piena offerta di sé, la comunità ecclesiale contempla la vittoria della grazia sulla violenza, della fede sulla paura e della carità sulla morte”.

La fede non elimina le prove ma dona forza

Prendendo spunto dal Salmo 1, proclamato nel corso della veglia, il cardinale segretario di Stato, si è soffermato sul versetto 6 - “Il Signore veglia sul cammino dei giusti”- e ha chiarito che il giusto non è “risparmiato dalla sofferenza”, come dimostra la storia di Agata. “La fede non elimina le prove, ma dona una presenza e una forza nuove per attraversarle - ha specificato il porporato -. Il Signore conosce il cammino dei suoi figli, accompagna i loro passi e trasforma anche le ferite in luogo di grazia”.

La Parola di Dio strada che conduce alla libertà

E ancora, commentando il Salmo 1, il cardinale ha spiegato che una lotta “attraversa la vita di ciascuno: da una parte la voce di Dio, che conduce alla vita; dall’altra le tante voci che rischiano di allontanarci da Lui”. Sono “il male” che “spesso non arriva con gesti clamorosi, ma attraverso piccoli passi”, “abitudini che lentamente cambiano il nostro cuore e il nostro modo di pensare”. È così che “ci si abitua a vivere senza Dio, come se Dio non fosse necessario. "È la condizione di tanti nostri contemporanei. Non ci si preoccupa più di negare Dio, ma si vive come se Dio non esistesse - ha osservato il porporato -. Si imposta la vita come se Lui non ci avesse parlato, come se Lui non fosse venuto ad incontrarci, come se Lui non ci avesse indicato la via della felicità". Chi invece “trova la sua gioia nella legge del Signore” è “l’uomo che sa dove attingere la propria vita” è “il giusto”. Per lui “la Parola di Dio non è un peso, ma una sorgente; non è un limite alla libertà, ma la strada che conduce alla vera libertà”, perché meditandola “la Scrittura diventa uno specchio nel quale riconosciamo la nostra vita e una voce” che induce a riflettere: "Quale strada sto percorrendo? Quali parole orientano il mio cuore? Dove sto cercando la mia felicità?".

Essere radicati in Dio come sant’Agata

Il giusto, poi, viene paragonato dal Salmo 1 ad un “albero piantato lungo corsi d’acqua”, ha fatto notare Parolin, e porta frutto “perché ha radici profonde” che “raggiungono una sorgente”; da questa trae “forza” e perciò di fronte alle avversità “rimane vivo”. Sant’Agata è esempio di “una vita radicata” in Dio, che “non appassisce, ma continua nel tempo a portare frutti di vita, frutti di speranza, frutti di felicità vera”. Da qui, infine, l’invito del porporato “a rimanere saldi nel Signore", a chiedergli "di renderci uomini e donne dalle radici profonde, capaci di non lasciarsi trascinare dal vento delle paure, delle mode e delle illusioni, ma di trovare nella Parola del Signore la sorgente della nostra vita".

La celebrazione del pontificale

Le reliquie di sant’Agata, portate nel tardo pomeriggio ad Aci Castello ed esposte a piazza Castello, potranno essere venerate fino a domani mattina nella Chiesa Madre, poi rientreranno a Catania. Qui, alle 20 saranno collocate in piazza Duomo per la celebrazione pontificale presieduta dal cardinale Parolin, con la concessione dell’indulgenza giubilare e la benedizione papale. Partecipano i presuli di Sicilia, i monsignori Francesco Neri e Fernando Tarcisio Filograna, rispettivamente arcivescovo di Otranto e vescovo di Nardò-Gallipoli - territori nei quali la tradizione colloca il passaggio delle reliquie della santa - e monsignor Domenico Beneventi, vescovo di San Marino - Montefeltro, diocesi di cui la giovane martire siciliana è compatrona.

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16 agosto 2026, 21:15