"Dio illumina ancora e onora ancora di tanta dignità la nostra Chiesa che anche ai nostri tempi è resa splendente dal sangue glorioso dei martiri" (San Cipriano) "Dio illumina ancora e onora ancora di tanta dignità la nostra Chiesa che anche ai nostri tempi è resa splendente dal sangue glorioso dei martiri" (San Cipriano)  

Parolin: preghiamo per i tanti cristiani perseguitati nel mondo

A Catania, il segretario di Stato vaticano presiede il pontificale per il nono centenario della traslazione delle reliquie di Sant'Agata. Nell'omelia, invita a contemplare non una santità da museo ma una santità capace di generare fede, speranza e carità. Ricorda che esiste anche un martirio "incruento", un "martirio della fedeltà" a cui siamo chiamati. Poi esorta a "non avere paura", il che "non è un semplice incoraggiamento psicologico, ma il fondamento stesso della fede cristiana"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Nel culmine del giubileo agatino, in ricordo del nono centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli a Catania, la sera del 17 agosto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin presiede la Messa nel duomo a lei dedicato e porta "in questa amata terra di Sicilia" la benedizione e l'affetto del Papa che si unisce spiritualmente alla gioia dei cittadini radunati attorno ad un'antica devozione per la santa patrona. "Celebrare questo anniversario - sottolinea il cardinale - significa riconoscere che il Signore è stato fedele alla sua Chiesa attraverso i secoli, sostenendola nelle prove, purificandola nelle difficoltà e facendola rifiorire continuamente attraverso la testimonianza dei santi". Nell'omelia, un invito particolare a pregare per tanti "nostri fratelli sparsi per le varie parti del mondo che soffrono persecuzione per il nome del Signore e per il suo Vangelo". Dopo la celebrazione, ha luogo una processione con le reliquie della santa in alcune delle principali strade del centro storico.

Una santità che non appartiene ai musei della memoria

"Sant’Agata non appartiene semplicemente alla storia di Catania: appartiene all’oggi di Dio e continua a camminare con il suo popolo", prosegue Parolin che cita Sant’Agostino e Tertulliano per ricordare l'importanza dei martiri da lodare non tanto in virtù delle loro sofferenze, ma perché hanno perseverato, come diceva il Santo di Ippona. "Il sangue dei martiri - precisava l'apologeta cristiano di Cartagine - non è il segno di una sconfitta, ma il seme da cui continuamente rifiorisce la Chiesa". Da qui l'invito del legato pontificio a guardare ad Agata come a una donna che può ispirare la fede nell'oggi perché è "una santità che non appartiene ai musei della memoria, ma continua a generare fede, speranza e carità". 

Dio rimane fedele anche quando tutto sembra perduto

Commentando i brani biblici della liturgia odierna, il racconto del martirio dei sette fratelli Maccabei e della loro madre e la Lettera dell'apostolo Paolo, il cardinale Parolin evidenzia come l'appartenenza a Cristo vada oltre qualunque tentazione al compromesso. Accadde in Agata, il cui martirio "non è anzitutto il racconto di una violenza subita, ma la manifestazione di un amore che nessuna violenza è riuscita a spegnere". Accadde anche a Paolo che conobbe incomprensione, persecuzione e fragilità, e tuttavia continuò a "proclamare Cristo con una serenità che sorprende".

La potenza appartiene a Dio e non agli uomini

La riflessione di Parolin riguarda la stessa Chiesa che, spiega, "non vive della propria efficienza, ma della grazia; non si fonda sulle capacità dei suoi membri, ma sulla fedeltà del Signore che continua a operare nella debolezza umana". Riprende poi quel richiamo che percorre le Scritture: «Non abbiate paura». "Non è un semplice incoraggiamento psicologico, ma il fondamento stesso della fede cristiana. Gesù non promette un’esistenza priva di prove; promette qualcosa di molto più grande". Il cardinale Parolin si sofferma sui cristiani perseguitati in molte parti del mondo: "Ricordiamo quindi e preghiamo in questo momento per tutti questi nostri fratelli sparsi per le varie parti del mondo che soffrono persecuzione per il nome del Signore e per il suo Vangelo. Ma non dimentichiamo che esiste anche un martirio per così dire incruento al quale anche noi siamo chiamati", aggiunge.

La santità feriale, il martirio della fedeltà

Due modi di manifestare l'amore incondizionato a Cristo, dunque: il martirio del sangue e quello forse meno visibile che ciascuno può sperimentare nel proprio quotidiano, "il martirio quotidiano della fedeltà", come viene definito dal cardinale che accenna, a mo' di esempio, agli sposi che custodiscono il loro amore nelle difficoltà; ai genitori che educano cristianamente i figli; ai giovani che non cedono alla cultura dell’apparenza; ai sacerdoti e consacrati che spendono con generosità la propria vita; agli anziani che offrono le loro sofferenze con fiducia; a quanti, nel silenzio, scelgono ogni giorno la giustizia invece del compromesso, la verità invece della convenienza, il perdono invece della vendetta. È questa, insiste, la santità feriale di cui parlava il Concilio Vaticano II.

Il male non si vince con altro male

Catania dispone di un patrimonio immenso di fede, di cultura, di pietà popolare e di carità, osserva infine Parolin, patrimonio che non va disperso o reso sterile ma va custodito in modo che fruttifichi. Così, tenendo ben fisso l'insegnamento dei santi - il male non si vince con altro male, ma con quella carità che nasce dalla Croce e che trasforma la storia dall’interno - si potranno affrontare le numerose sfide del territorio: la povertà, le disuguaglianze, il dramma di molti giovani costretti a cercare altrove il proprio futuro, le fatiche delle famiglie, il fenomeno delle nuove povertà materiali e spirituali. 

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17 agosto 2026, 21:00