Le delegazioni di Russia e Santa Sede a colloquio a Mosca Le delegazioni di Russia e Santa Sede a colloquio a Mosca

Gallagher: la Santa Sede, una diplomazia che crede nella pace

Al termine della missione a Mosca, il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali parla con i media vaticani e traccia un bilancio della missione diplomatica appena conclusa

Stefano Leszczynski – Inviato a Mosca

A Mosca splendeva il sole venerdì 28 agosto, nel primo pomeriggio, quando il responsabile della diplomazia della Santa Sede, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, è salito a bordo del volo che lo ha riportato a Roma, via Istanbul, per fare rientro in Vaticano a notte fonda. Un viaggio lungo e piuttosto macchinoso. La sospensione dei collegamenti diretti tra la Russia e i Paesi dell’Unione Europea restringe, infatti, le opzioni per arrivare a Mosca e obbliga i pochi voli di linea a un lungo periplo dell’Europa, che da Istanbul porta ad attraversare i Balcani, costeggiare i confini ucraini e, infine, attraversare i cieli della Bielorussia. Dodici ore almeno, tra voli e scali, per una trasferta che prima del 2022 richiedeva circa quattro ore di volo.

“È stato un lungo viaggio - conferma monsignor Gallagher - ma anche questo assume una dimensione simbolica. Prima del 2022 si arrivava a Mosca in poche ore, oggi invece la strada si è fatta più lunga. Questo viaggio è indicativo della volontà del dialogo che la Santa Sede vuole portare avanti. Un dialogo che abbiamo avviato da anni, sia attraverso l'ambasciata della Federazione Russa presso la Santa Sede, sia attraverso il lavoro del nunzio apostolico Giovanni d’Aniello a Mosca. Questo sottolinea l’impegno e l’importanza che abbiamo attribuito a questo viaggio che è stato intrapreso a nome della Santa Sede e con la benedizione del Papa”.

C’è stato un evidente apprezzamento da parte delle autorità russe per il suo viaggio a Mosca, che è emerso dai colloqui istituzionali con il ministro degli Esteri Lavrov e il consigliere Ushakov. Il tema della guerra in corso con l'Ucraina ha catalizzato gran parte dell’attenzione. Lei ha sottolineato più volte che l’unica via per chiudere le ostilità e il ritorno alla diplomazia.

Sì, è un dialogo non facile, perché più va avanti la guerra, più sarà difficile poter riallacciare i rapporti: ci sono tante vittime, tante ferite aperte. Ma sappiamo benissimo che storicamente tutti i conflitti, tutte le guerre terminano con un negoziato, con un accordo, e poi si comincia a ripristinare le relazioni tra gli ex belligeranti. In questo senso la diplomazia offre e promette una possibile soluzione. Questo è anche quello che noi, come Chiesa, abbiamo la responsabilità e il dovere di proclamare. Siamo andati a Mosca per parlare di pace, per incoraggiare le anime irrequiete a causa della guerra, e dire: abbiate coraggio, abbracciate il cammino della pace, abbiate la speranza di credere in un giorno migliore. E credo che questo essenzialmente sia stato il nostro messaggio.

Dopo l’incontro bilaterale, il ministro Lavrov ha detto in una intervista che nel corso dei colloqui, lei si è limitato piuttosto ad un appello generico a porre fine quanto prima al conflitto.

Si, è vero, questa è proprio la nostra linea, che abbiamo sempre mantenuto. La Santa Sede non entra nei particolari dei negoziati, né propone soluzioni tecniche, perché questa è responsabilità diretta delle parti belligeranti. La Santa Sede, invece, richiama questa responsabilità ed invita a mostrare buona volontà per avviare seriamente un dialogo. E lo fa rivolgendosi sia alla Federazione Russa, sia all’Ucraina, sia ad altri Paesi, chiedendo che non si risparmi alcuno sforzo per creare spazi di dialogo.

Monsignor Paul Richard Gallagher e il consigliere del Presidente per la politica estera
Monsignor Paul Richard Gallagher e il consigliere del Presidente per la politica estera   (© Vatican Media)

Di fronte alle sofferenze delle popolazioni civili a causa della guerra, lei ha sostenuto la necessità di rafforzare le azioni in campo umanitario, anche in vista del viaggio che il cardinale Matteo Zuppi farà nella Federazione Russa. Quali sono le priorità?

 Questa dimensione è fondamentale e in quest’ambito la Santa Sede sta già offrendo il proprio contributo, un impegno che finora è stato molto apprezzato. Anche il Santo Padre, prima di partire, mi ha detto: bisogna insistere sulla dimensione umanitaria. E così abbiamo fatto.Noi auspichiamo che la missione di pace del cardinale Zuppi continui e che lui possa prontamente tornare a Mosca, anche per essere testimone di quanto la Chiesa locale e le comunità cattoliche stanno facendo.

La Santa Sede ha offerto i propri buoni uffici per riaprire una via di dialogo e di negoziato. In che modo è stata accolta questa offerta e come potrebbe concretizzarsi?

È un’offerta che già abbiamo fatto in passato e finora non si è concretizzata. Non sembra che si desideri un coinvolgimento diretto da parte dei nostri uffici diplomatici. Però il gesto è stato apprezzato, il fatto che noi non ce ne laviamo le mani. Il messaggio in questo senso è chiaro: nel mondo di oggi nessuno può risolvere qualcosa da solo. Sia la Russia, sia l'Ucraina hanno bisogno della comunità internazionale, hanno bisogno delle loro alleanze, e offrendo i nostri buoni uffici diciamo a entrambe le parti che la Santa Sede è disponibile ad aiutare in qualsiasi modo. Basta che chiedano e noi metteremo a disposizione tutte le nostre risorse, che sono modeste lo riconosciamo, però è un gesto che facciamo in buona fede.

Lei ha avuto anche la possibilità di incontrare una parte del mondo diplomatico qui a Mosca e tutti hanno mostrato un interesse nella capacità della diplomazia della Santa Sede di riuscire a dialogare allo stesso tempo con l’Ucraina e la Russia. Una rarità in questo momento.

Sì, gli incontri che abbiamo avuto qui a Mosca con diversi rappresentanti delle missioni diplomatiche serve a rafforzare l’iniziativa della Santa Sede di mantenere aperta la via del dialogo, siamo convinti che questa sia la strada da seguire e che isolare le persone, i Paesi, francamente non aiuti. Questa è la nostra opinione, ovviamente ogni Stato ha tutto il diritto di decidere autonomamente la propria strategia. Venendo qui a Mosca e facendo quello che altri in questo momento non fanno, invitiamo a riflettere se le strategie attuate finora stiano portando dei risultati per risolvere questa tragedia.

Tra le questioni affrontate con il ministro Lavrov, anche i temi che riguardano i cristiani in diverse aree del mondo. Quali sono le priorità in quest’ambito?

Con il ministro Sergey Lavrov abbiamo da anni un canale aperto e non riguarda soltanto la guerra in Ucraina. La Russia è molto legata alla propria tradizione cristiana ortodossa e c'è una comune preoccupazione per tutti i cristiani che in varie parti del mondo devono affrontare delle difficoltà. Ci sono Paesi dove tecnicamente non è corretto parlare di persecuzione, ma dove c'è insicurezza, dove ci sono discriminazioni, pregiudizi e marginalizzazione e anche la Russia si preoccupa di queste questioni. È un ambito nel quale cerchiamo di rinnovare il nostro impegno comune.

Monsignor Gallagher, il metropolita Antonij e il nunzio monsignor Giovanni d'Aniello con le rispettive delegazioni in visita al Patriarcato di Mosca
Monsignor Gallagher, il metropolita Antonij e il nunzio monsignor Giovanni d'Aniello con le rispettive delegazioni in visita al Patriarcato di Mosca   (© Vatican Media)

Nel corso della sua missione Lei ha avuto anche l'occasione di incontrare la comunità cattolica in Russia e l’ha esortata a farsi operatrice di pace. In questo senso quale deve essere l'impegno della chiesa cattolica?

Nel mio colloquio con i religiosi, le religiose e il clero ho detto loro che già sono operatori di pace, e lo sono nel loro quotidiano, ogni volta che costruiscono piccoli ponti. Hanno un influsso sulla società, sono vicini di casa, sono persone che portano avanti le opere di carità della chiesa, che sono presenti attraverso le nostre istituzioni educative e anche sanitarie. E questa è una manifestazione tangibile dell'impegno della chiesa a favore della riconciliazione e della pace. Questo è infinitamente più eloquente di qualsiasi parola.

Lei ha avuto anche la possibilità di incontrare degli alti esponenti del Patriarcato di Mosca, nello specifico il metropolita Antonij di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne.

Tra il metropolita Antonij e la Santa Sede esiste un rapporto molto cordiale, fraterno. Lui viene spesso a incontrare il Santo Padre, il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e me stesso. Quello che abbiamo avuto non è stato un incontro sul dialogo ecumenico in senso stretto, che compete al Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, ma abbiamo ritenuto opportuno incontrarci per affrontare diversi argomenti, anche collegati con la situazione attuale. È stato un incontro molto incoraggiante, che ha dimostrato che condividiamo moltissime cose, anche se rimane una visione differente su alcune questioni, ma al contempo cerchiamo di incoraggiarci a vicenda nel seguire la strada del Vangelo.

L'incontro di monsignor Gallagher con i religiosi e le religiose a Mosca
L'incontro di monsignor Gallagher con i religiosi e le religiose a Mosca   (© Vatican Media)

Tornando all’opera della Chiesa in Russia, è molto importante l'impegno che la Chiesa Cattolica svolge nel paese sul fronte caritativo.

Questo è evidente, dove c'è la Chiesa ci deve essere sempre la carità, la solidarietà con i più sfortunati, e mi sembra che qui la Chiesa Cattolica abbia sempre seguito questo cammino. Sono rimasto impressionato dalle testimonianze emerse durante l’incontro con i religiosi e le religiose perché nonostante le risorse molto limitate di queste comunità, anche numericamente sono molto pochi per questo immenso Paese, fanno quello che possono con grande perseveranza. Non ho sentito nessuno lamentarsi per le proprie condizioni, anzi ho percepito la gioia per il servizio che offrono qui in Russia oggi.

Nell’ultima giornata del suo viaggio a Mosca ha presieduto la Messa solenne nella cattedrale dell'Immacolata Concezione. Una celebrazione eucaristica molto partecipata, con tanti giovani, e che ha suscitato anche tanto interesse da parte dei media. Cosa l'ha colpita di più?

È vero, è stata una Messa molto partecipata, si percepiva una vera intensità dell’esperienza religiosa, e questo è incoraggiante perché uno può avere un'impressione forse superficiale dei piccoli gruppi cattolici sparsi in questa grandissima città, però vederli riuniti in questa bella cattedrale per testimoniare la vitalità della propria fede, mi ha molto impressionato. È stata veramente una dimostrazione di affetto soprattutto verso il Santo Padre, e si vede che questi vincoli di amore, vincoli con il successore di Pietro, sono molto forti qui. Questo è veramente motivo di immensa soddisfazione.

La messa solenne nella cattedrale dell'Immacolata Concezione a Mosca
La messa solenne nella cattedrale dell'Immacolata Concezione a Mosca

Le missioni ufficiali sono sempre un momento di grande concentrazione, di grande impegno. Al termine di questi viaggi, tuttavia, resta sempre un aspetto emozionale. Personalmente cosa si porta indietro, a Roma?

Si sente una certa tristezza di lasciare una comunità come questa. Il nostro messaggio è: non vi lasciamo soli, torniamo a Roma per parlare con coloro che ci hanno mandato, e vi restiamo molto vicini. Credo sia questo il senso di quello che bisogna fare: in questi anni così difficili in questa regione del mondo la Chiesa universale deve pensare a come sostenere maggiormente queste comunità, incoraggiando i loro pastori e i fedeli, e mantenendo vincoli spirituali. Quando vado in qualsiasi parte del mondo per una visita poi io torno a casa, ma le persone, le comunità che ho incontrato rimangono sempre nella mia preghiera. Lo stesso posso dire circa l’aspetto diplomatico della missione. Accompagno sempre, e quindi anche questa volta, i desideri di pace e di giustizia con la mia preghiera, perché, in fondo, la pace è un dono di Dio. A noi spetta disporci per accoglierlo.

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30 agosto 2026, 09:57