La  Croce degli sportivi a Taranto per i Giochi del Mediterraneo 2026 La Croce degli sportivi a Taranto per i Giochi del Mediterraneo 2026  (cem)

Giochi del Mediterraneo, il Papa: nello sport l’immagine di un mondo fraterno

Nel giorno di apertura delle competizioni a Taranto, il telegramma di Leone XIV a firma del cardinale Parolin, letto ieri sera nella Messa in cattedrale dov’è stata collocata la Croce degli sportivi: dalle gare vissute con sentimenti di amicizia e lealtà può spirare “un vento nuovo di speranza”

Giancarlo La Vella - inviato a Taranto

A Taranto mancano poche ore all’avvio dei XX Giochi del Mediterraneo. Ieri toccante anteprima con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo della “città dei due mari”, monsignor Ciro Miniero. Lo sportivo — ha detto nell’omelia — ha coraggio e non ha paura di sbagliare. Animata dai canti di giovani atleti, la Messa nella cattedrale tarantina di San Cataldo ha di fatto segnato l’ingresso nel clima dei Giochi del Mediterraneo a cui partecipano 26 Paesi dell’area del Mare nostrum e la piccola squadra di Athletica Vaticana, la polisportiva della Santa Sede.

La città pugliese sta vivendo l’attesa di un evento che la pone al centro dell’attenzione internazionale e non solo dal punto di vista sportivo. Taranto in questi giorni si nutre di sport, nelle vie e nelle piazze, ma non dimentica le questioni sociali, come la crisi del lavoro del comparto siderurgico, che l’ha colpita in questi ultimi anni. Lo ha ricordato con forza monsignor Miniero. Lo sviluppo e il rilancio della città passano attraverso la riconciliazione e, come nella parabola dei talenti, la conservazione e la paura devono lasciare il passo alla creatività e alla capacità di rischiare.

Il Municipio di Taranto
Il Municipio di Taranto   (ANSA)

I Giochi, un ponte di solidarietà

Tanto questi Giochi sapranno raccontare da domani sino al 3 settembre, con la Croce degli sportivi che accompagnerà nella cattedrale di San Cataldo le imprese degli oltre quattromila atleti partecipanti. Allargando lo sguardo al significato di questo evento, anche i Giochi del Mediterraneo, come altre manifestazioni, fanno i conti con conflitti, tensioni e ingiustizie. Ma proprio queste giornate di sport sono un’opportunità per «costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace» secondo l’auspicio espresso da Leone XIV in un telegramma a firma del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, letto ieri alla fine della Messa, nel giorno in cui Taranto ha accolto in cattedrale la Croce degli sportivi.

“Profezia di pace e fratellanza”

Il Pontefice lo aveva detto domenica scorsa all’Angelus: i Giochi del Mediterraneo possono essere «profezia di pace e di fratellanza». Inoltre, nel telegramma inviato all’arcivescovo Miniero, rivolgendo il suo saluto ai partecipanti alla celebrazione di accoglienza della Croce degli sportivi, ha esortato «a guardare con fede tale segno di redenzione che raccoglie le attese e le speranze, le gioie e le fatichedi quanti condividono esperienze sportive» e ha invitato a vivere le gare «con sentimenti di amicizia, di fraternità e di lealtà». Proprio dallo sport, infatti, può spirare un vento nuovo di speranza, che nell’immediato non fermerà le armi, ma può suggerire la possibilità di realizzare un’umanità più fraterna. La Croce degli sportivi, che dalle Olimpiadi di Londra 2012 sta raccogliendo attese e speranze di donne e uomini, racconta il linguaggio dello sport che guarda a una revisione di una società in cui il conflitto prende troppo spesso il posto del dialogo.

La fraternità oltre l’agonismo

La Croce è stata consegnata a monsignor Miniero da due rappresentanti di Athletica Vaticana con il vescovo Paul Tighe, segretario del Dicastero per la cultura e l’educazione, e i bambini degli oratori tarantini. Resterà nella cattedrale fino al termine dei Giochi. «Non siete qui solo per le gare sportive, ma per dare al mondo una forte testimonianza di pace, di condivisione, di fraternità» ha affermato monsignor Miniero nell’omelia. «Questo evento entra nella storia per ciò che si vivrà in questi giorni, ma soprattutto per il patrimonio spirituale, sociale, morale e culturale che lascerà e per il messaggio che lancerà al mondo intero dalle sponde dello Ionio, solcando tutti i mari per raggiungere i confini della terra». Parole che assegnano un ruolo sociale fondamentale a ciò che molti considerano solo un gioco. Ricordando le parole di san Paolo, l’arcivescovo ha infatti affermato che «lo sport, come padronanza del proprio corpo e, quindi, di sé stessi, diventa cammino verso traguardi più alti, con il suo ruolo importante nella formazione dei giovani».

La convivialità delle differenze

Rilanciando la parabola evangelica dei talenti, ha invitato a guardare lo sport proprio come uno dei talenti donati dal Signore che «può essere usato per i propri interessi, per la propria immagine, per raggiungere un record nelle discipline, per occupare le prime pagine dei giornali e dei notiziari, per vanagloria, per essere ammirati dagli uomini, come denuncia Gesù. Può essere invece valorizzato per condividere, donare, contribuire ad edificare un mondo di pace, nella solidarietà con i più deboli e con i poveri». Inoltre, ha concluso l’arcivescovo, «praticando lo sport, avete la possibilità di vivere esperienze di incontri con atleti di ogni cultura, religione, stato sociale; scoprite la bellezza della convivialità delle differenze, con l’obiettivo di contribuire a realizzare il sogno della famiglia umana che vive nella pace, nel rispetto delle libertà». Da Taranto, dunque, con i Giochi del Mediterraneo si può lanciare al mondo «un concreto messaggio di speranza».

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20 agosto 2026, 14:33