La sede del Dicastero per la Dottrina della Fede La sede del Dicastero per la Dottrina della Fede

Preti e laici lefebvriani, la prassi per il rientro nella comunione cattolica

Il Dicastero per la Dottrina della Fede invia ai vescovi del mondo una comunicazione con ciò che deve essere fatto per riaccogliere quanti decidessero di lasciare la Fraternità San Pio X dopo l’atto scismatico che ha portato alla nuova scomunica

Vatican News

Per il rientro nella comunione cattolica dopo l’atto scismatico del 1° luglio non servirà ripetere l’esperienza delle commissioni speciali, come è stata in passato “Ecclesia Dei”, perché il Dicastero per la Dottrina della Fede ha già messo a punto una prassi sia per i sacerdoti sia per i fedeli laici coinvolgendo direttamente gli ordinari diocesani e i responsabili delle Fraternità che seguono forma antica del rito romano e sono unite con Roma. Le istruzioni vengono trasmesse in questi giorni attraverso le Nunziature, come già annunciato nella Nota esplicativa pubblicata il 2 luglio dal Dicastero.

Riconciliazione per i sacerdoti

La prassi che il Dicastero per la Dottrina della Fede segue, a partire dal 1° luglio 2026, prevede che il sacerdote che ha deciso di lasciare la Fraternità Sacerdotale San Pio X, disposto ad accettare il Concilio Vaticano II e la legittimità del novus ordo Missae, sebbene legato alla forma antica del rito romano, debba “trovare un Ordinario (Vescovo diocesano, Superiore maggiore degli Istituti religiosi di diritto pontificio clericali e delle Società di vita apostolica di diritto pontificio clericali ecc.) disposto ad accoglierlo ad experimentum”. Quindi il sacerdote dovrà “scrivere di proprio pugno al Santo Padre una lettera nella quale si presenta e chiede la remissione delle censure incorse a motivo dell’Ordinazione ricevuta da un Vescovo scomunicato o irregolare, o essendo stato ordinato validamente e legittimamente, sia entrato successivamente a far parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X”.

Professione di fede e Formula di adesione

Il sacerdote dovrà inoltre allegare il certificato di ordinazione sacerdotale e allegare, firmate e datate, “la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate”. Si tratta della Professione che sintetizza i contenuti della fede cattolica e della Formula di adesione con la quale il sacerdote promette fedeltà al Papa impegnandosi a non attaccare pubblicamente lui e il suo magistero. Accoglie la dottrina del numero 25 della Costituzione dogmatica conciliare “Lumen gentium” sull’adesione al magistero della Chiesa. Dichiara inoltre di ritenere valida la celebrazione della Messa secondo i riti promulgati da Paolo VI e Giovanni Paolo II e di aderire alle norme del Codice di Diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II.

Il sacerdote dovrà far inviare i documenti (la lettera con il certificato, la Professione e la Formula di adesione) dall’Ordinario “il quale manifesterà nella lettera di accompagnamento la disponibilità ad accoglierlo ad experimentum nella propria Diocesi o nel proprio Istituto”. Appena ricevuti i documenti dall’Ordinario, il Dicastero redige un Rescritto di remissione delle censure, autorizzando l’Ordinario ad accogliere il sacerdote richiedente “per un periodo di prova di almeno un anno e non più di tre, al termine del quale, si potrà procedere alla sua incardinazione”.

La riconciliazione per i fedeli laici

Questa prassi, spiega il Dicastero “afferisce alla questione della imputabilità o grado di responsabilità soggettiva dei fedeli laici che hanno aderito formalmente o frequentano la Fraternità Sacerdotale San Pio X e che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica”. L’imposizione della pena a laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X non può infatti “essere presunta in modo automatico, ma deve essere valutata caso per caso”.

“Poiché l’imputabilità richiede piena avvertenza e deliberato consenso” si legge nel documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, esempi di imputabilità comprovata possono riguardare: laici facenti parte del Terz’Ordine della Fraternità Sacerdotale San Pio X; laici che partecipano abitualmente alle celebrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, condividendone formalmente le posizioni dottrinali”.

La prassi da seguire

L’eventuale procedura da seguire per i laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X ai quali è stata imposta una pena e che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica “implica un atto formale di piena adesione alla dottrina e obbedienza alla gerarchia cattolica, sotto la giurisdizione dell’Ordinario del luogo, garante dell’unità della Chiesa particolare”. Pertanto, un fedele laico che ha deciso di lasciare la Fraternità Sacerdotale San Pio X deve presentare al suo vescovo la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate. “Una volta ottenuta la documentazione, l’Ordinario del luogo provvederà ad accogliere il fedele laico nei tempi e nei modi che riterrà più opportuni”.

I laici non imputabili

Nel documento si precisa che “non sono da ritenersi imputabili: laici che abbiano frequentato la Fraternità Sacerdotale San Pio X solo per motivi liturgici o spirituali; laici che, pur consapevoli delle tensioni con la Santa Sede, non rifiutano il Magistero o l’autorità del Romano Pontefice”. Per quanto riguarda questi ultimi, basterà che si rivolgano “ad un sacerdote in piena comunione, con la decisione di non frequentare in futuro la Fraternità Sacerdotale di San Pio X”.

 

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02 luglio 2026, 17:00