Aids, la Santa Sede all’Onu: più cure per madri e bambini nei Paesi meno sviluppati
Vatican News
La lotta all’Hiv/Aids sta portando i suoi frutti nel mondo, con una riduzione delle nuove infezioni dal 2010, più significativa nell’Africa subsahariana, ma molte persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, sono ancora esclusi dalla terapia antiretrovirale, e i bambini rimangono particolarmente vulnerabili, tanto che al 3 per cento di sieropositivi in età pediatrica, corrisponde il 12 per cento di vittime per la malattia. E’ la drammatica constatazione della Missione dell’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, nell’ intervento alla Riunione ad alto livello del 2026 sull’Hiv/Aids dal titolo: “Uniti per porre fine all’Aids”, pronunciato il 10 luglio.
L’assistenza di qualità protegge madri e figli
Monsignor Marco Formica, incaricato d’affari ad interim della Missione chiede per questo test adeguati e trattamenti costanti a partire dalle madri a rischio e sieropositive, dato che “un'assistenza prenatale, perinatale e postnatale di qualità protegge sia le madri che i loro figli”. È fondamentale allora, per la Santa Sede, garantire “la diagnosi precoce e l'accesso costante al trattamento per i bambini sieropositivi, con formulazioni adatte alla loro età”.
Il ruolo della sanità cattolica
Da parte loro, assicura la Missione dell’Osservatore Permanente, le istituzioni sanitarie cattoliche, “che forniscono circa un quarto di tutte le cure relative all'Hiv a livello mondiale”, continueranno a fare la loro parte per garantire che tutte le persone che vivono con l'Hiv “ricevano cure e assistenza nel rispetto della loro intrinseca dignità umana”.
Ampliare la disponibilità delle terapie antiretrovirali
Nel suo intervento, monsignor Formica chiarisce che la Santa Sede “riconosce i progressi compiuti nella prevenzione e nel trattamento dell'Hiv e dell'Aids negli ultimi cinque anni e i grandi passi avanti compiuti complessivamente dal primo incontro di alto livello su questo tema nel 2001”. Grazie alla terapia antiretrovirale, oggi “le persone con Hiv possono vivere più a lungo e condurre una vita più sana”. La Santa Sede sottolinea che però andrebbero ulteriormente rafforzate le partnership multisettoriali, che “sono state fondamentali per ridurre i costi e ampliare la disponibilità dei trattamenti”.
Per la dignità umana, cure uniformi per tutti
La Missione dell'Osservatore Permanente denuncia quindi che molte persone nel mondo sono ancora escluse dalle cure e che il rafforzamento dei sistemi sanitari e lo sviluppo delle capacità di ricerca, sviluppo, innovazione e produzione in campo medico nei Paesi in via di sviluppo “sono essenziali per garantire cure e trattamenti uniformi per tutti, contribuendo in ultima analisi alla promozione e alla tutela della dignità umana, dono di Dio”. E’ quello che ha chiesto Papa Leone XIV, nella sua visita all'ospedale De La Croix di Jal el-Dib, in Libano, nel dicembre 2025, dicendo che “Non possiamo concepire una società che corre a tutta velocità aggrappandosi ai falsi miti del benessere, ignorando al contempo tante situazioni di povertà e vulnerabilità”.
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