Grech, la Chiesa asiatica protagonista del cammino sinodale
Vatican News
«Non si tratta di parlare della sinodalità, ma di cercare come viverla nella vita ordinaria delle nostre Chiese». Con queste parole il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ha indicato alla XII Assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc) — in corso a Jakarta, in Indonesia, fino a domenica 26 luglio — la prospettiva fondamentale della fase successiva al Sinodo sulla sinodalità: il protagonismo delle Chiese locali.
«Il soggetto della fase di attuazione e del cammino delle Assemblee è, anzitutto, la Chiesa locale», ha affermato oggi, 24 luglio, il porporato, sottolineando che tale affermazione non ha un valore «meramente organizzativo». La Chiesa locale, infatti, lungi dall’essere una «mera suddivisione amministrativa» della Chiesa universale, è per Grech una «vera manifestazione della Chiesa in un luogo particolare, dove il Vangelo è annunciato, i sacramenti sono celebrati e i fedeli sono riuniti nella comunione con Cristo».
Doni, esperienze, risorse e testimonianza
Nel suo intervento all’Assemblea — dal tema “La chiamata alla conversione sinodale e la missione di essere ponti e costruttori di ponti in Asia” — il segretario generale del Sinodo ha ricordato che la Chiesa universale non può essere considerata una realtà astratta separata dalle comunità concrete nelle quali vive. «Se una Chiesa locale non offre il proprio contributo priva la Chiesa universale di qualcosa di vitale», ha spiegato, perché ogni Chiesa particolare porta con sé «doni, esperienze, risorse e una testimonianza peculiare».
Ripercorrendo il cammino sinodale avviato nel 2021, il cardinale ha rievocato la domanda che ne ha guidato il percorso: come raggiungere il Popolo di Dio? Da questa impostazione è derivata una scelta precisa: «La partecipazione di tutti non poteva essere soltanto il contenuto», ma «anzitutto il metodo. Allo stesso modo, il Popolo di Dio non poteva essere semplicemente l’oggetto: doveva soprattutto essere il soggetto del cammino». Per questo «ascoltare la Chiesa — e questa è stata fondamentalmente l’intenzione, poiché una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto — significa, concretamente, ascoltare le Chiese».
Rafforzare la comunione e sostenere la missione
Grech ha quindi richiamato il valore della reciprocità tra le Chiese, chiamate a condividere esperienze e doni. Il processo sinodale, ha spiegato, non mira anzitutto alla produzione di nuovi testi, ma a favorire «una circolazione dei doni che rafforzi la comunione e sostenga la missione».
Una delle novità emerse dal cammino sinodale è stata la «restitutio continua»: ogni passaggio del processo è tornato alle comunità locali per essere nuovamente accolto. «Il movimento non era dunque più unidirezionale, ma bidirezionale, anzi circolare», ha affermato Grech. Una scelta necessaria perché il lavoro sinodale non si separasse dalla vita reale delle comunità: «Soltanto ascoltando e riascoltando le Chiese locali, cioè il Popolo di Dio “in carne e ossa”, composto da uomini e donne battezzati, si poteva avere sufficiente garanzia che il lavoro di un numero ristretto di «esperti» non finisse semplicemente per «passare sopra» alla base ecclesiale».
La peculiarità della Chiesa in Asia
Rivolgendosi in particolare alla Chiesa in Asia, il cardinale ne ha sottolineato il peso della esperienza: il dialogo con le religioni, la pluralità culturale, la condizione spesso minoritaria dei cristiani e la vicinanza ai poveri rappresentano luoghi nei quali lo Spirito continua ad agire. «La domanda fondamentale non è anzitutto che cosa le Chiese dell’Asia riceveranno dal Sinodo», quanto piuttosto «quale dono lo Spirito Santo desideri offrire, attraverso di esse, all’intera Chiesa».
La fase attuale, quella della recezione, sarà decisiva in quanto, sotto molti aspetti, «quella più importante», ha annunciato Grech, ricordando che il Sinodo non può limitarsi a documenti o decisioni formali, ma deve diventare esperienza vissuta nelle Chiese.
Il ruolo dei vescovi
Anche il ruolo dei vescovi viene illuminato dalla prospettiva sinodale: «La sinodalità non è soltanto una questione di partecipazione, ma anche un’opportunità per comprendere più profondamente il servizio dell’autorità affidato al Vescovo diocesano». Il vescovo, ha proseguito, è chiamato ad ascoltare il Popolo di Dio e accompagnare il discernimento ecclesiale, custodendo la comunione.
«L’attuazione del Sinodo porterà il suo frutto più pieno quando ogni Chiesa locale riconoscerà se stessa, al contempo, come destinataria e come portatrice di un dono», ha concluso il segretario generale del Sinodo dei vescovi rimarcando che, in questo fruttuoso scambio tra Chiese, «la Chiesa continua a crescere come comunione e come missione».
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