La supplica dell'arcivescovo Gallagher, inviato del Papa (il secondo da sinistra), davanti all'icona della Madonna del Sacro Scapolare del Monte Carmelo di Berdychiv (Ucraina) La supplica dell'arcivescovo Gallagher, inviato del Papa (il secondo da sinistra), davanti all'icona della Madonna del Sacro Scapolare del Monte Carmelo di Berdychiv (Ucraina)

Gallagher a Berdychiv: supplica per la pace alla Madonna del Monte Carmelo

In Ucraina, l’arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stati, inviato di Leone XIV per le celebrazioni del 35.mo anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino, celebra la Messa di domenica 19 luglio nel santuario del Monte Carmelo di Berdychiv. “Preghiamo insieme per la pace, dono di Dio” è il suo invito. Domani Gallagher avrà diversi incontri istituzionali e politici, tra cui quelli con il ministro degli Esteri ad interim e con il presidente Zelensky

Roberto Paglialonga – inviato a Berdychiv (Ucraina)

Una spianata affollata di oltre 3 mila persone accoglie oggi, 19 luglio, nel Santuario del Monte Carmelo di Berdychiv, a circa due ore di macchina a sud-ovest di Kyiv, le celebrazioni per il 35.mo anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino in Ucraina. Famiglie, bambini, giovani, ma anche tanti anziani e persone in situazioni di fragilità, riempiono festanti il prato dove si tiene la Messa, che per la prima volta da quando è iniziata la guerra si svolge all’aperto, sotto un cielo plumbeo che a pochi minuti dall’inizio non manca di scaricare qualche scroscio d’acqua. Il brutto tempo però si placa e lascia via via spazio, alla fine, a un sole caldo inusuale a queste latitudini. Berdychiv è la città che ospita un dei luoghi più sacri per i cattolici di Ucraina, e non solo, ma che, tra le sue curiosità, annovera anche quella di aver dato i natali nel 1857 allo scrittore britannico-polacco, Joseph Conrad, conosciuto in particolare per i grandi romanzi e racconti, come “Lord Jim”, “Cuore di tenebra” e “La linea d’ombra”.

Fedeli al santuario in attesa dell'inizio della celebrazione
Fedeli al santuario in attesa dell'inizio della celebrazione

Venticinque anni dalla visita di san Giovanni Paolo II

L’arcivescovo Paul Richard Gallagher è al quarto giorno della sua missione nel Paese come inviato speciale di Papa Leone per questa occasione particolare, che nel 2026 viene vissuta anche nel contesto delle commemorazioni dei 25 anni della storica visita di san Giovanni Paolo II. Una missione “duplice, sia pastorale che diplomatica”, con in programma molti incontri con le autorità politiche, tiene a precisare nell’omelia il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede. E che gli consente però, soprattutto, di “essere in unione di preghiera con voi, in particolare con i malati e i sofferenti”, e di invocare davanti alla Madonna il dono della pace e della giustizia, in modo particolare per la “cara” Ucraina. “Madre di Dio e Madre del Sacro Scapolare del Monte Carmelo, ci rivolgiamo ora a te, di fronte all'icona miracolosa qui venerata, con la preghiera di lode che innalziamo a Dio e con suppliche affinché Egli ci conceda la sua pace”, è l’invocazione che il presule eleva all’inizio, in questo giorno di festa.

Una notte di violenti bombardamenti su Kyiv

eUna pace quantomai necessaria per un Paese martoriato da quasi quattro anni e mezzo di guerra. Anche tra sabato e domenica, a Kyiv, la notte è stata carica di intensi bombardamenti: tra le 1.25 e le 2.45 antimeridiane circa, violenti raid missilistici si sono abbattuti su diversi quartieri della capitale. Un morto e oltre una decina i feriti, dicono i bilanci delle autorità. Per molti si è trattato dell’attacco più pesante di questo tipo nel corso del conflitto. Alcuni dei circa 42 missili balistici russi, sparati da Bryansk, Kursk e Rostov, e un centinaio di droni, sono caduti anche nel quartiere della nunziatura apostolica, dove sono ospitati Gallagher e la delegazione che lo accompagna, facendo tremare porte e finestre della palazzina e costringendo gran parte del suo personale – oltre a chi firma questa corrispondenza – a dormire in un rifugio appositamente adibito.

La processione dell'icona
La processione dell'icona

L’arrivo al santuario di Berdychiv e la processione con la Madonna

Accompagnato dal nunzio apostolico a Kyiv, Visvaldas Kulbokas, monsignor Gallagher arriva al monastero carmelitano, situato nella regione di Zhytomyr e proclamato santuario nazionale – la costruzione risale al 1634, per volontà del voivoda di Kyiv, Janusz Tyszkiewicz Łohojski, mentre la consacrazione è del 1642 – nella mattinata di domenica. Ad attenderlo i rappresentanti delle autorità e del corpo diplomatico accreditato, nonché migliaia di pellegrini provenienti da diverse parti del Paese. La Messa, arricchita da canti evocativi in lingua ucraina e abbellita da diverse composizioni floreali, con girasoli e rose di colore blu e giallo, viene significativamente concelebrata da tutti i membri della Conferenza dei vescovi cattolici di rito latino, e dal capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, giunto assieme ad altri fedeli cattolici di rito orientale. Molti dei presenti sventolano bandiere, chi ucraine, chi polacche, a centinaia chinano il capo al passaggio della processione che dà l’avvio alla festa, con la croce in testa e più dietro il quadro della Madonna, l’immagine della Madre di Dio di Berdychiv, nello stile dell'antica icona “Salus Populi Romani”, venerata in questa terra almeno dal XVI secolo.

La vicinanza di Papa Leone XIV

“Esorto tutti a tenere particolarmente a cuore coloro che soffrono maggiormente per la guerra”, ha detto nel suo messaggio inaugurale e di benvenuto il vescovo ordinario cattolico della diocesi di Kyiv-Zhytomyr, Vitalij Kryvytsky, sottolineando come proprio queste persone abbiano più bisogno dell’intervento di Dio e dell’intercessione della Vergine Maria, e formulando poi parole di gratitudine per il Pontefice. Prima di percorrere il filo che lega le tre Letture, Gallagher trasmette a tutti “i saluti di Papa Leone XIV”, e garantisce l’assicurazione “della Sua vicinanza spirituale”. E iniziando la sua omelia, pronunciata in testa e in coda in italiano dallo stesso inviato speciale, e letta in ucraino per le parti restanti dal vescovo di Kam’’janec’-Podil’s’kyi, Eduard Kava, si chiede – rivolgendosi agli astanti – se esista qualcuno che “meglio di Dio, nostro Creatore e Salvatore”, conosca “i percorsi di pace”, capisca “le sofferenze dell'umanità”, sia “capace di ridarci il senso della vita, rinvigorirci e rinnovarci”; o qualcuno “meglio della Madre di Dio” per accompagnarci e intercedere “per noi” presso Dio.

La forza della preghiera e la pace dono di Dio

Nel libro dei Re viene trattato l’episodio di Elia che per sette volte deve innalzare la sua invocazione a Dio prima di essere ascoltato ed esaudito. Il profeta ha incontrato il Signore proprio sul Monte Carmelo, e in virtù di questo è certo che Egli vorrà concedere una “pioggia vivificante per il proprio popolo e per la propria terra”, e pertanto la sua preghiera è insistente. “Elia è già stato perseverante durante un lungo periodo di persecuzione da parte degli uomini, e dimostra ancora di essere perseverante e fiducioso fino alla fine”, dice l’arcivescovo. Perciò si vede come “l’esempio di Elia incoraggia pure noi a non abbassare le braccia, a non disperarci nelle difficoltà e tenere instancabile la preghiera e viva la speranza in Dio”. E se subito il Signore, nel passo biblico, non sembra dare risposte, al settimo tentativo di Elia, manda un segno: il profeta va ad osservare il cielo un’ultima volta, ed “intravvede una piccolissima nuvoletta che sale dal mare”. E in quel momento “capisce che la risposta di Dio arriva in modo abbondante, nella forma di una pioggia diluviosa”. Questo – sottolinea il presule – “fa capire che solo da Dio possono provenire grazie vere e copiose. Come la pace che noi invochiamo”, e che è soprattutto “dono di Dio”. Mai abbandonare la perseveranza e perdere la speranza, aggiunge dunque, perché “l’unica cosa che Dio si attende da noi, è la fede, insieme al nostro agire giusto e al pentimento per i peccati, e alla preghiera umile e fiduciosa”. La parte successiva dell’omelia è dedicata invece alla Madonna. Perché se Elia nella Lettura prega per il suo popolo, “noi oggi abbiamo la stessa Madre di Dio che prega per noi”, e a lei “affidiamo le nostre necessità”.

L'altare della celebrazione con l'Icona della Madonna del Monte Carmelo
L'altare della celebrazione con l'Icona della Madonna del Monte Carmelo

L’intercessione della Madre di Dio per noi

La preghiera odierna, sottolinea Gallagher, include anche “la richiesta di perdono per la mancanza di fiducia in Dio e nella potenza di intercessione della Vergine”. Se Maria infatti è l’esempio di come si possa obbedire a Dio, seguendo con il suo sì “fedelmente il cammino che Lui ha preparato per Lei”, la domanda è, anche e soprattutto nel difficile tempo presente, se noi siamo pronti “a seguire in pieno l’esempio che ci viene indicato dalla Madre di Dio”. Il dono di Maria come Madre ci viene indicato nel passo del Vangelo di Giovanni, ed è lo stesso “Gesù ad affidarci a Lei come Madre”: “Ciò costituisce per noi un dono e un privilegio immenso, ma pure un dovere nostro nei confronti della Madre di Dio”, e solo “quanto più diventiamo consapevoli di questo dono”, tanto più efficace diventa la sua intercessione per noi. La celebrazione al santuario carmelitano è perciò anche il momento per rinnovare il proposito di affidarsi a Maria con fiducia, perché – dice ancora l’arcivescovo – il Maligno non semina solo “odio, divisione e morte tra gli uomini”, ma insinua le sue tentazioni, e spinge “verso lo scoraggiamento, la disperazione e la delusione, soprattutto quando ci sembra di essere stati abbandonati e che non vi sia alcuno, nel mondo, capace di venirci in aiuto e di proteggerci”.

L'arcivescovo Gallagher nel corso dell'omelia
L'arcivescovo Gallagher nel corso dell'omelia

Niente deve distruggere l’amore, la speranza e la fiducia in Dio

Nella Seconda Lettura, dalla Lettera ai Galati, Paolo parla della “nostra dignità di figli di Dio”, grazie alla quale noi “non siamo schiavi delle nostre infermità fisiche, della nostra povertà, indipendentemente dalle cause personali e collettive per cui ci mancano il cibo, l’acqua, oppure la luce e il riscaldamento nell'inverno”, spiega. Perché “nessuno è in grado di sminuire la nostra dignità agli occhi di Dio; neanche il demonio della guerra che ci attacca”. Ma solo “quando siamo davvero consapevoli del nostro essere figli di Dio e figli della Madre di Dio, nessuno è in grado di rattristarci profondamente, neanche nel momento in cui piangiamo amaramente i nostri morti”. E’ l’incoraggiamento che Gallagher rivolge nel corso dell’omelia, oltre che l’invito a non permettere “che il pianto del momento presente distrugga la fiducia, l’amore e la speranza che Dio stesso ha seminato in noi, proprio perché nessuna guerra e nessuna morte può diminuire l'amore di Dio verso di noi e le grazie che Lui ci ha elargito”. L’inviato di Papa Leone, poi, conclude con una invocazione alla Madonna di Berdychiv:

Madre di Dio venerata nell'icona di Berdychiv e Madre della Speranza, intercedi per l'Ucraina, intercedi per la Chiesa cattolica e per tutte le Chiese e le Comunità di fede in questo Paese. Intercedi per le Autorità statali che hanno numerose sfide da affrontare in questo periodo. Intercedi per chi si trova al fronte, intercedi per i morti e i feriti. Prega per tutti noi, affinché attraverso la nostra fede e le opere di giustizia e di pace possa risplendere la nostra vera dignità dei figli di Dio. Intercedi per noi, poveri peccatori, affinché Dio misericordioso conceda la pace tanto desiderata qui in Ucraina e in tante altre parti del mondo!

I doni dei giovani al termine della Messa
I doni dei giovani al termine della Messa

I doni dei giovani. Per loro “una gioia la vicinanza del Papa”

Nelle preghiere dei fedeli, l’invocazione a che anche i cristiani siano preservati dal coltivare l’odio nei propri cuori. Al termine della Messa, alcuni ragazzi e ragazze donano a monsignor Gallagher dei fiori e un’immagine lignea della Nostra Signora di Berdychiv. “E’ una gioia che il Papa sia vicino all’Ucraina e al suo popolo”, dicono emozionati. “Con lei qui sentiamo che la Chiesa è una comunità unita”. Quindi, i discorsi di saluto del presidente della Conferenza dei vescovi cattolici dell’Ucraina, dell’arcivescovo maggiore greco-cattolico di Kyiv-Halyč, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, dei rappresentanti dell’amministrazione locale e del provinciale dei Carmelitani in Ucraina. Al termine, l’icona della Madonna viene riposta sul baldacchino e trasportata nuovamente all’interno della chiesa, dove monsignor Gallagher, i vescovi e i sacerdoti concelebranti sostano ancora alcuni minuti in preghiera.

Gli incontri del 20 luglio

Nel pomeriggio, il rientro a Kyiv dove l’inviato del Papa incontra i rappresentanti del Consiglio pan-ucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose. Domani, 20 luglio, appuntamenti con i vertici delle autorità politiche, tra cui il ministro degli Esteri ad interim, Andrji Sybiha, e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

L'arcivescovo Gallagher con i vescovi cattolici di rito latino ucraini, il nunzio Kolbokas e sua beatitudine Schevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina
L'arcivescovo Gallagher con i vescovi cattolici di rito latino ucraini, il nunzio Kolbokas e sua beatitudine Schevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina

 

 

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19 luglio 2026, 16:31