Dove si impara a custodire la memoria della Chiesa
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
C'è un apostolato che si esercita nel silenzio degli archivi, tra pergamene, bolle pontificie e antichi manoscritti. È quello di chi studia, custodisce e trasmette la memoria documentaria della Chiesa, mettendo la ricerca storica al servizio della verità. A questo prepara, dalla fine del diciannovesimo secolo, la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica dell'Archivio Apostolico Vaticano.
La memoria al servizio della verità
"Studiare alla Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica significa muovere i primi passi nella custodia della memoria storica della Chiesa universale", spiega a Vatican News Enrico Flaiani, docente di Archivistica generale e applicata e Conservazione dei beni archivistici.
"Gli archivi e i documenti pontifici conservano la memoria concreta di secoli di vita della Chiesa, delle comunità cristiane, dei santi, delle missioni e delle opere di carità". Per questo, aggiunge, è fondamentale "servire la verità storica evitando letture false, tendenziose o soltanto superficiali della storia della Chiesa". Solo una ricerca rigorosa, infatti, permette di svolgere 2un buon servizio alla Chiesa" e di vivere la competenza archivistica come "una forma concreta di apostolato intellettuale".
L'intuizione di Leone XIII
La Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica nacque per volontà di Leone XIII con il motu proprio Fin dal principio del 1° maggio 1884, in continuità con la lettera Saepenumero considerantes, con la quale il Pontefice aveva promosso il rilancio degli studi storici e l'apertura dell'allora Archivio Vaticano agli studiosi. L'obiettivo era formare "nel giovane Clero" specialisti capaci di leggere, interpretare e valorizzare i documenti della Santa Sede, favorendo una ricerca storica rigorosa sul Pontificato e sulla vita della Chiesa.
Fin dall'inizio la Scuola si inserì in un contesto internazionale di grande fermento culturale, segnato dalla nascita dei principali istituti storici europei, come l’Österreichische Historische Institut, l’École française, il Preußische Historische Station o la scuola presso l'Archivio di Stato, dedicati allo studio delle fonti conservate a Roma. Inizialmente l'istituzione offriva un corso biennale di Paleografia medievale; nel tempo ha ampliato la propria offerta con l'Archivistica, introdotta da Pio XI, e successivamente con la Paleografia greca, voluta da Paolo VI.
Studiare sui documenti originali
Oggi la Scuola ha sede presso l'Archivio Apostolico Vaticano ed è aperta a laureati provenienti da diversi ambiti disciplinari, dalle lettere alla teologia, dal diritto ai beni culturali. L'ammissione prevede il possesso di una laurea magistrale o della licenza nelle università pontificie, una lettera di presentazione e, per alcuni corsi, specifiche prove di selezione.
Uno degli aspetti che caratterizzano la didattica è il contatto diretto con le fonti. Gli studenti svolgono infatti le esercitazioni su documenti e manoscritti originali provenienti dall'Archivio Apostolico Vaticano e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, imparando a leggere, descrivere, ordinare e conservare un patrimonio documentario unico al mondo. L'offerta formativa comprende corsi biennali divisi negli indirizzi di Paleografia, Diplomatica e Archivistica e di Archivistica moderna e contemporanea, un corso annuale di Paleografia greca e quello di aggiornamento destinato al personale della Curia Romana.
Un titolo riconosciuto anche in Italia
La formazione offerta dalla Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica trova riconoscimento anche al di fuori dello Stato della Città del Vaticano. Il valore dei diplomi rilasciati era già previsto dal Concordato del 1929 ed è stato confermato dagli Accordi di revisione del Concordato del 1984. A darne piena attuazione è stato il regolamento emanato il 24 dicembre 2024, che disciplina il riconoscimento dei titoli nell'ordinamento italiano.
Custodire il passato per servire il presente
Per Flaiani, conservare gli archivi della Chiesa non significa semplicemente preservare antiche carte. "Custodire e trasmettere la memoria della Chiesa è un servizio alla verità e ai fedeli. Non si tratta semplicemente di leggere o conservare vecchie carte, ma di studiare e conoscere le testimonianze attraverso le quali uomini e donne hanno vissuto il messaggio di Cristo nel corso dei secoli".
È una missione silenziosa, spesso poco visibile, ma essenziale. Perché la memoria custodita negli archivi non appartiene soltanto al passato: continua a illuminare il presente della Chiesa e a consegnare alle generazioni future una storia fondata sulla ricerca, sul rigore e sulla verità.
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