“Donne Chiesa Mondo”. Le streghe, storia di una persecuzione lunga secoli
di Federica Re David
A un certo punto della storia europea, migliaia di donne si ritrovarono a incarnare il volto del male. Bastava una carestia, una malattia, una tempesta improvvisa. Bastava essere vedove, vivere sole, conoscere le erbe medicinali, avere una lingua troppo sciolta o una personalità troppo indipendente. Il sospetto prendeva forma rapidamente: c'era lo zampino del diavolo. E il diavolo, sempre più spesso, “parlava” attraverso una donna.
La stregoneria diventa così uno dei luoghi in cui si intrecciano paura, superstizione e controllo sociale. Non è un'eresia in senso stretto, non riguarda il dissenso teologico. Riguarda piuttosto il peccato: il rapporto con il demonio, gli accoppiamenti infernali, i voli notturni verso i Sabba. Ed è un peccato che, nella costruzione culturale dell'Occidente, finisce per assumere un carattere profondamente femminile.
«Nella Vulgata latina della Bibbia, (Esodo 22,18) si legge che non bisogna lasciar vivere i maleficos, un plurale maschile sovraesteso che comprende anche le donne. Ma a un certo punto la vocale finale viene modificata e la parola diventa esclusivamente femminile», spiega Marina Benedetti, professoressa di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all'Università Statale di Milano. Un dettaglio solo in apparenza linguistico. «Se persino l'autorità biblica viene piegata a un progetto di marginalizzazione della donna e di repressione della sua libertà, significa che siamo di fronte a qualcosa di molto più grande».
Quel cambiamento di vocale racconta una storia lunga secoli: la trasformazione della donna in sospetta favorita del demonio. Una storia fatta di controllo, silenzi imposti e punizioni esemplari. Come nel caso di Giovanna d'Arco.
Nel Medioevo, ricorda Benedetti, la donna vive una condizione di minorità giuridica. «Nel Decreto di Graziano, il testo fondativo del diritto canonico, si afferma che le donne non devono parlare nelle assemblee. Giovanna, invece, parla. Guida eserciti, prende decisioni, rivendica la propria missione. Non riescono a dimostrare che sia una creatura del demonio: la sua verginità la protegge da quell'accusa. Così la colpiscono altrove. La condannano come eretica e la mandano al rogo. Di fatto, anche perché indossa abiti maschili».
La caccia alle streghe dilaga in Europa tra 1450 e il 1750. E c’è un testo in latino che scatena la superstizione e le persecuzioni: Malleus Maleficarum (Il Martello delle malefiche) pubblicato nel 1487 in Germania da due frati domenicani, Heinrich Kramer e Jacob Sprenger. Un testo che la Chiesa non ha mai adottato ufficialmente (ma neppure messo all’indice) di cui furono pubblicate 34 edizioni per oltre 35 mila copie. A partire dal titolo, con la parola maleficarum declinata al femminile (eccolo, il cambiamento della vocale) perché, si legge, la donna è mas occasionatus (un maschio mancato) e, a causa della sua debolezza e del suo intelletto inferiore, è predisposta a cedere alle tentazioni di Satana. Le streghe volano e hanno rapporti sessuali con i demòni, creano burrasche e sortilegi. Sono, insomma, i perfetti capri espiatori per ogni genere di sciagura. E dunque, i pettegolezzi pubblici sono sufficienti per portarle a processo e le confessioni possono essere estorte con la tortura: in particolare, è raccomandato l'uso del ferro infuocato per la rasatura dell'intero corpo in cerca dello stigma diaboli (il marchio del diavolo).
«Le donne - osserva Benedetti - pagano sempre con il loro corpo». Però la condanna al rogo ha un impatto troppo forte, «tant’è che gli inquisitori le consegnano al braccio secolare, ai tribunali civili, per garantire un ordine pubblico che faccia accettare l'odore della carne bruciata».
Gli storici hanno dato letture diverse del legame tra la bolla promulgata nel 1484 da Innocenzo VIII, Summis desiderantes affectibus (Desiderando con sommo ardore), e il Malleus Maleficarum, pubblicato tre anni dopo. Secondo Marina Montesano, docente di Storia Medievale all'Università di Messina e autrice di Andare per i luoghi della stregoneria (Il Mulino) la bolla papale è «apparentemente una prosecuzione sulla linea di quei documenti con i quali già nei due secoli precedenti il pontificato aveva espresso la propria preoccupazione verso i fenomeni ereticali e magici». In realtà è «una svolta gravida di conseguenze: il testo non fa un riferimento esplicito alla stregoneria, ma l’accusa del pontefice si serve di toni talmente radicali da distaccarsi dalle comuni denunce di pratiche magiche. La bolla di Innocenzo ratifica l’operato degli inquisitori domenicani Jakob Sprenger e Heinrich Krämer (detto Institor) nell’attuale Austria; poco dopo gli stessi Domenicani danno alla luce un testo intitolato Malleus».
In un’Europa in cui la caccia alle streghe causò circa 50 mila vittime (cifre stimate perché molti archivi vennero dati alle fiamme), la Germania si è distinta per alcuni degli eventi più sanguinosi. Come i processi alle streghe di Würzburg, in Baviera (1626-1631) che portarono alla condanna a morte di circa 900 persone, donne all’80%. La follia inquisitoria colpì trasversalmente ogni strato sociale, ma fu l'indignazione per l'estensione dei roghi ai bambini a spingere le autorità a fermarla.
A Roma, sede del papato, non ci fu mai una caccia alle streghe, nessuno venne mandato al rogo con questa accusa. Anche uno dei più celebri processi italiani, quello di Triora, in Liguria (1587- 1589) si concluse senza fiamme. Venti donne, accusate di essere artefici di una carestia che durava da due anni, furono arrestate e, sotto tortura, ne denunciarono altre. Diciassette donne furono condannate a morte. Secondo la gran parte degli storici, furono tutte liberate dal Doge di Genova. Non si salvarono, invece, le streghe della Val Camonica , teatro della più grande strage in Italia. Nei primi anni del Cinquecento, 67 donne e un uomo furono mandati al rogo tra Brescia e i paesi vicini, con l’accusa di aver causato siccità e malattie. Nel 1518, mentre avanzava della Riforma protestante, la persecuzione si intensificò e altre 80 persone trovarono la morte tra le fiamme.
La caccia alle streghe attraversò l’Atlantico con i Padri Pellegrini puritani e culminò nel 1693 con i processi di Salem, in Massachusetts. Tutto cominciò quando Elizabeth Parris e Abigail Williams, figlia e nipote del pastore, manifestarono comportamenti ritenuti inspiegabili: «Entravano nelle buche, strisciavano sotto sedie e sgabelli con buffi gesticolii e facevano discorsi ridicoli, assurdi e incomprensibili». Dopo che un medico ipotizzò una possessione diabolica, scattò una persecuzione a catena: ragazze torturate facevano i nomi di altre, e denunce piovevano su donne sole che curavano con le erbe. La psicosi collettiva trasformò queste donne in capri espiatori delle paure della comunità. Oltre 150 persone furono incarcerate e 19 impiccate: 13 erano donne, per lo più anziane e poverissime. Un uomo fu “schiacciato a morte” per essersi rifiutato di parlare. La vita della colonia si paralizzò: raccolti e bovini abbandonati, mulini fermi.
In molte parti del mondo la caccia alle streghe continua, come denunciano diversi rapporti del Consiglio dei diritti umani dell’Onu: «Ogni anno centinaia di migliaia di persone vulnerabili subiscono violenze in luoghi come l’Africa subsahariana, l’India e Papua Nuova Guinea». «Almeno 20.000 “streghe” sono state uccise in 60 paesi tra il 2009 e il 2019». Le moderne persecuzioni, sono «alimentate in gran parte dal fondamentalismo religioso e ulteriormente aggravate da fattori come le guerre civili, la povertà e la scarsità di risorse». Amnesty International ha denunciato la situazione del Ghana, dove esistono ancora quattro campi informali che ospitano centinaia di presunte streghe, quasi tutte tra i 50 e i 90 anni.
La misoginia resta un fattore decisivo. A essere colpite sono soprattutto le donne più vulnerabili o considerate "fuori norma": vedove, anziane, disabili, e quelle percepite come troppo autonome o indipendenti. Le accuse di stregoneria continuano a essere uno strumento di controllo sui corpi femminili e in alcuni contesti favoriscono la tratta di esseri umani, isolando le vittime dalle loro comunità. «È un discorso che gira sempre intorno al corpo femminile, a quanto sia normato secondo quella che si vuole considerare la norma, cercando i segni del demonio sul corpo delle donne», aggiunge Marina Montesano, il cui ultimo lavoro è Ars magica. Una storia in 20 oggetti (edito da Carocci). «Io lo vedo oggi, qui, nella demonizzazione delle donne islamiche che portano il velo ad esempio», sottolinea.
Marina Benedetti sta scrivendo un libro che uscirà il prossimo anno per Carocci: Masche 1495. I processi alle streghe nel monastero di Santa Maria della Stella a Rifreddo. Masche sono le streghe in piemontese. Il libro racconta «un caso in cui i processi si fanno in un monastero ed è una badessa che agisce contro le donne». Perché «non è che certi meccanismi scattino a caso, scattano per una questione di controllo».
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