Czerny in Kenya: costruire ponti di speranza, giustizia e comunione
Fabrizio Peloni - Città del Vaticano
Costruire autentici «ponti di comunione, speranza, giustizia e buon governo», condividendo la fede e le risorse per far crescere la presenza di Cristo nel mondo. È stata questa la missione affidata dal cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui), ai circa 140 vescovi partecipanti alla Messa presieduta ieri, domenica 19 luglio, a Nairobi, per l’apertura dei lavori della 21ª Plenaria dell’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa Orientale (Amecea). L’assemblea è in corso presso la Catholic University of Eastern Africa della capitale kenyana, fino al 26 luglio, sul tema “Il cammino sinodale dell’Amecea con i giovani: costruire ponti di comunione, speranza, giustizia e buon governo”. Riunisce circa 140 vescovi provenienti dalle nove Conferenze episcopali membri (Sudan, Sud Sudan, Etiopia, Eritrea, Uganda, Kenya, Tanzania, Malawi e Zambia, oltre alle regioni associate di Gibuti e Somalia).
La Messa di apertura dei lavori dell’assemblea Amecea
Questa in Kenya rappresenta per il porporato gesuita una delle ultime missioni ufficiali come prefetto del Dssui. Sabato 18 luglio ha infatti compiuto 80 anni e il Papa lo scorso 30 giugno ha chiamato a succedergli la religiosa salesiana Alessandra Smerilli, con decorrenza dal 1º settembre. Con la domanda «che cos’è, dunque, questo Regno che viene? E come possiamo esserne “servitori”» e con l’invito a riscoprirne la forza trasformante come «un seme colmo di speranza» contro il pessimismo e la rassegnazione, il cardinale, nell’omelia, si è rivolto all’assemblea, prendendo spunto più volte dall’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas. E, commentando il Vangelo del giorno (Matteo 13, 24-43) incentrato sulla realtà del Regno dei cieli, ha ricordato attraverso tre parabole — del grano e la zizzania, del granello di senape e del lievito — «che il Regno non è affatto estraneo o lontano da noi — è molto vicino, già in mezzo a noi —, ma richiede la nostra consapevolezza e, soprattutto, il nostro coinvolgimento concreto».
Giovani, non lasciatevi rubare la speranza
La parabola del granello di senape, ha spiegato Czerny riprendendo l’enciclica del Papa, dimostra l’importanza di non interpretare «il presente come un destino chiuso, ma come un campo aperto alla conversione personale e collettiva» e credere che la forza del Regno si sviluppa «come un seme che, una volta seminato, germoglia e cresce. Mentre il rumore della confusione ci circonda, il bene cresce silenzioso dalla terra». E rivolgendosi ai giovani, li ha esortati: «Non lasciatevi rubare la speranza!», invitando tutti a «imparare sempre più a costruire “ponti di speranza”».
Dialogo con tutti, anche gli interlocutori “scomodi”
Riflettendo sulla parabola del grano e della zizzania, il cardinale ha evidenziato i valori della pazienza e della prudenza propri del Regno di Dio, senza cedere «alla tentazione di misure rapide, facili e istintivamente punitive, rischiando di distruggere il bene là dove già sta faticosamente germogliando». Anche nella vita sociale e nelle relazioni internazionali, ha aggiunto il porporato riprendendo Magnifica humanitas, occorre «favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati più “scomodi” o che non si riterrebbero legittimati a negoziare, usando fino allo stremo l’umiltà e la pazienza per ricucire i più tenui segni di buona volontà delle parti in conflitto, così da avviare una pacificazione».
Costruire ponti con tutti, nella Chiesa e nella società
E l’approccio prudente e paziente dovrebbe condurre a «sviluppare una diplomazia quotidiana, costruendo ponti tra noi e con tutti, sia nella Chiesa sia nella società», ha sottolineato ancora il prefetto del Dssui, citando pure l’omelia di Benedetto XVI per l’inizio del ministero petrino («Il mondo è redento dalla pazienza di Dio. È distrutto dall’impazienza dell’uomo»). Infine Czerny si è soffermato sulla parabola del lievito, indicando come «un lavoro silenzioso, completo e realmente efficace di trasformazione delle situazioni di sofferenza e ingiustizia», aiuti i cristiani a trasformare «silenziosamente il mondo dall’interno, in profonda comunione con Dio e con gli altri», attraverso la forza dello Spirito Santo.
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