Parolin: in Ucraina la pace è ancora inesistente, in Iran si torni ai negoziati
Vatican News
"Mi sembra che stiamo andando purtroppo in senso contrario: c'è un'escalation, mentre le prospettive di pace sono ancora inesistenti". Così il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della presentazione del libro “Pasqua di pace. Da Giovanni XXIII a Leone XIV verso il Giubileo del 2033” del giornalista e direttore del Tg2, Antonio Preziosi, tenutasi questo pomeriggio, 22 luglio, presso Palazzo Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, commentando i più recenti sviluppi della guerra in Ucraina. Il porporato ha riferito che, secondo quanto comunicato dall'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali di ritorno da una missione di sei giorni nel Paese, la notte tra sabato e domenica "c'è stato uno degli attacchi più forti" mai registrati dall'inizio del conflitto.
Tornare al negoziato in Iran
Riguardo all'Iran, il segretario di Stato ha osservato che il memorandum d'intesa è venuto meno e ha espresso preoccupazione per l'evoluzione della situazione. "Non so come si concluderà la vicenda, credo che lo sappiano in pochi, forse nessuno", ha detto, ricordando che vi era la speranza che l'accordo siglato potesse funzionare. L'auspicio, ha proseguito, è che si torni al negoziato per arrivare a un'intesa stabile "per il bene del Paese e anche per il bene del mondo", poiché "queste situazioni mettono in pericolo la pace".
"No ai muri, sì ai ponti"
Sulla recente notizia riguardo il muro che l'esercito israeliano sta costruendo nella Striscia di Gaza, il cardinale ha ribadito la posizione della Santa Sede: "Possiamo ripeterla con uno slogan: no ai muri, sì ai ponti". Un principio che, ha spiegato, rappresenta anche il giudizio del Vaticano sull'iniziativa.
"La violenza non è mai produttiva"
Parolin ha poi commentato gli episodi di violenza avvenuti a Bologna in seguito alla morte di Abderrahim Fakir, esprimendo rammarico per quanto accaduto. "Spero solo che si possa trovare la verità", ha affermato, invitando a svolgere gli accertamenti "in un clima di serenità, certamente senza violenza", la quale "non è mai produttiva", ha aggiunto.
Il ruolo della Chiesa nella pace
Infine, il cardinale ha ribadito il ruolo della Chiesa nella promozione del dialogo e della pace, anche in relazione alle parole di violenza che caratterizzano l'opinione pubblica in Italia dopo la condanna del gioielliere Mario Roggero: "La Chiesa continua a ripetere parole che possano servire", ha affermato, richiamando la parabola del seminatore e auspicando che tali incoraggiamenti "portino frutto". "La Chiesa non si stanca di ripetere" questi richiami e, ha concluso, "al di là dei risultati che si possono ottenere, è giusto continuare a insistere su questi valori che servono a una convivenza pacifica e costruttiva".
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