L'intervento del cardinale Parolin a Palazzo Borromeo L'intervento del cardinale Parolin a Palazzo Borromeo

Parolin: necessaria una “Pasqua di pace” per eliminare la guerra mai degna dell’uomo

Intervenendo alla presentazione del libro “Pasqua di pace. Da Giovanni XXIII a Leone XIV verso il Giubileo del 2033” del giornalista Antonio Preziosi, il cardinale segretario di Stato ripercorre la “staffetta” che attraversa i pontificati post-conciliari, individuando come filo rosso la tessera posta da ogni Successore di Pietro nella costruzione del “mosaico” dell’armonia mondiale. Interviene anche il vicepremier italiano Tajani: la visita del Papa al santuario di Vallepietra è "azione di pace"

Edoardo Giribaldi – Roma

Pacem in terris”, “Mai più la guerra”, il conflitto “mondiale a pezzi” cui contrapporre intelligenza e volontà per risolvere le divisioni “da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche”. Sono parole utilizzate rispettivamente da san Giovanni XXIII, san Paolo VI, Francesco e Leone XIV, cui si affiancano gesti di uguale caratura: la lettera inviata da Giovanni Paolo I al presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, a sostegno dei negoziati di pace di Camp David tra Israele ed Egitto nel 1978; la storica convocazione della Giornata di preghiera per la pace di Assisi il 27 ottobre 1986 che vide riuniti per la prima volta i leader di tutte le grandi religioni mondiali, voluta da san Giovanni Paolo II e ripresa da Benedetto XVI 25 anni più tardi. Una vera e propria “staffetta” che evidenzia come tutti i pontificati susseguitisi al Concilio Vaticano II abbiano rappresentato una tessera posta nella costruzione del “mosaico” della comunione internazionale, per la quale, oggi più che mai, è necessario perseverare promuovendo una “Pasqua di pace”. Riprende il titolo del nuovo libro di Antonio Preziosi, giornalista e direttore del Tg2, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, intervenuto oggi pomeriggio, 22 luglio alla presentazione dell'opera presso Palazzo Borromeo, sede dell'ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

L'unità umana precede i singoli popoli

Pasqua di pace. Da Giovanni XXIII a Leone XIV verso il Giubileo del 2033, questo il titolo completo della pubblicazione delle Edizioni San Paolo, per la quale è intervenuto anche il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, Antonio Tajani. La prolusione di Parolin è un susseguirsi di citazioni storiche dei Pontefici menzionati nel libro, partendo dall'attuale, ovvero da Leone XIV, che ai cardinali nella Messa di inizio Concistoro, il 26 giugno 2026, si era così rivolto: “La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche. L’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e Stati".

Il grido al male e il sussurro alla pace

Un’opera, quella di Preziosi, che è al contempo “esercizio umile di ascolto del magistero”, ma anche di stretta e significativa attualità per il momento storico in cui, come affermato da Leone XIV al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede il 9 gennaio scorso, “preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo”. Da qui la necessità di una “Pasqua di pace” che, come ricordato ancora da Robert Francis Prevost nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace a inizio di quest’anno, ha il respiro dell’eterno, poiché “mentre al male si grida ‘basta’, alla pace si sussurra ‘per sempre’”. 

Nicea e Giubileo, i passi dell'ecumenismo

Dal Concilio di Nicea del 325 d.C., anch’esso tornato di impellente attualità dopo il viaggio del Papa in Türkiye in occasione del suo 1700.mo anniversario, fino alle prospettive del prossimo Giubileo Straordinario del 2033, Parolin evidenzia il lavoro di Preziosi nell’approfondire il “il cammino paziente e complesso dell’ecumenismo” come chiave per “contrastare ciò che oggi impedisce il dialogo" e "permettere di lavorare affinché "la diplomazia possa essere finalizzata alla risoluzione dei tanti fronti di guerra che sono aperti in tutto il mondo”.

Dalla Pacem in terris al "mai più la guerra"

Passando poi all’esame dei pontificati post-conciliari, il cardinale ricorda come l'enciclica Pacem in terris del 1963, “pietra miliare” per ogni uomo e donna di buona volontà e “testamento spirituale” di san Giovanni XXIII, ridisegni il concetto stesso di armonia, alla luce della ragione e non della “forza delle armi”. Altra memorabile invocazione fu quella già citata di san Paolo VI, pronunciata presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York il 4 ottobre del 1965: “Mai più la guerra!” Esortazione corroborata dall’abbraccio con il patriarca ortodosso Atenagora a Gerusalemme il 5 gennaio del 1964, e tanto urgente da essere proseguita anche nel breve pontificato di Giovanni Paolo I, che confermò l’impegno della Chiesa per l’ecumenismo, il dialogo tra le religioni e la pace nel mondo. 

Parole e gesti di unità

Il segretario di Stato si sofferma quindi sul vasto patrimonio lasciato da san Giovanni Paolo II, nel quale, oltre alla Giornata di preghiera per la pace, si annovera l’enciclica Ut unum sint del maggio 1995, appello accorato alle comunità cristiane “ad abbandonare le divisioni per ricercare e ritrovare l'unità, sospinti anche dalle stesse amare esperienze della divisione”. Senza dimenticare la potenza di gesti come l’essere stato il primo Papa a entrare nella sinagoga di Roma, il 13 aprile del 1986, e nella moschea degli Omayyadi a Damasco, il 6 maggio del 2001. Nel segno più concreto della già citata “staffetta”, Parolin sottolinea come Benedetto XVI allargò, il 27 ottobre del 2011, lo storico incontro per la pace voluto dal suo predecessore, includendo esponenti del mondo della cultura e non credenti. Tuttavia, anche Joseph Ratzinger compì gesti di concreta importanza: la preghiera nella Moschea Blu di Istanbul il 30 novembre del 2006 (visitata anche lo scorso 29 novembre da Leone XIV) e lo sforzo per la promozione del dialogo con l’Islam con la creazione di un Forum Cattolico Musulmano.

Il passaggio di testimone tra Francesco e Leone

Con Papa Francesco, poi, si arriva a tempi più recenti, all’immagine della “guerra mondiale a pezzi” da lui per primo evocata, che lo ha spinto a un impegno quotidiano in favore del dialogo con le religioni e la costruzione della pace, collimata con l’enciclica Fratelli tutti, nella quale Jorge Mario Bergoglio “pronuncia una ferma condanna di ogni forma di violenza in nome della religione”. Dal Pontefice argentino al suo successore statunitense, che ha fatto "della pace e del dialogo le parole chiave del suo pontificato” fin dalla sua prima invocazione, quella volta a una “pace disarmata e disarmante”. Un impegno comune all’intera Chiesa e confermato da Leone XIV “in tutti i suoi discorsi, nei documenti e nei viaggi”, puntando anche il dito contro le “guerre dimenticate” dai media durante il viaggio in Africa dello scorso aprile. E proprio ai giornalisti, ricorda ancora Parolin, come accaduto in occasione dell’udienza concessa ai membri della redazione del Tg2 il 16 marzo, il Pontefice ha ricordato la necessità di raccontare le guerre con gli occhi delle vittime e di tutti coloro che soffrono a causa di esse. 

Il "sogno" per il Giubileo del 2033

Terminata questa panoramica, il porporato si sofferma quindi sulla “provvidenziale coincidenza” che offre lo spunto per “riflettere sulla necessità di lavorare per superare tutte le difficoltà storiche che hanno complicato il processo di riavvicinamento ecumenico tra le religioni cristiane”: la contemporanea celebrazione, il 20 aprile del 2005, della Pasqua. Come scrive Preziosi, non si tratta di un semplice “tecnicismo”, ma di un impulso alla ricerca del “superamento di divisioni storiche remote”, che vede nel Giubileo del 2033 un traguardo entro il quale realizzare il “sogno” della celebrazione comune della Resurrezione nel suo bimillenario.

Guarigione dove ci sono ferite

Un orizzonte che Parolin accompagna con uguale speranza, rimarcandolo ulteriormente attraverso le parole rivolte da Leone XIV ai partecipanti alla settimana ecumenica di Stoccolma il 22 agosto dello scorso anno: "I seguaci di Cristo sono chiamati a diventare artefici di riconciliazione: ad affrontare la divisione con coraggio, l’indifferenza con la compassione, e a portare guarigione dove ci sono state ferite". "Spesso", ha concluso il segretario di Stato, "mi si domanda se la pace sia possibile": la risposta, per quanto concerne la diplomazia, è affermativa e risiede nell'impegno umanitario così come nel superamento dei conflitti: "Allora si potrà costruire la pace''.

Tajani e la visita del Papa a Vallepietra

Nel corso del suo intervento, il vicepremier Tajani ha ricordato l'odierna visita di Leone XIV al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra: "In quella chiesetta c'è un affresco che rappresenta la Santissima Trinità in maniera non ortodossa per la chiesa cristiana. Ebbene, il Papa e' andato là, anche questa e' una azione di pace". Ed è proprio per la comunione fra i popoli che, secondo il ministro, ogni cristiano deve lavorare, poiché essa "dipende dalla libertà dell'uomo come ci ha ricordato sant'Agostino". ''Troppo spesso", ha poi aggiunto, "si uccide in nome di Dio ma chi spara in nome di Dio spara a Dio''.


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22 luglio 2026, 18:30