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Il cardinale de Mendonça al Festival di Paraty ©Agência Saíras Il cardinale de Mendonça al Festival di Paraty ©Agência Saíras

Il cardinale de Mendonça al Festival di Paraty: "Il mistero ci visita sempre"

Il prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione è stato ospite della manifestazione letteraria, una delle più importanti del Brasile. “Sapere a memoria il silenzio”, il tema della rassegna, dalla poesia di Orides Fontela che ha ispirato tutti gli incontri di questa ventiquattresima edizione. Il porporato ha parlato di fede, di stupore, di tradizione

Bianca Fraccalvieri - Città del Vaticano

Il Festival Letterario Internazionale di Paraty (Flip) ha ospitato il cardinale José Tolentino de Mendonça nella mattinata di giovedì scorso, 23 luglio. Il prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione ha parlato degli elementi fondamentali alla base della sua opera, in dialogo con la fede, la tradizione e la cultura. Il pubblico brasiliano ha appena accolto la sua prima antologia, Os Enigmas singulares. Tolentino de Mendonça, ha dato voce alla sua poesia Da leggere ai novizi
"Dio non appare nella poesia – scrive il cardinale – ascoltiamo soltanto la sua voce di cenere/e assistiamo senza comprendere/a oscure perizie/La vita esige inventari e dettagli /non ascoltarla/quando inutilmente scruta le sequenze /del suo passaggio /C’è un solo modo vero di pregare:/distendi il tuo corpo lungo la barca/che scende silenziosa il canale/e lascia che le foglie morte del bosco/ti coprano".

Sapere a memoria il silenzio

Il porporato ha condiviso la mesa, l’incontro, con lo scrittore brasiliano Edimilson de Almeide Pereira, con la moderazione della poetessa Sofia Mariutti. Il tema è stato “sapere a memoria il silenzio”, strofa della poesia di Orides Fontela che ha ispirato tutti gli incontri di questa ventiquattresima edizione del Festival.

Un momento dell'incontro
Un momento dell'incontro   (© Agência Saíras)

Lo stupore

Nel corso dell’incontro, durato circa un’ora e mezza, sono stati affrontati numerosi temi, come la forza motrice della poesia che, per il cardinale, è proprio lo stupore: "Lo stupore è l’ombelico del mondo, perché quando siamo capaci di stupirci, siamo vivi. Ovvero, la vita non ci passa accanto. Lasciamo che la vita ci interpelli, che la vita ci ferisca. Quindi la poesia deve essere un’iniziazione allo stupore".  Lo stupore, ha spiegato, genera questo sussulto che ci pone in una relazione profonda con la realtà, sia esterna che interna. E per questo l’ascolto e l’attenzione sono forme tanto importanti.
"Quindi, se vogliamo pregare, dobbiamo aprire gli occhi e dobbiamo essere attenti ai dettagli, alla piega [degli eventi], a ciò che passa, perché Dio passa sempre, ossia, il mistero  ci visita sempre. Ogni giorno si compie il mistero dell’annunciazione". 

Una poesia fedele

La poesia, ha aggiunto il cardinale, richiede un’aderenza alla realtà, perché non è fatta solo di immaginazione, ma anche di una “fedeltà rigorosissima a ciò che è dinanzi a noi”. Come, per esempio, le ferite con cui ci confrontiamo nella nostra esistenza, dato che “la vita non ci è indifferente”. "Questa ferita, che la poesia rende più viva, penso che sia la nostra riserva di speranza per rimanere umani". 

Un momento del dialogo
Un momento del dialogo   (© Agência Saíras)

L'oralità

Un altro dei temi affrontati è stata la cultura dell’oralità nella trasmissione della conoscenza. Il cardinale portoghese ha citato l’esempio della propria famiglia: "Ho avuto la grande fortuna, la grande sorte, di avere una nonna che era analfabeta, ma che è stata, in assoluto, la mia prima biblioteca. E quando ho assunto l’incarico di bibliotecario della Biblioteca Vaticana, che è la biblioteca più straordinaria di questo pianeta, ho voluto, in quel momento, ricordare, con grande emozione, mia nonna, ma non ricordare solo mia nonna, ma ricordare anche tutti gli analfabeti che sono responsabili della trasmissione della letteratura". 
Tolentino de Mendonça ha anche precisato che la cultura della scrittura è “sull’orlo di una grande rivoluzione”, per effetto della tecnologia. A tale riguardo, ha indicato l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV come “un testo pieno di futuro”. 

Pastori del reale

Un altro documento pontificio citato è stato l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, definito "uno dei grandi testi rivoluzionari dell’era contemporanea", per aver messo in guardia dai pericoli dell’antropocentrismo dispotico: "Dunque, noi non siamo i padroni della natura, dell’ambiente, del mondo, ma siamo guardiani, siamo custodi, siamo pastori del reale, di ciò che ci circonda. Se la poesia ci aiuta a convertire lo sguardo, a percepire il mondo e a capire che siamo nel mondo con una missione diversa, penso che offra un grande contributo all’umanità del presente e a quella che verrà dopo di noi". 

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25 luglio 2026, 14:25