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Pietro e Paolo tornano in scena in Vaticano

Dal 16 al 18 giugno, in Piazza Santa Marta, torna lo spettacolo Pietro e Paolo a Roma, scritto e interpretato da Michele La Ginestra con Fabio Ferrari nel ruolo di Paolo. Tre serate sold out promosse dalla Fabbrica di San Pietro per il IV Centenario della Dedicazione della Basilica Vaticana. I protagonisti raccontano genesi, significato e attualità della pièce dedicata ai due apostoli

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

Tra una battuta sulla suocera di Pietro e una domanda destinata a cambiare la storia dell'umanità, due apostoli sulla cinquantina tornano a passeggiare idealmente per le strade di Roma. O meglio stavolta letteralmente “ad limina Apostoli”. Niente effetti speciali né armature da eroi. Discutono, si punzecchiano, si interrogano sulla fede, sulla paura e sulla speranza. Ed è proprio questo dialogo immaginario il cuore di Pietro e Paolo a Roma, lo spettacolo che da lunedì 16 a mercoledì 18 giugno, in prossimità della festa dei due Apostoli, torna in scena nella Città del Vaticano.

L'iniziativa, promossa nell'ambito delle celebrazioni per il IV Centenario della Dedicazione di San Pietro, si svolge nel teatro all'aperto allestito in Piazza Santa Marta, a pochi metri dall'abside disegnata da Michelangelo, uno spazio capace di accogliere 850 spettatori. I biglietti gratuiti per le tre rappresentazioni sono andati completamente esauriti. Alla serata conclusiva di mercoledì parteciperanno anche settanta persone bisognose provenienti da Roma. In maggioranza persone senza fissa dimora che vivono in zona San Pietro, ospiti di Palazzo Migliori, gestito dall’Elemosineria Apostolica, e di Casa Sabotino, gestita da Binario 95, a cui si uniranno alcuni redattori dell’Osservatore di Strada, accompagnatori e volontari della Parrocchia di san Gregorio VII.

Fabio Ferrari e Michele La Ginestra durante le prove di "Pietro e Paolo a Roma" a Piazza Santa Marta
Fabio Ferrari e Michele La Ginestra durante le prove di "Pietro e Paolo a Roma" a Piazza Santa Marta   (©FabioColagrande)

Uno spettacolo nato per San Pietro

Scritto da Michele La Ginestra, con la regia di Roberto Marafante e le musiche originali di Emanuele Friello, lo spettacolo vede sul palco, accanto a La Ginestra e a Fabio Ferrari, anche Ilaria Nestovito, Matteo Montalto, Brunella Platania e Fabrizia Scaccia, a creare un coro di cantanti e ballerini: una sorta di scenografia vivente appropriata e coinvolgente. La vicenda immagina una serie di incontri tra i due apostoli negli anni, probabilmente, trascorsi insieme a Roma prima del martirio. La pièce era nata nel 2024 su richiesta di fra Agnello Stoia, parroco della Basilica di San Pietro, ed era stata rappresentata a fine giugno dello stesso anno, in occasione della festa dei patroni di Roma, davanti alla Porta Santa della Basilica Vaticana. Nel giugno 2025, per il Giubileo, era poi approdata al Teatro Sistina in una versione rielaborata. Ora ritorna in Vaticano nel contesto delle celebrazioni per i quattro secoli di fondazione della Basilica.

Un momento delle prove dello spettacolo a Piazza Santa Marta
Un momento delle prove dello spettacolo a Piazza Santa Marta   (©FabioColagrande)

L'idea nasce da una domanda semplice e affascinante: che cosa si sarebbero detti Pietro e Paolo incontrandosi a Roma? Due personalità profondamente diverse - il pescatore di Galilea e l'intellettuale convertito sulla via di Damasco - che nel testo si confrontano con franchezza, ironia e affetto, affrontando temi teologici e umani attraverso un linguaggio accessibile anche a chi non frequenta abitualmente la Chiesa. Siparietti popolari e umoristici si alternano, grazie alla spontaneità degli interpreti, a momenti più intensi e coinvolgenti. Soprattutto per il pubblico consapevole che i protagonisti sono alla vigilia del loro martirio.

 

Quando i santi mostrano le loro fragilità

Per Michele La Ginestra, autore e interprte, il centro del racconto è proprio l'umanità dei santi. “Mi piaceva pensare che, prima di essere santi, fossero innanzitutto uomini”, spiega. Una prospettiva che torna anche parlando del personaggio di Pietro: “Vorrei venisse fuori che Pietro era una persona normalissima, che ha sbagliato come tutti noi, come tutti noi è stato perdonato e si è messo a disposizione del Messaggio di Cristo”. L'attore romano sottolinea inoltre il valore della rappresentazione proprio a pochi passi dalla Tomba dell'Apostolo. “Parliamo della storia dell'umanità nel posto dove la storia si è realizzata”. E aggiunge: “Essere qua è una cosa emozionante”. Accanto alla riflessione non manca l'umorismo. “Secondo me è necessario, perché i discorsi troppo seriosi non vengono ascoltati, perché annoiano”, osserva La Ginestra, convinto che una risata possa aprire la strada all’evangelizzazione e ai temi più impegnativi della fede.

L'intervista a Fabio Ferrari, interprete del ruolo di San Paolo

Le lacrime di Paolo

Nel ruolo di Paolo c'è invece Fabio Ferrari, attore figlio d'arte che porta in scena l'Apostolo delle Genti con una partecipazione personale particolarmente intensa. “Io sono un convertito in tarda età, quindi ho fatto la prima comunione a 40 anni, per dire. Ultimamente mi capita spesso di interpretare personaggi che hanno a che fare con la Chiesa. In qualche modo, qualcosa torna. Evidentemente c'è qualcosa che mi chiama verso Gesù, quindi per me è una grande gioia”.

Per Ferrari interpretare Paolo significa confrontarsi con una figura decisiva per la diffusione del cristianesimo: “È un uomo che ha convertito un continente da solo. Spesso mi chiedo che voce potente avessero questi personaggi, capaci di predicare alle folle senza un microfono”. E recitare questa storia in Vaticano aggiunge qualcosa di particolare: “Recitare qui, ovviamente, è una grande emozione”. Ma è soprattutto il legame personale con il personaggio a rendere speciale questa esperienza teatrale. “Questo è uno degli spettacoli che io ho amato di più nella mia carriera”, confida l'attore. E conclude con parole che spiegano forse meglio di ogni recensione il senso di questa rappresentazione: “Sarà appunto perché parla di temi ai quali sono arrivato in tarda età, e che sento tantissimo, ma io mi commuovo tutte le sere”.

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16 giugno 2026, 14:00