Navi all'ancora in attesa di poter attraversare lo Stretto di Hormuz Navi all'ancora in attesa di poter attraversare lo Stretto di Hormuz

Czerny: la crisi di Hormuz ricorda che l'umanità dipende dal mare

Nel Messaggio per la Domenica del Mare che ricorre il 12 luglio, il cardinale prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ricorda che “proteggere la vita marina” e “difendere la dignità e la sicurezza” di chi lavora in mare, oggi minacciato da guerre e tensioni. Il porporato sottolinea che questi lavoratori “diventano ponti tra nazioni, culture, religioni ed economie”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“La cura del mare non può mai essere separata dalla cura della persona umana”, perché “proteggere la vita marina” e “difendere la dignità e la sicurezza” di chi lavora in mare “non sono priorità opposte, bensì aspetti di un unico impegno morale a favore del bene comune e della prosperità sia delle persone che dell’ambiente marino che condividiamo”. Lo scrive il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nel Messaggio per la Domenica del Mare 2026, che verrà celebrata il 12 luglio, e diffuso oggi, 24 giugno. Sviluppando il tema “Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare”, il documento sottolinea infatti che ogni giorno, i lavoratori dei mari e dei corsi d’acqua “diventano ponti tra nazioni, culture, religioni ed economie”. Ma anche che gli oceani “non sono unicamente vie commerciali o fonti di ricchezza economica, bensì fanno parte della creazione di Dio, affidata alla responsabilità e alla cura dell'uomo”. E infine che la Chiesa, come Gesù sul Lago di Tiberiade in tempesta, è chiamata “a salire sulla barca” per “accompagnare, ascoltare, consolare, difendere la dignità umana” di tutti coloro che vivono e lavorano in mare.


La crisi dello Stretto di Hormuz e il ruolo del mare

Il cardinale Czerny, nel suo Messaggio, ricorda che dietro “il commercio globale, l'industria della pesca, i porti, le vie di navigazione interne e le reti marittime” si cela un gran numero di “marittimi, pescatori, lavoratori portuali e comunità marittime, il cui lavoro sostiene le nazioni, unisce i popoli, garantisce mezzi di sussistenza e fornisce sostentamento alle famiglie in tutti i continenti”. La crisi dello Stretto di Hormuz, sottolinea, “ha ricordato al mondo quanto profonda sia la dipendenza dell'umanità dal mare e da coloro che vi lavorano”. In occasione della Domenica del Mare, “la Chiesa ricorda questi uomini e queste donne non solo per il lavoro che svolgono o per le merci che trasportano, ma come persone create a immagine e somiglianza di Dio e dotate di una dignità inviolabile”.

La denuncia sull'isolamento dei lavoratori del mare

Il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale prosegue spiegando che oggi molti di questi lavoratori “continuano ad affrontare incertezze e difficoltà crescenti” e che il mare “è sempre più segnato da tensioni, insicurezza, guerre e paura”. Molti membri d'equipaggio, ricorda, “sono stati recentemente colpiti da conflitti armati che li hanno, di fatto, confinati a bordo, causando carenze alimentari e persino timore per la propria vita”, che ha aggravato il loro “senso di solitudine” e “isolamento sociale”. Infatti, anche in un tempo di “maggiore comunicazione digitale”, denuncia il Messaggio, molti marittimi “vivono un isolamento sempre più profondo”, per “equipaggi ridotti, periodi di riposo a terra più brevi, orari di lavoro estenuanti” che “spesso lasciano poco spazio al riposo, alla fratellanza o a incontri umani autentici” che li facciano sentire accolti, ascoltati e amati. 

I marittimi testimoni di fraternità e solidarietà

Infatti, come ricorda Papa Leone XIV nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas,  al n.180, i sistemi tecnologici ed economici non devono mai ridurre la persona umana a “dato, ingranaggio o merce”, ma devono sempre salvaguardare “la dignità, la libertà e l’umanità di ciascun individuo”. Una nave, quindi, non deve mai “diventare un luogo di silenzioso isolamento o di indifferenza”, scrive Czerny, ma, al contrario, “la vita marittima può essere una testimonianza vivente del fatto che persone di nazioni, culture e confessioni differenti sono ancora capaci di fraternità, solidarietà, rispetto reciproco e pacifica interdipendenza”. Perché, spiega “gli oceani non dividono le persone, bensì le uniscono” e i lavoratori del mare o comunque dell’acqua diventano “ponti tra nazioni, culture, religioni ed economie”. In un mondo ferito da conflitti e frammentazione, spiega il Messaggio, le loro vite “testimoniano la possibilità duratura di cooperazione, solidarietà e coesistenza pacifica”. E la Chiesa, attraverso la sua presenza pastorale, “cerca di ricordare a ogni marittimo, pescatore e lavoratore del mare che essi non sono mai dimenticati e non sono mai soli”.

La bellezza dei mari e il rischio ambientale

La seconda riflessione del documento riguarda il fatto che gli oceani “non sono unicamente vie commerciali o fonti di ricchezza economica, bensì fanno parte della creazione di Dio, affidata alla responsabilità e alla cura dell'uomo”. “Nutrono le popolazioni” e ci ricordano “la bellezza e la fragilità della nostra casa comune”, ma oggi i mari “soffrono sempre più a causa dell’inquinamento, dello sfruttamento, del degrado ambientale e delle conseguenze di un'attività umana irresponsabile”. E quando gli oceani soffrono, con loro soffrono in particolare “i pescatori, le comunità costiere e tutti coloro la cui vita dipende direttamente dalla salute degli ecosistemi marini”. Come ci ricorda Leone XIV nella Magnifica Humanitas, ai numeri 12 e 92, sottolinea Czerny, l’autentico progresso “non può mai essere misurato esclusivamente in termini di efficienza, progresso tecnologico o profitto, ma deve sempre essere guidato dalla dignità della persona umana, dal bene comune e dalla responsabilità nei confronti delle generazioni future”.

La cura del mare mai separata a quella della persona umana

Per questo, se nel loro lavoro i marittimi e i pescatori sopportano solitudine, fatica, pericolo e separazione dalle famiglie, “la cura del mare non può mai essere separata dalla cura della persona umana”. Perché proteggere la vita marina e “difendere la dignità e la sicurezza di questi lavoratori” non sono priorità opposte, ma “aspetti di un unico impegno morale a favore del bene comune e della prosperità sia delle persone che dell’ambiente marino che condividiamo”. Gesù è rimasto con i discepoli quando la tempesta minacciava la loro barca, e oggi continua “a stare vicino a coloro che navigano sui mari”, si legge nel Messaggio. E la Chiesa “è chiamata a rendere visibile questa vicinanza attraverso la sua presenza e il suo ministero”.

Il servizio delle cappellanie e dell'Apostolato del Mare

Attraverso le cappellanie, i ministeri marittimi e tutta la tradizione dell'Apostolato del Mare, la Chiesa, ribadisce il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, vuole ricordare “a ogni marittimo, pescatore, lavoratore marittimo e addetto alla navigazione interna che non vengono dimenticati, che sono apprezzati e che non sono mai soli”. E questo vale per le persone di ogni nazionalità e credo. Ma questo apostolato è grato di “offrire preghiere, cura pastorale e i sacramenti ai marittimi cattolici, che costituiscono una parte significativa degli equipaggi e degli ufficiali che arrivano in porti lontani dalle loro case”. In conclusione, espressa la sua gratitudine ai lavoratori del mare e agli operatori pastorali, per il loro lavoro e il loro servizio, il cardinale li affida alla materna protezione di Maria, Stella del Mare, e invita a pregare “per la sicurezza, la dignità, la pace e la speranza di tutti coloro che viaggiano e lavorano sulle acque”.  

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24 giugno 2026, 12:30