La presentazione del libro LEV "Liberi sotto la Grazia" all'Augustinianum La presentazione del libro LEV "Liberi sotto la Grazia" all'Augustinianum

"Liberi sotto la Grazia", un libro per conoscere Prevost in dialogo con il mondo

All'Istituto Patristico Augustinianum la presentazione del volume edito dalla Libreria Editrice Vaticana che raccoglie discorsi, omelie, messaggi e lettere dell'allora padre Robert Francis Prevost, priore generale dell'Ordine di Sant'Agostino. Il cardinale Parolin: nelle riflessioni del futuro Pontefice l'attenzione ai cristiani, alla Chiesa, all'evangelizzazione, ai poveri e migranti, alla pace. Calandrone: "Parole giuste in un tempo di crisi che esortano alla profezia"

Tiziana Campisi e Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Sono pagine che rivelano il pensiero e la spiritualità di Robert Francis Prevost quelle del volume Liberi sotto la grazia pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana e presentato questo pomeriggio, 6 maggio, a Roma, nell’Aula Magna del Pontificio Istituto Patristico Augustinianum. Si tratta di una raccolta di omelie, discorsi, lettere e messaggi degli anni in cui l'attuale Pontefice, era priore generale dell'ordine di Sant'Agostino. Curata dai padri agostiniani Rocco Ronzani, Miguel Ángel Martín Juárez e Michael Di Gregorio, ne hanno illustrato i contenuti, dopo i saluti del priore generale dell’Ordine di sant’Agostino Joseph Farrell e del prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, gli interventi del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e della scrittrice Maria Grazia Calandrone, moderati dal direttore editoriale dei media vaticani Andrea Tornielli.

Farrell: pagine da cui trovare ispirazione

Farrell ha raccontato che proprio un anno fa il cardinale Prevost ha condiviso con i suoi confratelli della Curia generalizia l’ultimo pranzo prima del Conclave e ha spiegato che Liberi sotto la grazia “è il frutto di una vera e propria collaborazione tra molte persone che hanno lavorato insieme”, frati agostiniani e laici e il team della Liberia Editrice Vaticana. Il religioso ha inoltre spiegato che il titolo del volume è tratto dall'ultimo capitolo della Regola di Sant'Agostino, nel quale il vescovo di Ippona esorta i suoi monaci ad “osservare con amore queste norme, quali innamorati della bellezza spirituale ed esalanti" dalla "santa convivenza il buon profumo di Cristo, non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia” e ha auspicato è che tutti possano “trovare ispirazione” dai testi di Prevost.

Da sinistra il cardinale Parolin, Caladrone, Ruffini, Farrell e Tornielli
Da sinistra il cardinale Parolin, Caladrone, Ruffini, Farrell e Tornielli

Ruffini: testo "illuminante"

Dal canto suo, Ruffini ha ringraziato l’Ordine di sant’Agostino per avere affidato alla Lev, che fa parte del Dicastero per lComunicazione, l’edizione del volume che offre l'opportunità di conoscere meglio Leone XIV, le origini e il pensiero di quando non sapeva di diventare Papa. Un testo “illuminante”, che racconta la Chiesa e può essere consultato anche per temi, “definito centrale dalla stampa italiana” e nel quale risalta il concetto di "autorità" dell’allora priore generale Prevost. Tutto ciò, in un mondo "malato di autoritarismo e di potere, ci aiuta a capire il modo in cui il Papa sta guidando e guiderà la Chisa": con "voce non urlata, con fermezza e mitezza", costruendo l’unità e la comunione.

L'intervento del cardinale Parolin

Dei dodici anni in cui Prevost è stato priore generale, dal 2001 al 2013, il cardinale Parolin ha rammentato, tra gli eventi che li hanno contraddistinti, l’attentato alle Torri Gemelle, la rinuncia di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco. E nelle pagine del libro ha segnalato i tratti agostiniani di Prevost, quella ricerca di Dio e quell’anelito del cuore umano che portano il futuro Leone XIV a cominciare sempre “dal primato di Dio, dal rapporto originario” tra uomo e Dio. Così, ad esempio, in un intervento in Australia nel 2002, ha evidenziato il cardinale, Prevost invitava i cristiani “a essere ‘professionisti’ nella ricerca del senso umano" e a dare "testimonianza della salvezza e della pienezza che vengono da Dio”, ma specificava che i credenti non sono “persone che “possiedono” la verità”, bensì “compagni di cammino, fratelli e sorelle che procedono insieme nell’avventura della vita”. Un tema, quello del “possesso della verità” che “era molto caro anche Papa Francesco”, sottolinea il porporato, aggiungendo che “la ricerca della verità, di Dio che è la verità, non è un possesso esclusivo né un cammino escludente”, ma “un itinerario” che rende “fratelli e sorelle nell’Uno”.

Riscoprire la fede

Nel volume risaltano, poi, anche la preoccupazione di Prevost di “trovare vie significative per invitare le persone, in una società profondamente secolarizzata, a ‘riscoprire’ l’esperienza della fede, a toccare la dimensione spirituale della propria vita”. E ancora, in un intervento del 2012 in Perù, è chiara la distinzione tra “secolarizzazione” e “secolarismo”, la prima non "un processo negativo” di per sè la, il secondo, invece, qualcosa che “tenta di escludere o svuotare di senso i valori religiosi o spirituali”. Per il segretario di Stato, poi, vi è “una consonanza di pensiero con Joseph Ratzinger – Benedetto XVI", e d'altronde Prevost ha pronunciato riguardo a lui parole di grande stima come teologo e di piena adesione come pontefice”. E poi, nelle pagine del libro, ci sono “parole molto precise, molto chiare e decisamente eloquenti su come la Chiesa” deve “essere nel mondo”, e ci sono "più volte echi del Concilio Vaticano II e dei suoi documenti, “sui quali Papa Leone XIV sta conducendo una serie di catechesi durante le udienze generali del mercoledì”.

L'Aula Magna dell'Augustinianum
L'Aula Magna dell'Augustinianum

L'esperienza della missione

Parolin ha rilevato, inoltre, nelle omelie e nei discorsi di Prevost considerazioni sulla “posizione della comunità ecclesiale nel mondo contemporaneo”. “É necessario progredire, rinnovarci e riscoprire la nostra personale chiamata alla santità e a vivere la nostra risposta in una maniera che sia intelleggibile al mondo attuale”, diceva l'allora priore generale nel 2002, nella Curia generalizia dell’Ordine, insistendo sul fatto che “non è sufficiente ripetere le soluzioni del passato”, occorre, semmai, essere “capaci di comunicare il messaggio evangelico in un linguaggio intelleggibile per la cultura contemporanea”. A consacrati e consacrate, in particolare, chiedeva poi di “ascoltare il cuore inquieto, ascoltare nella preghiera”, rendersi “attenti alla Parola di Dio e ascoltare” gli altri. Per il cardinale segretario di Stato, considerazioni che lasciano trasparire “l’esperienza della missione” di Prevost e la “convinta scelta di campo che guarda ad una ‘Chiesa in uscita’ piuttosto che all’introversione di chi vuole anzitutto conservare l’esistente”.

La povertà evangelica

Particolarmente interessante, ancora, per Parolin la correlazione tra evangelizzazione e “modo con cui i cristiani”, e “in particolare i religiosi”, “si rapportano con la dimensione economica”, che Prevost ha approfondito in diverse occasioni, come ad esempio nel 2006 a Pavia, dove ha rimarcato che “l’ingiusta povertà del mondo di oggi, come anche lo scandalo dell’accumulo sempre maggiore dei beni e la mancanza di solidarietà dei cristiani, ostacolano la nuova evangelizzazione”, per questo “è urgente riscoprire il senso di povertà evangelica, e trovare modalità attuali di vita autentica” del “voto di povertà”. Quanto alla stretta relazione tra “scelta della povertà come stile di vita” e "credibilità dell’annuncio cristiano” che Prevost ha rilevato, per Parolin, è accostabile all’idea di Papa Francesco di una Chiesa “povera e per i poveri”. “Non è un caso che il primo documento ufficiale di Leone XIV, Dilexi te, sia stato dedicato proprio all’amore verso i poveri”, ha affermato il porporato, che ha segnalato assonanze tra l’enciclica e Liberi sotto la grazia, che “permettono anche di smentire quelle letture preconcette e decisamente fuorvianti del primo documento di Papa Leone XIV, come se Dilexi te fosse un testo derivante solo dall’eredità di Papa Francesco”.

L'attenzione agli ultimi

“Le parole ‘poveri’, ‘povertà’ ritornano ben 195 volte” nel libro, ha fatto notare Parolin, specificando che questo “testimonia in maniera incontrovertibile la centralità dell’attenzione agli ultimi”, come pure ai migranti. Riguardo a loro, nel 2010, l’allora priore Prevost domandava: “Siamo aperti, li accogliamo, riconosciamo che sono figli e figlie di Dio? Oppure vogliamo solo chiudere i confini, sbarrare le porte ed evitare ogni contatto?”. Parole “significative soprattutto oggi in Europa”, dove si parla di “remigrazione”, vocabolo “che di cristiano ha ben poco”, ha osservato il segretario di Stato. Da qui la speranza che “il prossimo viaggio apostolico a Lampedusa del 4 luglio” di Leone XIV possa essere una “tappa per contrastare quella ‘globalizzazione dell’indifferenza’” da lui più volte denunciata.

Diplomazia, multilateralismo, dialogo

Infine giustizia, pace, il “grido dei poveri” e “la miseria di milioni di esseri umani” gli ulteriori temi che Prevost ha affrontato in un discorso in Australia, nel 2002, e nello stesso anno, in un testo diffuso da Roma, nel quale affermava che “la giustizia è parte fondamentale del messaggio del Vangelo” e che servono “sforzi seri, efficaci, organizzati per promuovere la giustizia e realizzare la pace”. Per Parolin parole “sfidanti per tutti, soprattutto per chi è impegnato in politica e nella società con ruoli di responsabilità”, perché “per la pace non servono solo pii e devoti pensieri, ma un impegno ‘serio, efficace e organizzato’, che vuol dire in concreto ‘diplomazia, multilateralismo, dialogo’”.

Un momento della presentazione del libro
Un momento della presentazione del libro

Calandrone: parole giuste in tempi di crisi

Appassionato e impregnato di attualità, l’intervento di Maria Grazia Calandrone, poetessa, scrittrice, giornalista, drammaturga, che si è concentrata – a partire dalle riflessioni di Prevost contenute del libro – sui problemi della povertà, del linguaggio, della comunicazione o, per meglio dire, della incomunicabilità, in un’epoca come quella odierna dove la frase più ricorrente è “non ho tempo”. Le parole del futuro Pontefice affrontano tali questioni e sono, a detta di Calandrone, “parole giuste per un tempo di crisi e che esortano al dinamismo, cioè alla profezia, che significa visione della contemporaneità e del futuro, nell’ottica di uno spirito missionario”.

La solitudine dei giovani

Dalla poetessa anche un parallelo tra fede e poesia, “linguaggio” che può avere “una funzione sociale”. Non “rifugio astratto”, dunque, “nel quale ricoverarsi dalle brutture del mondo”, ma aiuto alla “interiorità” che, come affermava l’allora padre Prevost, “arricchisce” a fronte di una superficialità che “impoverisce”. La parola di fede così come la poesia “va portata nella storia umana reale”, ha detto ancora Calandrone. Soprattutto per i ragazzi che, con l’avvento di social come Tik Tok, “vivono un eterno presente” e nella “soddisfazione immediata e senza futuro”. “Non c’è più pazienza, attesa, capacità di riempire la noia con un atto creativo individuale. Non c’è, in sostanza, il tempo per conoscere i propri desideri, per stare soli con sé stessi. I ragazzi sono continuamente soli, ma non sono mai soli”, ha proseguito la relatrice. I fedeli in tal senso, ha aggiunto, citando ancora una riflessione di Prevost, “devono essere la dimostrazione di un modo diverso di stare nel mondo”. Una soluzione è la testimonianza, poi la vita comunitaria: “Esempio concreto di un’altra possibilità di vita nel mondo, che non sia isolamento e lotta per il proprio esclusivo bene”. “In un mondo malato di solitudine - ha concluso la scrittrice - una vita di disponibilità verso gli altri può essere un modello affascinante”.

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06 maggio 2026, 18:30