Parolin: la linea della Santa Sede ferma su pace e disarmo, strani gli attacchi al Papa
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
“Lei conta più su Rubio o su Trump?”. “Io? Io non conto su nessuno. Conto solo sul nostro Signore Gesù Cristo”. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, replica col sorriso ai giornalisti fuori oggi pomeriggio, 6 maggio, dal Pontificio Istituto Patristico Augustinianum che domandano ancora degli attacchi al Papa da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Attaccarlo in questa maniera o rimproverare quello che fa mi pare un po' strano, perlomeno”.
Le parole di Trump sono giunte a pochi giorni dall’udienza in Vaticano del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, in programma domani, e alle quali già ieri sera, a Castel Gandolfo, ha replicato lo stesso Leone XIV. Parolin presenta oggi pomeriggio il libro, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, con omelie, discorsi, messaggi e lettere di Robert Francis Prevost "Liberi sotto la grazia”, ma si ferma prima a rispondere alle domande dei giornalisti che chiedono conto, in particolare, della dichiarazione di Trump, secondo la quale il Papa accetterebbe che l’Iran possa detenere le armi nucleari mettendo così “in pericolo” migliaia di cattolici.
"Il Papa fa il Papa"
Parolin risponde con le stesse parole di Leone fuori da Villa Barberini: “Bisogna parlare nella verità”. Quella del presidente Usa “certamente non è un'affermazione corretta, nel senso che la Santa Sede ha sempre lavorato, continua a lavorare proprio sul disarmo nucleare… ha parlato e ha promosso questo accordo che tocca la leicità del possesso delle armi nucleari”. Quindi una posizione “molto chiara” a riguardo.
Non entra, il porporato, nel merito dei reiterati attacchi del presidente, iniziati il 13 aprile scorso, il giorno della partenza di Leone in Africa. “Non vorrei entrare in giudizi, in valutazioni personali su questa cosa. Io credo che il Papa fa quello che deve fare: il Papa fa il Papa”.
L'incontro con Rubio
Quanto all’udienza del Papa a Rubio, che vedrà poi lo stesso segretario di Stato, il cardinale spiega che anzitutto “ascolteremo lui, l'iniziativa è partita da loro”. Poi “si parlerà di tutto quello che è successo in questi giorni. Non potremmo non toccare questi argomenti”. Più in generale, come sempre negli incontri con personalità politiche, si toccheranno “temi di politica internazionale e soprattutto dei conflitti”, questioni come l'America Latina e probabilmente anche la questione di Cuba. Insomma, spiega il porporato, “tutti quelli che sono i temi più caldi”.
Non ci saranno ulteriori proposte da parte della Santa Sede sulla soluzione del conflitto in Iran, se non quelle che “ci sono sempre state”. E cioè “quella del dialogo”: “Questi conflitti non si possono risolvere con la forza, ma vanno trattati e vanno risolti attraverso un negoziato. Che sia un negoziato di buona volontà, sincero, in modo che tutte le parti possano esprimere il loro punto di vista e trovare dei punti di convergenza”, afferma Parolin.
Gli Usa rimangono un interlocutore
Gli Stati Uniti rimangono comunque un interlocutore, aggiunge: “Come si fa a prescindere dagli Stati Uniti? Non si può prescindere dagli Stati Uniti. Nonostante avvenga qualche difficoltà, loro rimangono certamente un interlocutore per la Santa Sede. Anche perché hanno un ruolo in quasi tutte le situazioni che oggi viviamo”.
Parolin si mostra poi aperto a possibili “sviluppi” nel rapporto con l’amministrazione Usa. “Adesso è prematuro” dire se ci sarà o meno un colloquio telefonico tra il Papa e Trump, sottolinea il segretario di Stato. “Il Santo Padre è aperto a tutte le opzioni, non si è mai tirato indietro di fronte a nessuno. Quindi se ci fosse l'offerta o la richiesta di un dialogo diretto con il presidente Trump, immagino che non avrebbe nessuna difficoltà per accettarlo”.
Dialogo con i vescovi tedeschi
“Prematuro”, per il cardinale, è pure prevedere un intervento della Santa Sede sui vescovi tedeschi per la questione della benedizione per le coppie dello stesso sesso. In questo momento si è “in dialogo”: “Vediamo cosa succede”. La decisione spetta al Papa: “Ma comunque abbiamo già da tempo iniziato un dialogo, su questo punto esprimendo ciascuno i propri punti di vista”. Per il segretario di Stato è possibile “trovare una composizione” che raccolga i diversi pareri anche sul il tema della sinodalità e cioè “che qualsiasi decisione deve essere in accordo con il Diritto canonico, con il Concilio Vaticano II, con la tradizione della Chiesa”. La speranza è “di non dover mai arrivare a sanzioni, che si possano risolvere i problemi in maniera pacifica, come dovrebbe essere nella Chiesa”.
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