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Bellezza e cura, la fragilità diventa domanda sull'uomo

All’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola un dialogo promosso dal Cortile dei Gentili ha riunito medicina, arte, psicologia e riflessione spirituale attorno a una domanda che attraversa il dolore, la relazione e il significato stesso della cura

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Può la bellezza entrare nella cura, non come elemento decorativo ma come parte dell’esperienza umana della malattia? È attorno a questa domanda che si è sviluppato mercoledì 13 maggio all’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola l’incontro Bellezza e Cura, promosso dal Cortile dei Gentili e moderato dalla giornalista Paola Saluzzi. Una serata densa, attraversata da linguaggi diversi — medicina, arte, psicologia, spiritualità — ma tenuta insieme da un filo comune: la convinzione che la persona non possa essere ridotta alla sola dimensione biologica.

Il card. Gianfranco Ravasi.
Il card. Gianfranco Ravasi.
Ascolta l'intervista al cardinale Gianfranco Ravasi, fondatore de "Il Cortile dei Gentili"

La bellezza oltre la malattia

Ad aprire la riflessione è stato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio consiglio della cultura, ricordando un episodio legato a Blaise Pascal. Il filosofo francese, tormentato da un forte mal di denti, raccontava di aver trovato sollievo immergendosi nello studio della geometria e nella teoria dei coni. Un esempio antico, osserva Ravasi, che mostra come l’esperienza estetica e intellettuale possa modificare persino la percezione del dolore.
«La dimensione estetica e la medicina sono state considerate spesso come due binari paralleli», spiega il cardinale. «Oggi invece si scopre sempre di più che la natura umana è unitaria e che queste dimensioni si intrecciano creando effetti sorprendenti». Non soltanto musica, ma colori, arte, immagini: elementi che possono accompagnare la persona durante la cura, incidendo sulla serenità interiore e perfino sulla risposta alle terapie.

Il prof. Vincenzo Valentini.
Il prof. Vincenzo Valentini.
Ascolta l'intervista al prof. Vincenzo Valentini, direttore del Centro oncologico dell'Ospedale Isola Tiberina

La relazione come spazio della cura

Ma il cuore della serata è emerso soprattutto nelle parole di Vincenzo Valentini, direttore del Centro oncologico dell’Ospedale Isola Tiberina, che ha riportato il discorso dentro la concretezza della malattia e della relazione di cura. «La bellezza è un amore che si realizza», afferma. E proprio la relazione, secondo Valentini, diventa lo spazio nel quale una persona può ricostruire la propria biografia anche nel tempo della fragilità.
La cura, spiega, non coincide soltanto con l’efficacia clinica. Significa restituire alla persona la possibilità di ritrovare un linguaggio, un significato, una motivazione a vivere e a curarsi. In questo processo l’arte assume un ruolo particolare perché «parla ed esprime la vita» e può aiutare il paziente a riconoscersi nuovamente dentro la propria storia.
«Ogni gesto vissuto in una relazionalità di dono crea bellezza», osserva Valentini. Ed è qui che la riflessione si allarga oltre l’ospedale e oltre la stessa idea di guarigione. «Anche l’ineludibile tramonto della vita può essere luminoso quando una persona ritrova un senso e una fraternità».
Richiamando il Kintsugi — la tecnica giapponese che ricompone con l’oro gli oggetti spezzati — Valentini suggerisce un’idea di cura che non cancella la ferita, ma la trasforma in parte di una nuova esperienza di significato e relazione. La frattura resta visibile, ma proprio per questo l’oggetto diventa ancora più prezioso.

 Hans Holbein il Giovane, Il corpo di Cristo morto nella tomba (1521) olio su tavola 30,5×200 cm, Basilea, Kunstmuseum
Hans Holbein il Giovane, Il corpo di Cristo morto nella tomba (1521) olio su tavola 30,5×200 cm, Basilea, Kunstmuseum

Amore e bellezza

A complicare e approfondire il significato stesso della parola “bellezza” è intervenuto il giornalista e scrittore Corrado Augias, partendo da un celebre passaggio dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij: «La bellezza è una cosa terribile, spaventosa». Una bellezza che non coincide automaticamente con il bene e che può persino convivere con il male.
Augias richiama l’immagine del comandante di un campo di sterminio che ascolta Mozart mentre fuori si consuma l’orrore. «Che valore ha Mozart?», si domanda. L’esperienza estetica, da sola, non basta. Non salva automaticamente. La bellezza può restare superficiale, sterile, perfino indifferente al dolore umano.
Per questo, osserva Augias, la bellezza acquista significato solo quando incontra l’amore, la relazione, la capacità di sentirsi parte di qualcosa che supera il proprio isolamento. «L’amore vince tutto e ingloba in sé anche la bellezza», conclude.
Nella riflessione del conduttore televisivo ritorna anche il Cristo morto di Hans Holbein il Giovane, contemplato da Dostoevskij durante un viaggio a Basilea. Quel corpo devastato, osserva, restituisce tutta la concretezza del sacrificio e impedisce di trasformare il sacro in semplice ornamento. Anche qui la bellezza non coincide con l’armonia rassicurante, ma con la capacità di attraversare la sofferenza senza cancellarla.

"Bellezza e cura" all'Isola Tiberina. Tra gli altri: Jacopo Veneziani.
"Bellezza e cura" all'Isola Tiberina. Tra gli altri: Jacopo Veneziani.
Ascolta l'intervista a Jacopo Veneziani, storico dell'arte e divulgatore

Le immagini e lo sguardo

La riflessione guidata dalle immagini è proseguita grazie a Jacopo Veneziani, storico dell'arte e divulgatore, che ha messo a confronto Caspar David Friedrich e Mark Rothko. Due artisti lontani per epoca e linguaggio, ma accomunati dalla capacità di aprire nello spettatore uno spazio che non è solo visivo: un invito a sostare, ad ascoltare qualcosa che viene da dentro. L'arte, osserva Veneziani, può aiutare «a relativizzare le angosce» e ad ascoltare altre voci oltre a quella della malattia. Guardarsi dentro e guardarsi attorno in modo diverso significa accorgersi «che non ci sono solo ombre ma anche luci interessanti».

Ascolta l'intervista al prof. Andrea Gaggioli, docente di psicologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore

La meraviglia come esperienza trasformativa

Il tema della trasformazione interiore è riemerso anche nelle parole di Andrea Gaggioli, professore di psicologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha distinto tra stupore e meraviglia. Lo stupore nasce dall’imprevisto ed è momentaneo; la meraviglia, invece, è un’esperienza contemplativa più profonda, capace di mettere la persona in relazione con qualcosa «di più vasto di noi». Per questo, spiega Gaggioli, la meraviglia ha una dimensione trasformativa e produce effetti che non sono soltanto psicologici. Le ricerche più recenti mostrano infatti come possa incidere anche sul benessere fisico e sulla riduzione dello stress.

Un’opera di pace dentro il luogo della cura

Al termine dell’incontro è stata presentata all’interno dell’ospedale "La Bandiera del Mondo”, l’opera itinerante di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese, installata per la prima volta in un luogo di cura. Una presenza simbolica che ha accompagnato una riflessione più ampia, nella quale arte, medicina e pensiero umanistico hanno cercato insieme di interrogarsi su ciò che permette all’uomo di restare umano anche nella fragilità.

L’artista Michelangelo Pistoletto.
L’artista Michelangelo Pistoletto.

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15 maggio 2026, 09:00