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Gregoriana, Zuppi e Zagrebelsky in dialogo su "giustizia, verità e pace"

Il prossimo 20 maggio, l'appuntamento alle 17 nell'Aula Magna dell'Ateneo pontificio con il cardinale presidente della CEI e il noto giurista

Vatican News

L’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana invita alla riflessione e al dialogo sulla fragilità del nostro tempo e sulla complessa metamorfosi di tre concetti cardine del vivere civile: giustizia, verità e pace. “Giustizia, verità e pace in un mondo diviso” è infatti il titolo dell’incontro che avrà luogo mercoledì 20 maggio nell’Aula magna della Gregoriana, alle ore 17, con ospiti d’eccezione quali il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il giurista Gustavo Zagrebelsky, Professore emerito della Facoltà di Giurisprudenza – Università di Torino, e il professor Martín María Morales S.J., direttore dell’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana.

Una nuova dimensione della responsabilità

Attraverso il confronto tra la pace come “ordine cristiano” del Medioevo, la pace legata al diritto della modernità statale e l’incertezza della società contemporanea, l’evento mira a esplorare una nuova dimensione della responsabilità. In un mondo che non dispone più di un centro egemonico capace di ricomporre i conflitti, la pace non può essere il ritorno a un’unità perduta o un silenzio imposto, ma deve diventare l’arte difficile della convivenza tra le differenze. Modererà il dialogo il dottor Manfred Posani Löwenstein della Scuola Normale Superiore di Pisa.

Esposizione di due documenti

L’incontro sarà accompagnato da un’esposizione documentaria allestita per l’occasione. Saranno esposti due preziosi testimoni provenienti dal fondo di San Roberto Bellarmino: il codice autografo del suo commento al Salmo 84 (85) – dove “giustizia e pace si baceranno” – e un volume delle sue Controversie. Questi documenti, nati in un’Europa già lacerata dalle divisioni confessionali, ci interrogano oggi su cosa significhi realmente il “ritorno del passato” e come la memoria storica possa essere riusata, talvolta per sacralizzare la violenza, talvolta per costruire nuovi sentieri di dialogo.

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15 maggio 2026, 11:05