Il cardinale José Tolentino de Mendonça Il cardinale José Tolentino de Mendonça

De Mendonça: i computer non perdonano, l’uomo sì

Nel suo libro “Correzione fraterna. L'Amore non desiste” il cardinale José Tolentino de Mendonça propone un ritorno all'empatia evangelica. Al centro della presentazione romana, in collegamento con la prima enciclica di Papa Leone XIV, è emersa la necessità di sganciare la persona dal suo errore per curarne la vulnerabilità. Come ha ricordato l’autore, la natura umana si distanzia dalla rigidità delle macchine: “I computer non sanno perdonare, ma noi siamo esseri che hanno bisogno del perdono”

Martina Accettola - Città del Vaticano

In un’epoca dominata dalla freddezza algoritmica, dall'ansia da prestazione e dal giudizio immediato dei social network, riscoprire il valore umano delle relazioni è diventata un'urgenza pastorale e culturale. Da questa premessa si è sviluppato il dialogo attorno alla presentazione del nuovo libro del cardinale José Tolentino de Mendonça, edito da Paoline, intitolato “Correzione fraterna. L'amore non desiste”. L'incontro si è svolto nella cornice romana della Libreria Paoline International di Via del Mascherino. Introdotto da Romano Cappelletto, responsabile dell'Ufficio Stampa Paoline, l'evento ha visto l'autore e prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione confrontarsi con monsignor Armando Matteo, teologo e segretario per la sezione dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede. A moderare il dibattito è stata la saggista e vaticanista Stefania Falasca, vicepresidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I. Al centro della discussione l'invito a riguardare la correzione fraterna come un gesto empatico di misericordia, ascolto e crescita reciproca.

Uno strumento di responsabilità e umanità

Nelle prime pagine del libro, il concetto teologico espresso nel Vangelo di Matteo (Mt 18,15-17), viene descritto dal cardinale come “uno strumento per costruire vita, e una vita felice e qualificata. Per correggere è necessaria questa conoscenza empatica e franca, questa benevolente apertura all’altro, questa saggezza che non sottolinea la carenza o la debolezza del peccatore più della dignità che ha agli occhi di Dio”. Non uno strumento quindi di censura, ma di responsabilità. In un intreccio di episodi biblici e riferimenti contemporanei, de Mendonça cerca di individuare e proporre una via alternativa a quella maggiormente diffusa delle “correzioni automatiche”, rimettendo al centro l'umanità declinata nei concetti di amore ed empatia come autentiche forme di verità. 

Un momento della presentazione
Un momento della presentazione

La critica evangelica contro l'illusione tecnologica

Oggi, la correzione tecnologica - in generale quella automatica - sembra essere stata assunta come uno scudo di fronte alla possibilità dell'errore: l'illusione è che non sbagliando si possa evitare il giudizio, vissuto come una condanna alla persona. “Viviamo nell'epoca della permalosità, facciamo fatica ad accettare le critiche”, ha evidenziato monsignor Matteo ai media vaticani. “Riscoprire la propria umanità significa riscoprire anche la propria unicità, che è fatta però anche di limiti da dover trasformare in risorse”. Dello stesso avviso anche il cardinale de Mendonça che, durante la presentazione, ha posto l'accento sui giovani: “Hanno paura di essere incompleti, e cioè di essere umani. L'errore è una risorsa per l'uomo, che la macchina non può darci. I computer non sanno perdonare, ma noi siamo esseri che hanno bisogno del perdono”.

Il cardinale de Mendonça a Roma presenta il suo libro “Correzione fraterna”

Custodire l'altro attraverso l'umanità

Al contrario del giudizio, però, nel Vangelo si parla di critica costruttiva e fraterna, che ha come unico scopo quello di aiutare. “Con la correzione fraterna possiamo crescere nella nostra umanità. L'incontro con l'altro è decisivo per la propria crescita e per quella dell'altro”, ha rimarcato mons. Matteo durante l'incontro. “Il problema non è vedere l'errore, ma la persona davanti a noi. A causa dell'implementazione tecnologica, oggi l'altro è passato dall'essere un ‘passaggio’ a un ‘paesaggio’”. Andare oltre il peccato Questa pratica di vita cristiana, insegnata da Gesù, consiste nel rimprovero di un amico eseguito con il solo scopo di farlo redimere o di prevenire, in determinati casi, degli atti peccaminosi. Ma l’ammonimento di cui si parla, nel suo senso profondo, non identifica mai la persona con il suo stesso errore. “La correzione fraterna nel puro senso evangelico è quella che viene fatta solo quando la preoccupazione per il peccatore si sovrappone alla preoccupazione per il peccato”, si legge in apertura del volume. “Il peccato che aborriamo è praticato dalla persona, ma la persona non è il suo peccato. Il peccato, in altre parole, non esaurisce ciò che essa è. Lei è molto più di questo”.

Intervista a monsignor Armando Matteo sul libro “Correzione fraterna”

Il perdono come potere trasformatore dell'amore

 Sganciando la persona dal suo errore, la critica evangelica crea lo spazio necessario per la vulnerabilità e l'ascolto del prossimo. È proprio in questa dinamica di verità e accoglienza che il perdono si trasforma nel potere che rigenera la relazione. Un dinamismo che, tuttavia, si scontra oggi con l'ansia da prestazione delle nuove generazioni, come ha precisato deMendonça durante il suo intervento ai media vaticani: “L’idealizzazione di una perfezione è un rischio molto grande perché non permette all'essere umano di riconciliarsi fino in fondo con la propria umanità, che è un'umanità vissuta nella fragilità. La ‘correzione fraterna’ è invece uno sguardo rivolto all'umano come potenziamento della propria umanità; è il contrario della paura. Significa dire: ‘non c'è problema, tutti abbiamo bisogno di crescere, la fragilità è il nostro punto di partenza’”.

L'amore non desiste se si rimane umani

L’urgenza di custodire le relazioni umane, nell’epoca della tecnologia, unisce il magistero di Leone XIV e la riflessione del cardinale José Tolentino de Mendonça. Se nella sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, il Papa mette in guardia dal rischio che l’intelligenza artificiale e la logica degli algoritmi finiscano per omologare l’uomo, il volume del cardinale offre una declinazione concreta di questa preoccupazione. Attraverso la metafora della “correzione automatica”, si denuncia infatti una società che tende a eliminare l’errore in modo impersonale, perdendo di vista il valore dell’incontro umano. Entrambi i testi richiamano alla necessità di riscoprire la misericordia e la custodia dell’altro: solo un gesto umano, come il prendersi cura dello sbaglio di un fratello, può restituire centralità alla dignità della persona. Durante la presentazione del volume, anche la giornalista Stefania Falasca ha sottolineato questo nodo decisivo del nostro tempo: “La novità cristiana irrompe nell’umano, non irrompe nelle macchine”. Un richiamo che si lega all’invito di Leone XIV a “rimanere umani” di fronte all’irrompere delle tecnologie. In questa prospettiva, il sottotitolo del libro di de Mendonça - “L’amore non desiste” - rimanda a un gesto unicamente umano proprio perché incapace di trasformarsi in algoritmo.

Intervista a Stefania Falasca sul libro del cardinale de Mendonça “Correzione fraterna”

Riscoprire la misericordia

“La comunità è portare l'altro sulle spalle”, questa è l'idea di correzione fraterna proposta dal cardinale. Un'immagine rievocata, in chiusura della presentazione, dalla lettura dell'ultima sezione del libro “Un'icona della misericordia”, che riporta il racconto “L'estate della Pietà” dello scrittore Ray Bradbury. In questa storia il protagonista ricorda, ormai adulto, di quando da bambino fu colto da un sonno profondo dopo l'emozione per aver visto il circo; suo padre, senza giudicare, lo sollevò e lo portò in braccio per due chilometri fino a casa, facendosi carico della sua fragilità senza aspettarsi nulla. Il libro di de Mendonça si propone allora come una riflessione lucida sul perdono, la vulnerabilità e il potere trasformatore dell’amore. La vera correzione si fonda sul supporto relazionale e sull’appello alla tenerezza come forma più pura di verità. Solo un amore che non desiste può salvaguardare l'autentica dignità della persona.

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27 maggio 2026, 11:30