Parolin: interessi disumani alimentano tratta e guerre che devastano le società
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Che la pace regni per sempre ad Haiti”. È l’auspicio che si leva contro l’indifferenza di fronte alle sofferenze del popolo caraibico e di tanti altri nel mondo, vittime di guerre e tratta di esseri umani: due piaghe che, spesso alimentate da interessi personali e disumani, devastano intere comunità. Con queste parole il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha invocato la fine delle violenze ad Haiti durante una Messa celebrata nel pomeriggio di oggi, 9 maggio, presso la Cappella Sforza della Basilica di Santa Maria Maggiore. Alla celebrazione eucaristica ha preso parte anche il primo ministro del Paese, Alix Didier Fils-Aimé, ricevuto questa mattina in udienza da Papa Leone XIV.
La crisi di Haiti
Dal 2021 Haiti affronta una crisi senza precedenti legata alla violenza delle bande criminali. Sono 1,4 milioni le persone sfollate a causa dei gruppi armati che da anni devastano il Paese. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, nel solo 2025 oltre 5.500 persone sono state uccise e più di 2.600 ferite. Numeri che descrivono una realtà richiamata dal cardinale anche nell’omelia, pronunciata in lingua francese: c’è bisogno di una pace che “non è come quella che ci offre il mondo”, troppo spesso imposta attraverso “la violenza e l’inganno”.
Il primo dono del Risorto
La riconciliazione invocata dal porporato è quella desiderata da Gesù, con cui “si è presentato davanti alla comunità ecclesiale dopo la sua Resurrezione”, orientando i primi passi della comunità dei credenti. È questo, dunque, il "primo dono" del Risorto e il "segno della sua presenza". Accoglierlo, ha spiegato Parolin, implica la missione di costruire la comunione. "Là dove c’è Cristo, regna la pace”. Una riconciliazione che, tuttavia, “non può essere imposta”, ma proposta e liberamente accolta da ciascuno.
Il bisogno di pace del mondo
La pace, quindi, non coincide soltanto con l’assenza di conflitti, ma affonda le sue radici “nell’accoglienza di Cristo e nella dignità dell’uomo”, parlando per questo anche ai non credenti. “Osservando l’attuale situazione internazionale", ha affermato Parolin, "possiamo tutti riconoscere quanto il nostro mondo abbia bisogno della presenza di Dio e, di conseguenza, del dono della pace”.
Dio ascolta le suppliche
Di fronte a tante tragedie, il cardinale ha voluto offrire una rassicurazione: “Dio ascolta il grido di tutte le vittime dell’ingiustizia e della miseria che, in ogni parte del mondo, elevano a lui le loro suppliche”. Non restano dunque inascoltate le aspirazioni di quanti, ad Haiti, desiderano “una convivenza libera dalla violenza, dove possano vivere come fratelli e sorelle”.
Il necessario impegno della comunità internazionale
L’attuale tempo di Pasqua, ha proseguito il segretario di Stato, invita a diffondere la presenza di Cristo, dando voce a chi soffre nel silenzio e coinvolgendo tutti coloro che si incontrano lungo il cammino, “senza distinzione”, affinché “il mondo creda nel Dio che dona la pace”. Una missione tanto ampia da richiedere necessariamente l’impegno della comunità internazionale a favore del bene comune, oltre “frontiere, tradizioni religiose e culture”, attraverso “una collaborazione interdisciplinare sistematica, che riunisca istituzioni, organizzazioni scientifiche e dirigenti di diversi ambiti”. Un impegno necessario perché, ha aggiunto Parolin, “siamo tutti fratelli responsabili gli uni degli altri”.
Garantire giustizia rispettando le leggi
Ciascuno è quindi chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, impegnandosi nel ristabilimento dell’armonia e operando per la giustizia “nel rispetto delle leggi e dei diritti umani”, mirando “al bene supremo della nazione attraverso la ricostruzione delle istituzioni e l’attuazione di tutti i mezzi che garantiscano ai cittadini una vita dignitosa”.
La pace nel futuro
Il segretario di Stato ha poi ricordato le parole di Papa Leone XIV durante la visita al Maqam Echahid, il Memoriale dei martiri algerini, nel corso del suo ultimo viaggio apostolico, secondo cui “Dio desidera la pace per ogni Paese” e questa può realizzarsi solo attraverso il perdono. “La vera lotta per la liberazione sarà definitivamente vinta solo quando sarà conquistata la pace del cuore”, ha ribadito Parolin. “Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace”.
La preghiera per chi rimane al servizio
L’omelia si è conclusa con l’affidamento a Maria di quanti, ad Haiti, “donano il meglio di sé al servizio dei più deboli”, là dove “la violenza mostra il suo volto peggiore”. Il cardinale ha ricordato anche i vescovi, i sacerdoti e i religiosi che continuano la loro missione pastorale nel Paese, “così come tanti uomini e donne di buona volontà che, nelle loro diverse responsabilità, hanno compreso che seguire il Risorto significa operare senza sosta per la pace, dimenticando spesso se stessi”.
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