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Biblioteca Vaticana, nuovo accordo con Malta sugli archivi Barberini

Nella Biblioteca Apostolica Vaticana una nuova tappa nella collaborazione con l’Università di Malta dedicata alle carte dell’Ordine di San Giovanni. Tra archivi, ricerca e formazione, il progetto punta a costruire una rete internazionale di studiosi e nuove prospettive sulle fonti storiche

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Malta è un’isola nel Mediterraneo. Anche la Biblioteca Apostolica Vaticana, in fondo, lo è: un’isola di documenti, libri e relazioni storiche nel centro di Roma. Ed è proprio attorno alle carte dell’Archivio Barberini e alla storia dell’Ordine di San Giovanni che oggi la Biblioteca Vaticana e l’Università di Malta hanno rinnovato e ampliato la loro collaborazione scientifica iniziata due anni fa.
Nella Sala Barberini della Biblioteca Vaticana il 26 maggio si è aperto il seminario internazionale “Reframing the Barberini Archive through Hospitaller Malta: Archival Methodologies and Documentary Typologies”, dedicato allo studio delle fonti relative a Malta e all’Ordine di San Giovanni conservate nell’Archivio Barberini. La giornata si è aperta con la firma di una lettera di intenti tra la Vaticana e il Dipartimento di Library, Information and Archive Sciences dell’ateneo maltese, preceduta dai saluti istituzionali di monsignor Giovanni Cesare Pagazzi, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, di don Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, e del professor Charles J. Farrugia direttore del Department of Library Information and Archive Sciences dell'università di Malta e direttore generale degli Archivi Nazionali di Malta.

Un momento del seminario internazionale “Reframing the Barberini Archive through Hospitaller Malta: Archival Methodologies and Documentary Typologies”
Un momento del seminario internazionale “Reframing the Barberini Archive through Hospitaller Malta: Archival Methodologies and Documentary Typologies”

Un archivio che continua a parlare

L’atmosfera della mattinata, alla presenza di docenti, archivisti e studenti maltesi del Dipartimento universitario, era insieme cordiale e concentrata, nella severità raccolta della Sala Barberini, con il legno scuro e il silenzio dello studio. Nel pomeriggio il percorso del seminario si è spostato nel Salone Sistino e nella Galleria Lapidaria, dove la dimensione dell’archivio e del libro si apre alla monumentalità degli ambienti della Biblioteca, tra affreschi, colori e oro, nella Sezione Archivi per toccare e continuare a lavorare sui documenti originali.

Ascolta l'intervista a Isabella Aurora responsabile della Sezione Archivi del Dipartimento dei Manoscritti della Biblioteca Vaticana.

Il progetto nasce dal lavoro della Sezione Archivi durante il «riordinamento dell’immenso Archivio Barberini, dove abbiamo trovato una documentazione relativa al cosiddetto Baliaggio Barberini», spiega Isabella Aurora responsabile della Sezione Archivi del Dipartimento dei Manoscritti della Biblioteca Vaticana. Dietro queste carte emerge anche la storia della famiglia Barberini, che nel Seicento segnò profondamente la vita politica e culturale di Roma durante il pontificato di Urbano VIII. Il Baliaggio Barberini – istituito per Taddeo Barberini, nipote del Pontefice e prefetto di Roma – rappresenta oggi uno dei nuclei più interessanti del progetto avviato dalla Sezione Archivi. Il baliaggio – o baliato – è un istituto giuridico di giuspatronato laico familiare: un unicum dal punto di vista della storia istituzionale e archivistica. «Ci siamo resi conto – prosegue Aurora – che attraverso queste fonti era possibile studiare la formazione e l’evoluzione di un istituto giuridico molto particolare».

Relatori e ricercatori durante il seminario alla BAV.
Relatori e ricercatori durante il seminario alla BAV.

Dalle carte una rete di studiosi

Da qui sono nati i contatti con l’Università di Malta e in particolare con la studiosa Valeria Vanesio del Department of Library Information and Archive Sciences,  già impegnata nelle ricerche sull’Ordine di Malta in Italia. «Ora questo progetto sta cominciando a portare i primi frutti importanti», osserva Aurora. L’obiettivo immediato è la realizzazione di un inventario delle carte e di nuovi studi storici, ma la prospettiva è più ampia: costruire una rete di collaborazione internazionale e formare nuove competenze nel campo archivistico.

Ascolta l'intervista al professor Charles J. Farrugia direttore del Department of Library Information and Archive Sciences dell'università di Malta e direttore generale degli Archivi Nazionali di Malta.


Per il professor Charles J. Farrugia dell’ateneo maltese, la collaborazione apre anche una nuova stagione negli studi archivistici legati all’Ordine di San Giovanni. Molti fondi, osserva, sono ancora poco studiati o non pienamente accessibili dal punto di vista archivistico. «Ci sono ancora tanti archivi da scoprire», spiega. Un lavoro che coinvolge anche le nuove generazioni di studiosi: «Oggi abbiamo giovani molto interessati alla storia e all’archivistica». Ma soprattutto, aggiunge, il progetto permette di costruire una rete internazionale di specialisti. «Di solito c’è uno studioso da solo, a Firenze o qui o altrove, che si specializza su un tema. Avere invece una rete internazionale di studiosi aiuta a lavorare insieme su argomenti molto specifici».

Un momento del seminario nel salone Barberini della BAV.
Un momento del seminario nel salone Barberini della BAV.

Formare studiosi attraverso gli archivi e biblioteche

Il seminario alterna interventi scientifici, discussione diretta delle fonti e momenti di confronto con gli studenti. Un lavoro che, come ricorda Isabella Aurora, mostra anche il ruolo dell’archivista: «Non è soltanto colui che ordina i documenti. Per fare un inventario deve studiarli, conoscere la storia delle istituzioni, della Chiesa e delle famiglie. È un lavoro importante per far parlare i documenti e ricostruire segmenti di storia direttamente sulle fonti».
Non soltanto un progetto accademico: l’iniziativa punta anche a costruire relazioni tra istituzioni, studiosi e giovani ricercatori, attorno a patrimoni documentari che continuano ad aprire nuove prospettive sulla storia europea e mediterranea.

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27 maggio 2026, 10:32