Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro

400 anni della Basilica di San Pietro, liturgia e musica per incontrare Cristo

Liturgia, musica e canto. Questo il cuore del secondo incontro svoltosi ieri sera a San Pietro in occasione dei 400 anni della Dedicazione della Basilica Vaticana

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

“Se vuoi sapere che cosa sia una chiesa di pietra considera ‘i riti e le preghiere’ con cui viene dedicata a Dio”. Con queste parole il padre monfortano Corrado Maggioni, canonico della Basilica Vaticana e presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali, ha sintetizzato il senso dell’incontro svoltosi ieri sera ai piedi della Cattedra berniniana. Si tratta del secondo appuntamento del ciclo promosso dalla Fabbrica di San Pietro in occasione del IV Centenario della Dedicazione della Basilica Vaticana (1626–2026).

L'immagine scelta per il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro
L'immagine scelta per il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro

Al centro della serata, i significati liturgici e teologici della Basilica di San Pietro. “Una chiesa”, ha detto padre Maggioni nel suo intervento dedicato al significato e alla storia della liturgia basilicale, “esiste per pregare in-con-per Cristo, uniti ai credenti in Lui. Esiste per celebrare i santi misteri, tra cui eccelle l’Eucaristia, ascoltare la Parola di Dio, accogliere i suoi doni e rispondervi”.

Ascolta l'intervista a padre Corrado Maggioni

La "casa" della Chiesa

“Sappiamo che Dio vuole abitare nel cuore degli uomini. Allora perché costruirgli una casa di pietra? La ritualità – spiega il presidente del Pontificio Comitato a Vatican News – ci aiuta a capire perché esiste una chiesa di pietra, l’edificio in cui, nel nome del Signore, si raccoglie l’assemblea” nella consapevolezza che, come dice Gesù nel Vangelo di Matteo, “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).

Dalla basilica pagana a quella cristiana

“Fin dai primi tempi”, evidenzia padre Maggioni, “il luogo in cui si radunavano i discepoli del Signore ha preso il nome di 'casa della Chiesa', Domus Ecclesiae”, abitazioni private messe a disposizione per celebrare la messa. Questo aspetto distingue la basilica cristiana da quella pagana, riservata al solo addetto al culto, al sacerdote. “Tutto cambia nel momento in cui questo termine viene a calarsi nella vita della Chiesa che si riunisce per celebrare l'Eucaristia. Cristo ha inaugurato un nuovo culto: un nuovo modo di incontrarsi con Dio, dove non siamo tanto noi a dare qualche cosa a Dio, ma a ricevere la vita stessa di Dio”.

Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro
Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro

Celebrazioni del popolo di Dio

Da un punto di vista storico, si assiste ad una trasformazione delle celebrazioni papali: da quelle rinascimentali, dal carattere prettamente istituzionale, in cui il Pontefice come sovrano entrava in San Pietro circondato da soldati, notabili ed ecclesiastici, a quelle contemporanee. “Con il Concilio Vaticano II sono divenute celebrazioni, azioni liturgiche del popolo di Dio”. Carattere specifico della liturgia della Basilica Vaticana oggi è secondo padre Maggioni l’universalità del popolo di Dio. “Sono celebrazioni che raccolgono fedeli di ogni lingua, popolo e nazione nell’edificio sorto sul luogo del martirio e della sepoltura dell’Apostolo Pietro”.

Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro
Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro

Segni per incontrare il Signore

Riscoprire il significato della liturgia è oggi importante perché essa è, secondo padre Corrado Maggioni, “il mezzo che il Signore ha voluto perché noi potessimo incontrarci realmente con Lui. Oggi, come sempre, abbiamo bisogno di riscoprire la preziosità dell'incontro con Cristo attraverso i santi segni, attraverso la ritualità. Facciamo difficoltà a comprendere perché forse celebriamo male”. Da qui l’auspicio di una maggiore formazione liturgica. D’altronde, come sottolineato nell’udienza generale dello scorso 20 maggio da Papa Leone XIV, “la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione”.

La serata è stata scandita dall’intervento di altri due esperti, padre Valentino Miserachs, canonico di Santa Maria Maggiore e preside emerito al Pontificio Istituto di musica sacra, e Marco Guzzi, intervallati da esecuzioni a cura della Cappella Musicale Giulia, uno dei cori liturgici più antichi del Vaticano, istituito per volontà di Papa Giulio II nel 1513. L’appuntamento ha voluto offrire una riflessione sullo sviluppo della vita ecclesiale e spirituale nel corso dei secoli.

Ascolta l'intervista a padre Valentino Miserachs

Musica, ancella della liturgia

All’“Ancella regale” della liturgia, la musica sacra, è stato dedicato il contributo di padre Miserachs. Nella Basilica liberiana, ha raccontato, “c’è spesso un pubblico eterogeneo. È grande il potere della musica unitamente alla Parola di Dio. Ascoltando un determinato brano tante persone raccontano di aver sentito un’illuminazione interna. Ci sono state addirittura delle conversioni”.

Il vertice di Palestrina

Vertice della musica liturgica nella Basilica Vaticana è, secondo padre Miserachs, Giovanni Pierluigi da Palestrina, che ai tempi del Concilio di Trento impresse nella polifonia una ricerca di purezza, sobrietà e intellegibilità del testo, incarnando un modello di perfezione per la composizione sacra: per la Chiesa Palestrina, è in musica, ciò che Tommaso d’Aquino è per la filosofia cristiana.

Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro
Il secondo incontro per i 400 anni della Dedicazione della Basilica di San Pietro

La poli-coralità e i cori sulla cupola

Nelle epoche successive si è assistito a un’evoluzione dello stile con la grandiosità del Barocco: “La poli-coralità prevedeva la presenza di sedici cori distribuiti lungo la navata e anche sulla cupola: non possiamo immaginare cosa doveva essere ascoltare una cosa del genere! L’effetto stereofonico. Una cosa fenomenale, fantastica. Nel Seicento la musica si sposava con la grandiosità dell’architettura”.

Ritornare al Concilio Vaticano II

Una storia che si evolve con il tempo, fino a giungere al rinnovamento liturgico voluto da San Pio X e, successivamente, al Concilio Vaticano II. Contro i travisamenti degli ultimi decenni, mirati ad attrarre i giovani, ma poco efficaci nei risultati, padre Miserachs esorta a fare verità e a tornare con fedeltà ai documenti dei padri conciliari: “Si vada a vedere cosa diceva il Concilio: il latino resta sempre la lingua ufficiale della Chiesa di Roma. Si esorta a conservare il tesoro della musica sacra affinché le nuove creazioni siano in consonanza con la grande tradizione”, nel segno della continuità.

La cupola della Basilica di San Pietro
La cupola della Basilica di San Pietro

In dialogo con la modernità

Al tema della visione della Chiesa dal secolo XVII ad oggi è stato dedicato infine l’intervento del poeta e filosofo Marco Guzzi. Ripercorrendo il confronto della Chiesa con le trasformazioni della modernità, dal XVII secolo ad oggi con l’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV, l’intellettuale ha richiamato la necessità di un dialogo capace di discernimento: un confronto che non abbracci acriticamente tutto ciò che è moderno, ma come un setaccio favorisca una moderna cultura cristiana.

Per una nuova evangelizzazione

“Il visibile è credibile solo se richiama l’invisibile”. Vivere in un’epoca difficile come la nostra, con la crisi del cristianesimo storico in corso, è sfidante per la Chiesa. Urgente e attuale, secondo Guzzi, il richiamo di san Giovanni Paolo II ad una nuova evangelizzazione. No a dottrine astratte: “La modernità dice: fammi vedere, ha concluso il poeta, “noi cristiani”, con la nostra testimonianza e guidati dallo Spirito Santo, “dovremmo rispondere: sì, venite e vedete!”.

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27 maggio 2026, 13:25