Il vescovo Gervasi: serve alleanza tra sacerdoti e famiglie per diventare Chiesa
Daniele Piccini – Città del Vaticano
Riscoprire l’alleanza tra famiglie e sacerdoti nelle comunità parrocchiali affinché le une non lascino soli gli altri, e viceversa, nel contesto di una società globalizzata che decostruisce sistematicamente i valori della famiglia e della genitorialità. È il risultato che emerge dalla mattinata di studio e riflessione che il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha voluto dedicare oggi, 28 aprile, al tema "Sacramento del matrimonio, fede e munus docendi", nella Casina Pio IV, nei Giardini Vaticani.
Una comunità di fede, condizione per vocazioni solide
“La crisi che sta avvenendo nel matrimonio cristiano e la difficoltà dei sacerdoti a educare una fede necessaria per il sacramento del matrimonio, in realtà affondano le sue radici nella difficoltà di essere cristiani oggi. È più che mai necessario ritrovare il senso di una comunità cristiana che abbia una vera identità fedele al Vangelo, perché questa da sola può generare vocazioni”, dice il vescovo Dario Gervasi, segretario aggiunto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ai media vaticani al termine della discussione. La vocazione alla famiglia e quella sacerdotale si radicano entrambe nella difficoltà ad essere cristiani, oggi, ribadisce. “Il problema non è la mancanza delle vocazioni sacerdotali, ma la mancanza dei cristiani. In effetti, se noi osserviamo le micro comunità o i luoghi dove la fede è vissuta bene, lì ritroviamo la nascita delle vocazioni al matrimonio e alla vocazione sacerdotale”, aggiunge. La soluzione può essere un nuovo patto tra clero e famiglie laiche. “Noi vediamo la crisi dei sacerdoti - prosegue monsignor Gervasi - come vediamo la crisi delle coppie, quindi significa che se stiamo insieme forse riusciamo a supportarci l'uno con l'altro oltre che a crescere l'uno con l'altro”.
Riflettere sull'amore congiugale a tutte le latitudini
A ottobre Leone XIV, a dieci anni esatti dall'esortazione apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia, ha convocato i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per un momento di “ascolto reciproco” e di “discernimento sinodale”, proprio sul tema dell’amore coniugale. “Credo sia un'occasione di grande rilievo - osserva il segretario aggiunto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita - perché può rappresentare un’occasione per riflettere insieme, ascoltando il punto di vista del mondo, perché ovviamente si tratterà di un'assemblea molto qualificata, che porterà le istanze di tutte le famiglie cristiane, ma anche non cristiane, che vivono in tutte le latitudini. Questo ci permetterà di avere un ascolto più profondo e più attento”.
La necessità di una formazione alla vocazione
“Oggi abbiamo riflettuto sull'importanza del munus docendi, cioè su come rendere generativo davvero il sacerdote perché si faccia maestro di fede, accompagnatore spirituale, perché sappia accendere la vocazione battesimale nei giovani che un giorno saranno chiamati a creare nuove famiglie. Famiglia che non è solamente un ruolo, uno status, una situazione, una condizione, ma è una vocazione”, riassume ai media vaticani la professoressa Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Se il matrimonio è una vocazione ecclesiale, come quella sacerdotale, allora entrambe hanno bisogno di preparazione e formazione. “Il matrimonio è una vocazione - argomenta ancora il sottosegretario del Dicastero - siamo chiamati a qualcosa di grande e dunque è giunto il momento forse di interrogarci seriamente su come tutti ci stiamo preparando. I sacerdoti nei seminari, ma non solo. Dobbiamo essere capaci di mettere in moto quella potenza battesimale che nei giovani deve poi fiorire in una straordinaria vocazione, che è quella della maggioranza dei fedeli battezzati nel mondo”. I documenti conciliari chiamano tutti i cristiani - laici, famiglie e presbiteri - ciascuno con la sua vocazione, a formare la comunità ecclesiale e “questo è importantissimo", afferma la professoressa Gambino che richiama in particolare Lumen Gentium. "La complementarietà delle vocazioni è essenziale per costruire la Chiesa. Quindi i sacerdoti hanno bisogno di essere formati per poter generare famiglie cristiane e accompagnarle - prosegue -, ma le famiglie devono, poi, custodire i sacerdoti, li devono accompagnare, li devono far sentire accolti e non soli”.
Il sacerdote, soggetto e oggetto di cura
Durante l'incontro è emersa l’importanza non solo della complementarietà delle vocazioni, ma anche della reciprocità del “prendersi cura”. “Il sacerdote non è soltanto un soggetto di cura, ma è anche un oggetto di cura, perché è una persona e quindi questo immenso dono che noi come sacerdoti abbiamo ricevuto è un dono fatto alla nostra umanità, ma noi rimaniamo fragili”, spiega ai media vaticani monsignor Simone Renna, sottosegretario del Dicastero per il Clero. In comunità parrocchiali piccole, dove il parroco non può confidare nel sostegno di altri sacerdoti, le sue difficoltà devono trovare accoglienza nelle famiglie. “La fragilità dei sacerdoti qualche volta è stata sottovalutata o dimenticata - chiarisce monsignor Renna -. Il sacerdote deve continuare a prendersi cura delle famiglie, ma un sacerdote solido è anche un sacerdote che ha avuto la fortuna di trovare accanto a sé dei laici che si sono presi cura di lui, della sua vita e della sua crescita”. E poi ad ogni rinuncia di un sacerdote deve corrispondere un’opportunità di incontro e di reciproco sostegno. “Noi sacerdoti abbiamo bisogno che qualcuno si prenda cura di noi, anche perché molto spesso abbiamo fatto una scelta e tante rinunce che però non devono diventare dei vuoti - conclude il sottosegretario del Dicastero per il Clero - ma spazi riempiti dalla presenza delle altre componenti della comunità cristiana”.
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