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Conferenza stampa di presentazione del Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia 2026 Conferenza stampa di presentazione del Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia 2026

Silenzio e contemplazione, il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia

Presentato questa mattina in Vaticano il Padiglione della Santa Sede alla 61.ma Mostra Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia che si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026. 24 gli artisti partecipanti ispirati da santa Ildegarda di Bingen sul tema «L'orecchio è l'occhio dell'anima". Due le sedi: il Giardino Mistico dei Carmelitani a Cannaregio e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello

Eugenio Murrali e Paolo Ondarza - Città del Vaticano

Una preghiera sonora, costruita intorno alla categoria dell’ascolto e ispirata all’opera e alla figura della santa e dottore della Chiesa Ildegarda di Bingen. È il Padiglione della Santa Sede alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.

In quello che il cardinale José Tolentino de Mendonça — commissario del Padiglione e prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione — ha definito "un osservatorio del mondo" saranno bussola le parole di Papa Leone XIV, che, nell’invocare la pace, durante il rosario dello scorso 11 aprile, ha detto: "Abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite".

La partecipazione della Santa Sede alla Biennale, ha aggiunto il porporato, "sarà un'opportunità per un'immersione nella contemplazione, nell'ascolto. Dall'interiorità, che è una dimensione importante, speriamo nascano frutti di pace, incontro e futuro". In un mondo attraversato da conflitti e tensioni l'arte può fare tanto: "Abbiamo bisogno che siano gli artisti a parlare. Dobbiamo ascoltarli come profeti. L'arte ci offre nuove visioni del mondo", ha osservato Tolentino de Mendonça .

L'intervista al cardinale Tolentino de Mendonça

Un invito al ritmo lento e alla contemplazione

Rallentare, ascoltare, contemplare, curare sono tutti termini chiave per il Padiglione della Santa Sede, L’orecchio è l’occhio dell’anima, presentato questa mattina nella sala stampa di via della Conciliazione e curato da Hans Ulrich Obrist e da Ben Vickers.

Per il prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione,  "il nostro tempo ha bisogno di nuovi maestri e il profilo polifonico di Ildegarda può esserci d’aiuto come antidoto alla esasperazione delle monodie, ispirandoci nella gestazione di nuove visioni" e portandoci a conoscere una "lingua ignota". Ovvero "una forza immaginativa che sprona paradigmi sociali sempre più inclusivi e che motiva pratiche comunitarie e fraterne".

I partecipanti alla conferenza stampa
I partecipanti alla conferenza stampa   (@VaticanNews)

Il progetto si ispira ai canti, agli scritti e alle immagini visionarie della mistica e badessa benedettina, esperta di scienze naturali, canonizzata nel 2012 da Benedetto XVI. "Una figura che può apparire distante — ha affermato de Mendonça —, essendo una mistica del XII secolo, ma che possiede una voce fortemente contemporanea, capace di illuminare gli interrogativi e i percorsi del presente".

Un progetto di lunga durata e continuità

Un’armonia di corrispondenze e sinestesie tra i luoghi e le creazioni di 24 artisti nel Giardino Mistico dei carmelitani scalzi nel sestiere veneziano di Cannareggio e nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, in quello di Castello, già protagonista del Padiglione della Santa Sede alla 19a Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale del 2025, Opera aperta, con il progetto architettonico di Tatiana Bilbao Estudio e Maio Architects. Un modo, questa continuità, come ha sottolineato il curatore Obrist, per proseguire e accrescere un percorso, anche in un’ottica sostenibile, e non smantellare il lavoro precedente.

L'intervista al curatore Hans Ulrich Obrist

Un'esperienza olistica

Per Obrist un progetto che si è costruito nel tempo, sotterraneamente, persino nella sua biografia, da quando, bambino, ha visitato con i genitori il monastero di San Gallo, a quando ha incontrato, in più momenti, l’eredità culturale della mistica: "Per Ildegarda il suono era una forma di sapere. La musica diviene un legame tra l’essere e il mondo, tra microcosmo e macrocosmo", ha osservato il curatore, insistendo sull’esperienza olistica che i visitatori potranno vivere.  Dobbiamo re-imparare ad ascoltare, la speranza di Obrist è che il Padiglione della Santa Sede sia un aiuto per perseguire questo obbiettivo. 

Ildegarda, ponte tra cielo e terra

Per l’altro curatore, Ben Vickers, Ildegarda si offre come un esempio perché sapeva connettere cielo e terra attraverso il canto, insegnando inoltre la primazia dell’ascolto.

La conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede
La conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede   (@VaticanNews)

Il Soundwalk Collective ha avuto un ruolo centrale nella costruzione della prima parte del Padiglione, nel Giardino Mistico, dove nuove opere sonore di musicisti, poeti e artisti contemporanei dialogano con l’eredità di Ildegarda attraverso voce, strumenti e silenzio.

Il visitatore, inoltrandosi nel Giardino Mistico, uno spazio prezioso di contemplazione, generalmente non accessibile, ispirato a Il castello interiore di santa Teresa d’Ávila, può ascoltare, grazie a delle cuffie, le composizioni degli artisti: Patti Smith, Brian Eno, Jim Jarmush, Meredith Monk, le monache benedettine dell’Abbazia di Santa Ildegarda di Elbingen e molti altri. Immergendosi così nei suoni del luogo con uno strumento creato sempre dal Soundwalk Collective per percepire in tempo reale la voce della natura, ma anche "il proprio spazio interiore", come ha osservato Simone Merli del collettivo. "Un'esperienza immersiva ", sottolinea Merli: "il Giardino Mistico è un luogo un po' segreto, ma molto amato dai veneziani. I Carmelitani ci hanno dato questa bella possibilità di co-esistere con la loro vita quotidiana"

L'intervista a Simone Merli

Ildegarda e Teresa, guide per l'anima

Silenzio, bellezza, zelo per Dio, contemplazione nelle parole con cui padre Ermanno Barucco, dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, ha parlato del Giardino Mistico di Venezia dove si compie la collaborazione con la Santa Sede, aprendo a un’esperienza che andrà in profondità. "Mi immagino Ildegarda e Teresa che con le loro caratteristiche diverse accompagnano le persone nel giardino mistico nella loro anima, dove Dio vi abita. Queste due santi ci insegnano a prenderci cura degli altri. Il silenzio costringe ad ascoltarsi dentro, ad ascoltare la propria coscienza e chiedersi se stiamo costruendo un mondo buono, bello, per tutti ".

L'intervista a padre Ermanno Barucco

Ascolto, via di comprensione della caritas divina

Il complesso di Santa Maria Ausiliatrice diventerà invece uno scriptorium contemporaneo — quel luogo dove un tempo si copiavano e miniavano i libri — articolato in tre forme: un archivio vivente, l’opera finale di Alexander Kluge e la liturgia sonora delle monache dell’abbazia di Eibingen.

Nell’archivio, curato in collaborazione con suor Maura Zátonyi  e l’Accademia di Santa Ildegarda, i visitatori troveranno una biblioteca di testi ildegardiani, i libri d’artista di Ilda David e un nuovo progetto architettonico monastico di Tatiana Bilbao Estudio.

La conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede
La conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede   (@VaticanNews)

L’opera di Alexander Kluge — artista dal talento multiforme al quale si deve anche il titolo del padiglione — è stata completata dall’artista prima della sua morte nel marzo 2026, e consiste in una monumentale installazione di film e immagini articolata in dodici stazioni, distribuite in tre ambienti secondo la logica industriale del restauro in corso dell’edificio.

Il Padiglione è infatti dedicato alla memoria di Kluge e a Koyo Kouoh, direttrice del settore arti visive alla Biennale, scomparsa lo scorso anno. L’ascolto che il visitatore vivrà, offrirà una via di comprensione e riconnessione profonda, con la caritas divina.

La conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede
La conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede   (@VaticanNews)

Creazione, come atto di amore

Perché, come scrisse Benedetto XVI nella lettera apostolica che accompagnava la proclamazione di santa Ildegarda a dottore della Chiesa, "la creazione è un atto di amore, grazie al quale il mondo può emergere dal nulla: dunque tutta la scala delle creature è attraversata, come la corrente di un fiume, dalla carità divina. Fra tutte le creature, Dio ama in modo particolare l’uomo e gli conferisce una straordinaria dignità, donandogli quella gloria che gli angeli ribelli hanno perduto".

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27 aprile 2026, 16:18